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Vitamina D: recenti acquisizioni sulle sue azioni

Parere degli esperti

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Vitamina D: recenti acquisizioni sulle sue azioni
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

Con il termine vitamina D si intendono due diverse forme presenti in natura: la vitamina D3 (colecalciferolo), di origine animale, e la vitamina D2 (ergocalciferolo), di origine vegetale. L’uomo è in grado di sintetizzare vitamina D3 a livello cutaneo in seguito all’esposizione alla luce solare e può introdurre con la dieta vitamina D3 e vitamina D2, presenti tuttavia in scarse quantità nei cibi. Una volta sintetizzata a livello cutaneo o introdotta dall’esterno, ad esempio come prodotto farmacologico, la vitamina D viene trasformata dall’organismo in un ormone, il calcitriolo (1-25 OH2-D), che è quello che esercita tutte le azioni note della vitamina D. Come osservato, la radiazione solare UVB è fondamentale per la sintesi di vitamina D. L’efficacia dell’irradiazione solare è influenzata da molti fattori: pigmentazione cutanea (la melanina assorbe la radiazione UVB), latitudine, momento della giornata e stagione dell’anno durante la quale ci si espone al sole, inquinamento atmosferico, percentuale di cute esposta, tipo di vestiario e utilizzo di filtri solari. In autunno inoltrato, nei mesi invernali e all’inizio della primavera il bambino, anche se esposto al sole, non è in grado di produrre vitamina D; in questo periodo dell’anno un adeguato stato vitaminico D può essere garantito solo dalle riserve endogene di vitamina D accumulate durante il periodo estivo o da una supplementazione esogena.

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La vitamina D svolge un ruolo fondamentale nel regolare l’omeostasi fosfo-calcica e in particolare i processi di mineralizzazione ossea (azioni scheletriche). Recenti studi hanno evidenziato, oltre a quelle citate, nuove azioni della vitamina D a livello di vari organi e sistemi, come il sistema immune, il cervello, il pancreas ecc. (azioni extra-scheletriche). È stato così evidenziato un effetto positivo nelle infezioni, nell’asma, nelle malattie allergiche, nelle malattie autoimmuni, come il diabete di tipo 1, nell’obesità, nelle malattie cardiovascolari.

Azioni scheletriche della vitamina D

Il rachitismo carenziale

Il rachitismo è una patologia caratterizzata da una ridotta mineralizzazione del tessuto osseo neoformato e da ridotta o assente calcificazione endocondrale della cartilagine di accrescimento, con successiva deformazione. La scoperta del ruolo eziopatogenetico della vitamina D ha determinato una notevole riduzione dell’incidenza e della prevalenza del rachitismo carenziale nel XX secolo, anche se nuovi casi vengono ancora segnalati in tutto il mondo, sia nei Paesi in via di sviluppo sia nei Paesi industrializzati, tanto che alcuni autori hanno definito il rachitismo come una tra le più comuni malattie non trasmissibili dell’infanzia. I classici segni clinici del rachitismo sono dovuti all’accumulo di tessuto osteoide a livello metafisario; a livello degli arti è possibile osservare la comparsa di braccialetto e caviglia rachitici, mentre sul torace si può osservare il rosario rachitico dovuto a slargamento della giunzione condrocostale. Il torace può avere un aspetto caratteristico: lo sterno può essere proiettato in avanti, delineando il cosiddetto “torace a piccione” o petto carenato; lungo il margine inferiore del torace può comparire il solco di Harrison, una depressione orizzontale dovuta alla trazione del diaframma sulle coste rese più cedevoli. Tipiche sono, inoltre, le deformità scheletriche a carico degli arti inferiori: dopo l’acquisizione della deambulazione, femore, tibia e perone possono deformarsi nel classico varismo, ma è possibile anche l’instaurarsi di ginocchio valgo o di deformità “a colpo di vento” (un ginocchio varo e un ginocchio valgo).

Vitamina D e massa ossea

Un’altra azione scheletrica importante della vitamina D è quella esercitata dall’acquisizione della massa ossea. L’ottimizzazione dello stato vitaminico D è infatti necessaria per promuovere i processi di aumento della massa ossea che avvengono durante l’età evolutiva, fino al raggiungimento del picco di massa ossea che avviene al termine della maturazione scheletrica, tra i 18-20 anni nelle femmine e tra i 20-23 anni nei maschi. L’acquisizione di un ottimale picco di massa ossea è di fondamentale importanza per la prevenzione dell’osteoporosi.

