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I fibromi dell’utero sono denominati più correttamente, in termini medici, fibromiomi uterini. Quest’ultima definizione esprime due concetti caratteristici di queste lesioni: la prima è che essi derivano dal tessuto muscolare della parete dell’utero, per questo contengono la sillaba “mio”, e l’altra (fibro-) è che sono costituiti anche da una grande quantità di tessuto fibroso. I fibromi sono quindi dei tumori benigni. Il loro riscontro ha una frequenza variabile, in base all’età della donna, arrivando a una percentuale del 77% durante l’età fertile. I fibromi hanno una variabilità molto ampia, sia per quanto riguarda le dimensioni, che la posizione. Le prime possono andare da pochi millimetri, tanto da renderne difficile l’individuazione, a molti centimetri, al punto da comprimere organi vicini creando problemi a carico degli stessi. Circa la posizione, la variabilità può riguardare il punto dell’utero in cui si sviluppano, ma anche i rapporti che stabiliscono con gli strati della parete. Infatti, si osservano fibromi intramurali, che sono localizzati nello spessore della parete dell’organo, oppure sottosierosi, situati verso la superficie esterna dell’utero, oppure ancora sottomucosi che si sviluppano al di sotto dell’endometrio, mostrando una tendenza a sporgere dentro la cavità uterina.

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Quanto i fibromi incidano sull’infertilità non è del tutto chiaro. Secondo alcune fonti solo il 3% dei casi di infertilità avrebbe, come unica causa, i fibromi, ma è verosimile che tale percentuale tenda ad aumentare perché la probabilità di sviluppare queste lesioni cresce con l’età e, con il passare del tempo, le donne cercano il concepimento sempre più tardi. I meccanismi attraverso i quali i fibromi determinano infertilità, o comunque limitano un normale livello di fertilità, sono diversi e dipendono da localizzazione e posizione delle lesioni. In generale, essi alterano la struttura e la forma dell’utero e degli organi vicini, come tube di Falloppio e vagina. Ciò ha, come conseguenza, difficoltà degli spermatozoi nel raggiungere gli ovociti e problemi per l’embrione a impiantarsi nell’utero. Quest’ultimo problema è confermato dal riscontro di un maggiore rischio di aborti spontanei nelle donne con fibromi e si presenta anche se si ricorre alla FIVET, riducendo le percentuali di successo della procedura.

Visita ginecologica ed ecografia permettono di individuare, localizzare e misurare i fibromi e la cura è principalmente chirurgica, ma sono disponibili approcci alternativi.

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