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Esami strumentali per individuare la presenza dell’infertilità

La lista degli esami strumentali a disposizione degli specialisti per individuare la presenza dell’infertilità è ampia e va da prove molto semplici ad altre, complesse, ma riservate solo ai casi più difficili da definire. Fra gli esami più semplici c’è la misurazione della temperatura del corpo. Essa permette di rilevare se nella donna si verifica quell’aumento rispetto alla temperatura abituale, di 0,5-1 grado, che avviene immediatamente dopo l’ovulazione. L’origine di tale aumento è la secrezione del progesterone da parte del corpo luteo. Misurando la temperatura corporea, quindi, si comprende se la donna ha l’ovulazione e quando ce l’ha. Questa misurazione va eseguita ogni mattina prima di svolgere le attività quotidiane ponendo in bocca un termometro speciale che permette di quantificare la temperatura di base. I valori vanno annotati su un apposito schema, cominciando il primo giorno del ciclo mestruale. Insieme ai gradi di temperatura andrebbe annotata qualsiasi altra informazione utile a comprendere il motivo delle variazioni registrate.

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Fra gli esami strumentali più complessi ci sono la biopsia dell’endometrio e vari esami definiti “per immagini”. La prima consiste nell’asportazione di un piccolo frammento di endometrio da valutare al microscopio. La biopsia si esegue tre giorni prima dell’inizio prevedibile delle mestruazioni, introducendo uno strumento, attraverso il collo dell’utero, fino nel lume di quest’ultimo. Un altro esame strumentale impiegato spesso nella diagnosi dell’infertilità è l’ecografia. Essa permette di definire aspetto e dimensioni degli organi dell’apparato riproduttivo individuando, ad esempio, la presenza di fibromi, nell’utero, o di cisti, nelle ovaie. Se l’ecografia ha fornito evidenze non conclusive su alterazioni dell’utero e delle tube di Falloppio, per un ulteriore approfondimento si può eseguire un’isteroscopia, vale a dire un’endoscopia che fornisce la visione dell’interno della cavità dell’utero. Infine la laparoscopia, nei casi di infertilità, serve a valutare l’aspetto esterno degli organi dell’apparato riproduttivo e la presenza di malattie e danni a loro carico. Fra gli esami strumentali rientra anche una prova denominata post-coital test, in italiano esame successivo al coito. Esso si esegue chiedendo alla coppia di avere un rapporto sessuale uno o due giorni prima dell’ovulazione e di recarsi presso il centro il giorno successivo al rapporto sessuale. In ambulatorio, viene prelevato un piccolo campione del muco presente nel collo dell’utero, per essere analizzato al microscopio. Sia l’aspetto del muco, che la presenza nel suo ambito di spermatozoi in movimento contribuiscono a definire l’esito dell’esame come “buono” o “scarso”.

Vedere anche in Diagnosi dell'infertilità femminile

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