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Personalizzazione della stimolazione ovarica

Le ricerche eseguite nel campo della terapia dell’infertilità hanno fornito alcune evidenze, anche se non sempre concordi, sui migliori risultati ottenibili con certi protocolli in donne infertili con particolari caratteristiche. Ad esempio, nei soggetti con un numero ridotto di follicoli antrali e alti livelli nel sangue di FSH potrebbe essere indicato un protocollo basato su GnRH-ant. Lo stesso approccio sarebbe preferibile quando si è rilevata una risposta inadeguata al protocollo lungo di stimolazione delle ovaie. In una donna di meno di 40 anni, con un ciclo mestruale regolare e una concentrazione normale nel sangue di FSH, la soluzione di prima scelta potrebbe essere il protocollo lungo sul quale è disponibile un’esperienza più vasta e che ha dimostrato di essere efficace in questo quadro di infertilità. Fra i casi più difficili ci sono quelli definiti “poco responsivi”, cioè che non rispondono adeguatamente alla somministrazione di gonadotropine, per i quali alcuni autori hanno suggerito protocolli con il GnRH-ant. D’altra parte, alcuni studi non sono riusciti a confermare una maggiore efficacia di questa soluzione. Considerando invece le donne che possono avere il rischio di sviluppare una Sindrome da iperstimolazione ovarica, alcune evidenze disponibili indicherebbero un vantaggio dei protocolli con GnRh-ant nel ridurre tale rischio, ma altre suggerirebbero che a tale approccio si associa una bassa percentuale di successi, in termini di nascite ottenute.

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A parte la scelta del tipo di protocollo, anche la dose di gonadotropine da somministrare può essere personalizzata per evitare, da una parte di dare troppo farmaco e dall’altra di non conseguire un’adeguata maturazione dei follicoli. Molti ricercatori si sono impegnati nello sviluppo di metodologie per la personalizzazione della dose di gonadotropine. Fra i progetti più interessanti quello dello studio Consort, che ha applicato un sistema che, partendo dai valori di base dell’FSH e da età, Indice di Massa Corporea e conta dei follicoli antrali, ha calcolato la dose di gonadotropine da somministrare. Tale approccio ha permesso di ottenere una buona percentuale di gravidanze: 34.2%. Un ulteriore adattamento può consistere nel modificare, o meno, la dose di gonadotropine durante la stimolazione delle ovaie. Le possibilità sono tre: mantenerla fissa, partire con una dose bassa e aumentarla o, viceversa, iniziare a dose elevata e poi diminuirla. Oltre alla personalizzazione iniziale dell’approccio, ci può essere un ulteriore adattamento, durante l’applicazione della procedura, basato su riscontri relativi ai livelli di alcuni ormoni, come l’estradiolo, e alle evidenze raccolte con l’ecografia riguardo allo sviluppo dei follicoli ovarici.

Vedere anche in Terapia dell’infertilità femminile

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