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Nell’ambito delle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita, si definiscono cicli naturali, o cicli spontanei, quelle procedure che si basano sulla raccolta di uno o più ovociti sviluppati in maniera spontanea dalle ovaie senza, o quasi, somministrare una stimolazione con ormoni. La prima nascita ottenuta con una tecnica di PMA si è basata proprio su un ciclo naturale. In seguito, l’applicazione di questa procedura ha avuto una diffusione variabile negli anni. Fra i vantaggi, per alcune donne, c’è quello di non assumere farmaci a base di gonadotropine, problema relativo al giorno d’oggi, quando la stimolazione ovarica tende a essere fatta con protocolli attentamente personalizzati in base al profilo di infertilità di ciascuna donna. Fra gli svantaggi c’è quello di una bassa frequenza di successo che, in alcuni Centri, in termini di percentuale di gravidanze riferita al totale degli embrioni trasferiti, è inferiore al 6%. Pur non comportando lo sviluppo di eventuali effetti indesiderati relativi all’assunzione dei prodotti usati per la stimolazione delle ovaie, i cicli naturali non sono privi di rischi. questi vanno dalla possibile comparsa di gravidanze extrauterine, nell’1.9-2.1% dei casi, a eventuali rischi per la prole, ipotizzati in base ad alcune evidenze, ma non confermati da altri studi. Da un punto di vista medico i casi nei quali andrebbe valutata l’applicazione della procedura dei cicli naturali sono quelli di donne con Sindrome dell’ovaio policistico o quelli che sono a rischio particolarmente elevato di sviluppare una Sindrome da iperstimolazione ovarica. Dopo avere ottenuto uno o più ovociti con un ciclo naturale, su di essi si tende ad applicare le stesse procedure di laboratorio usate abitualmente nella PMA, come IVM e IVF. L’IVM, cioè la maturazione in vitro, si usa per far completare lo sviluppo di ovociti che, nel ciclo naturale, non hanno completato il processo di maturazione. L’IVF, o fertilizzazione in vitro permette di fertilizzare l’ovocita maturo con lo spermatozoo. Infine va considerato che non sempre i cicli naturali vengono portati a termine senza somministrare nessun farmaco. Ad esempio in alcuni protocolli è stato utilizzato il cosiddetto innesco, in inglese priming, con hCG, che dovrebbe avere l’effetto di promuovere la maturazione finale degli ovociti e la conseguente ovulazione, ma che, in alcune casistiche, non ha mostrato vantaggi significativi.

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