Azioni extrascheletriche della vitamina D

Infezioni respiratorie

Diversi studi hanno evidenziato un’associazione tra deficit di vitamina D e infezioni respiratorie ricorrenti e/o gravi.

Asma

Sebbene l’esatto ruolo della vitamina D nella patogenesi delle malattie respiratorie e allergiche non sia stato ancora pienamente compreso, la maggior parte degli studi ha riscontrato che ridotti livelli sierici di 25(OH)D erano associati a un aumentato rischio di riesacerbazioni asmatiche che richiedevano l’ospedalizzazione o trattamento medico.

Dermatite atopica e malattie allergiche

In letteratura vi è una chiara associazione tra livelli ridotti di 25(OH)D e aumento di incidenza e/o severità della dermatite atopica nei bambini. I dati provenienti dagli studi osservazionali, pur essendo incoraggianti, sono però contrastanti.

Diabete mellito di tipo 1

Diversi studi hanno dimostrato che bambini e adolescenti affetti da diabete mellito di tipo 1 hanno ridotti livelli di vitamina D. La somministrazione di vitamina D nei primi periodi della vita riduce l’incidenza di ipovitaminosi D.

Obesità

Numerose evidenze epidemiologiche mostrano come i soggetti obesi rappresentino una categoria a rischio di ipovitaminosi D. L’obesità rappresenta la causa e non l’effetto di tale evidenza; il tessuto adiposo costituisce il sito di deposito della 25(OH)D, che quindi si trova in concentrazioni ridotte nel siero. Nel soggetto obeso, per garantire uno stato vitaminico D adeguato, sono necessari apporti di vitamina D 2-3 volte superiori rispetto ai fabbisogni consigliati per l’età.

Prevalenza di ipovitaminosi D in Italia in età pediatrica

L’ipovitaminosi D è una condizione estremamente diffusa nel mondo, sia nei paesi sviluppati sia nei paesi in via di sviluppo, come dimostrato da numerosi studi epidemiologici. In Italia gli studi epidemiologici disponibili evidenziano un’elevata prevalenza di ipovitaminosi D su tutto il territorio, fino al 60-70% dei bambini, con percentuali ancora più elevate negli adolescenti.

Profilassi con vitamina D nel primo anno di vita

Il primo anno di vita rappresenta un periodo dell’età pediatrica estremamente importante per quanto riguarda la prevenzione dell’ipovitaminosi D. Le scorte di vitamina D del neonato sono direttamente proporzionali allo stato vitaminico D materno. Inoltre, il neonato e il lattante vengono scarsamente esposti alla luce del sole, in accordo con la sezione di dermatologia dell’Accademia Americana di Pediatria (AAP) secondo cui i bambini di età <6 mesi non dovrebbero essere esposti direttamente alla luce solare. Infine, il latte materno contiene quantità di vitamina D decisamente insufficienti (<80 UI/l) per la prevenzione del deficit di vitamina D nel primo anno di vita.

Si raccomanda di effettuare la profilassi con vitamina D in tutti i bambini, indipendentemente dal tipo di allattamento. Per quanto riguarda la dose della profilassi, in assenza di fattori di rischio si raccomanda di somministrare 400 UI/die di vitamina D; in presenza di fattori di rischio di deficit possono essere somministrate fino a 1000 UI/die.

Profilassi con vitamina D dopo il primo anno di vita

Dopo il primo anno di vita, e fino all’adolescenza, la profilassi con vitamina D deve essere considerata nei soggetti con fattori di rischio di ipovitaminosi. Particolare attenzione deve essere rivolta ai soggetti con scarsa esposizione alla luce solare, all’adolescenza, all’obesità e ai soggetti con condizioni patologiche croniche (fibrosi cistica, malattie epatiche, insufficienza renale cronica, tubercolosi, terapia cronica con farmaci anticonvulsivanti o corticosteroidi).

Dopo il primo anno di vita l’apporto giornaliero raccomandato di vitamina D deve essere di 600 UI/die. Nei soggetti a rischio tale dose può essere aumentata fino a 1000-1500 UI/die.

Prof. Giuseppe Saggese - Direttore Clinica Pediatrica, Università di Pisa, Centro Regionale Endocrinologia Pediatrica

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