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Le tappe dell'adozione

Adottare un bambino è un processo lungo e diviso in diverse tappe contraddistinte da lungaggini burocratiche. Per questo e altri motivi si richiede ai futuri genitori una forte motivazione. Motivazione che aumenta qualora si scegliesse di adottare un bambino straniero. L’adozione internazionale è fortemente aumentata negli ultimi anni rispetto agli anni ’80, la crescita è stata costante tanto che nel 1999 c’erano 3mila bambini stranieri adottati. Secondo la Convenzione dell’Aja l’adozione deve essere finalizzata all’interesse del bambino, quando non ci sono altre possibilità per aiutarlo. Inoltre rappresenta un aspetto multiculturale importantissimo. Ma diamo spazio alle tappe dell’adozione.

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Passata la fase della motivazione, si deve presentare al Tribunale della propria regione una dichiarazione di disponibilità che entro quindici giorni deve essere trasmessa ai servizi socio-territoriali di competenza. La prima tappa è recarsi al Tribunale dei minori solitamente ubicato nella città in cui si risiede. Se si risiede all’estero, il tribunale di competenza è quello dell’ultima residenza dei coniugi. Al Tribunale, i futuri genitori presenteranno la dichiarazione di disponibilità, infatti, il loro non è un diritto all’adozione, ma si dichiarano disponibili ad adottare un bambino. Insieme alla dichiarazione vanno aggiunti alcuni documenti: certificato di nascita dei richiedenti, stato di famiglia, dichiarazione di assenso all’adozione, certificato di morte dei genitori richiedenti, certificato rilasciato dal medico, certificati economici, certificato del casellario giudiziario e un atto notorio che attesta che non sussiste la separazione fra i coniugi. Tutti questi documenti potrebbero comunque variare da città a città. La dichiarazione, inoltre, può essere presentata solo da coppie coniugate, sposate al momento dell’invio della dichiarazione e in possesso degli altri requisiti per l’adozione.

Entro quattro mesi dopo l’invio della documentazione, i servizi sociali conoscono la coppia per valutare se è idonea all’adozione. Al termine del periodo di osservazione, verrà stesa una relazione relativa agli aspiranti futuri genitori, un rapporto in cui ci sarà scritto, fra l’altro, se sono entrambi aperti all’adozione e la loro situazione socio-economico. In questa fase, inoltre, gli assistenti informano i futuri genitori sulla realtà del Paese da cui proviene il bimbo che hanno intenzione di adottare.

Una volta ricevuta la relazione dei servizi sociali, il Tribunale convoca gli aspiranti genitori e, se lo ritiene opportuno, può chiedere nuovi accertamenti per poi procedere a rilasciare il decreto di idoneità. Questa fase, la terza, può durare due mesi. Questo decreto viene poi inviato alla Commissione o all’ente internazionale che è incaricato dell’adozione.

A questo punto inizia la fase di ricerca che deve durare meno di un anno, la coppia che ha ricevuto il decreto di idoneità ha, infatti, un anno di tempo per procedere con l’adozione di un bambino proveniente da un Paese in cui l’ente opera. Tutti gli enti operano con psicologi e preparano i futuri genitori all’adozione.

Passata questa fase, le famiglie incontrano finalmente il bambino nel proprio Paese di provenienza: è la parte più delicata dell’adozione, in questa tappa l’ente si fa carico di tutta la burocrazia. La richiesta di adozione può ricevere parere positivo o negativo da parte dell’autorità del Paese di origine del bambino. Nel secondo caso, l’ente ne prende atto e lo comunica alle autorità italiane.

Nell’ultima tappa, il bambino rientra in Italia con i suoi genitori adottivi e la Commissione per le adozioni internazionali controlla se l’adozione ha rispettato la legge e che sia conforme alla Convenzione dell’Aja. Dopo che il bambino è arrivato in Italia ed è passato il periodo preadottivo si può procedere con la trascrizione dell’adozione e il bambino è a tutti gli effetti un cittadino italiano.

Fonte: Commissione per le Adozioni Internazionali

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