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Marker di recettività endometriale: biochimici, biofisici, molecolari, istologici e immunoistochimici

Marker di recettività endometriale: biochimici, biofisici, molecolari, istologici e immunoistochimici

L'endometrio umano è, come sopra riportato, un tessuto ciclicamente caduco sottoposto a molteplici cambiamenti ciclici in stretta correlazione al ciclico variare della produzione degli ormoni ovarici. Esiste un controllo endocrino e paracrino dell’espressione genica delle varie figure cellulari che compongono l’endometrio [31,32]. La fase proliferativa è controllata dagli estrogeni mentre la fase secretiva è controllata dal progesterone che fenotipizza l’endometrio in profilazione utile all’impianto dell’endometrio.

La finestra d’impianto (Window of Implantation, WOI) si apre introno al 19° o 20° giorno del ciclo e resta aperta per 4 o 5 giorni in coincidenza con la massima concentrazione dei valori del progesterone circolante [32].

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La recettività endometriale viene così valutata predittivamente (senza importanti evidenze) mediante lo spessore dell’endometrio (< o >7 mm nei cicli con embrioni trasferiti dopo congelamento e scongelamento, < o >8 mm nei cicli con trasferimento a fresco) [33-35], le sue caratteristiche di ecogenicità, il suo volume e il pattern di vascolarizzazione [36,37]. Sono state studiate miriadi di molecole presenti durante la fase secretiva media nella finalità di identificare un marcatore dell’idoneità all’impianto, senza esito [38].

Marker molecolari

L’approccio alla valutazione molecolare dei marcatori della piena funzione recettiva dell’endometrio è recentemente passato attraverso varie modalità: omica (che include genomics – studio dei geni), epigenomics (studio delle modificazioni epigenetiche del DNA), transcriptomics (studio dell’espressione genica), proteomics (quantificazione delle proteine), metabolomica e lipidomica (composizione e quantificazione dei metaboliti e dei lipidi). Per ora non ci sono risultati di evidenza. La trascrittomica sembra la più promettente ma i metodi fin qui utilizzati non hanno validazioni plurime. Le tecnologie di DNA array hanno portato la possibilità di testare migliaia di geni contemporaneamente e di profilare quelli che – in via di presunzione– trovano modificazioni caratterizzanti una attitudine all’impianto e deviazioni di contrasto. Per ogni momento del ciclo infatti un array dedicato potrebbe definire questa WOI funzionale [39]. Peccato che il presupposto dei metodi pionieristicamente proposti clinicamente presuppongono per un dato endometrio la ripetitività nei cicli a seguire di un determinato profilo, non ammettendo la variabilità che un endometrio ha – fisiologicamente – di cambiare notevolmente da ciclo a ciclo. Questo rende le metodiche meno convincenti. Unitamente ai pochi studi di riproducibilità dei dati ottenuti dagli studi pionieristici, l’approccio resta comunque molto interessante.

Marker istologici di recettività endometriale

Noyes nel 1950 stabilì criteri di identificazione istologica del ciclo nelle sue fasi con uno scarto nella lettura istologica di 48 ore tra un endometrio in fase e un endometrio fuori fase [40]. La tenuta di questa risorsa valutativa per oltre 50 anni nonostante la sua nota variabilità inter- e intraciclo era già nota. Studi randomizzati più recenti [41-43] hanno invalidato i criteri di Noyes per identificare la WOI. Infine, l’utilizzazione dei pinopodi (propaggini citoplasmatiche identificabili al microscopio elettronico) per identificare la WOI non sarebbe applicabile perché se da un lato caratterizza il momento, dall’altro la sua determinazione si rileva solo dopo l’impianto e questo ne preclude l’uso diagnostico [44,45] come marker di ricettività endometriale.

Vedere anche in L'impianto Embrionale

Carlo Bulletti - Specialista in ginecologia e ostetricia, Direttore Sanitario e responsabile del Centro di PMA Extra Omnes, Cattolica