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Principi generali di trattamento dell’infertilità femminile

Anche se le cure per l’infertilità femminile sono quelle che hanno guadagnato la maggiore notorietà, risalendo alla storia di queste metodiche si scopre che le prime a essere proposte avevano lo scopo di ovviare a problemi relativi alla fertilità maschile. In particolare, si usava un approccio non troppo diverso da quello che attualmente viene definita inseminazione intrauterina o IUI. La maggiore notorietà delle terapie per l’infertilità della donna si può attribuire in parte ad aspetti culturali e sociali, che tuttora fanno sì che il fattore maschile resti “sommerso” e in parte alla risonanza che ebbe la prima gravidanza ottenuta, nel 1978 in Gran Bretagna, con la fertilizzazione in vitro. La tecnica applicata in quel caso, e successivamente raffinata, era stata sviluppata da Patrick Steptoe e Robert Edwards e fruttò a quest’ultimo il Premio Nobel per la Medicina nel 2010.

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Da quel primo successo ottenuto, molte sono le linee di ricerca che sono state sviluppate nei decenni seguenti e che hanno portato a rilevanti progressi in tutti gli aspetti e i passaggi delle tecniche di procreazione medicalmente assistita che, in inglese, sono definite Assisted Reproductive Technologies abbreviato in ART. Dagli approcci utilizzati per la diagnosi, alla stimolazione farmacologica delle ovaie, alle tecniche per la raccolta e per la fertilizzazione dell’ovocita con lo spermatozoo, a quelle per la valutazione della qualità degli embrioni e per il trasferimento di quelli selezionati nell’utero, tutte queste componenti della PMA hanno subìto sostanziali miglioramenti. D’altra parte, le ricerche in questo settore continuano a ritmo serrato, tanto da farne uno dei più avanzati della medicina. Un altro aspetto caratteristico di questa area della medicina è che, all’innovazione scientifica, non sempre ha fatto riscontro un altrettanto rapido adeguamento di leggi e di norme relative all’applicazione delle metodiche. Ne è stato un esempio la Legge 40 del 2004 che tuttora regola in Italia la Procreazione Medicalmente Assistita. Essa è stata messa in discussione ancora prima che entrasse in e ha impedito, per anni, l’accesso delle coppie italiane ad alcune procedure comunemente applicate in altri paesi e indispensabili per trattare alcune forme di infertilità. D’altra parte, tutto ciò che ha a che fare con la riproduzione umana è influenzato da aspetti legali, morali e religiosi che hanno creato importanti differenze, fra un paese e l’altro, nell’autorizzazione all’impiego di alcune tecniche.

L’intensa attività di ricerca in questo campo ha portato alla messa a punto di un certo numero di soluzioni alternative, relative a ciascun passaggio della Procreazione Medicalmente Assistita. Questo permette oggi, soprattutto nei Centri più evoluti, di offrire a ciascuna donna la soluzione che abbia le maggiori probabilità di successo arrivando a un’attenta personalizzazione delle terapie.

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