MENU SEZIONE
MENU SEZIONE

Vitamina D: Nuove azioni per una vecchia vitamina

Articolo

PUBBLICATO

Vitamina D: Nuove azioni per una vecchia vitamina

La vitamina D è una vitamina è solubile nei grassi (liposolubile) alla quale da tempo è attribuito un ruolo importante nella regolazione del metabolismo del fosforo e del calcio (fosfo-calcico) e nella promozione dei processi di deposizione di calcio e altri minerali nel tessuto osseo (mineralizzazione ossea). La conseguenza storicamente più nota della deficienza di vitamina D è, infatti, una malattia definita rachitismo, dovuta alla carenza della vitamina stessa. D’altra parte, la vitamina D può essere considerata a tutti gli effetti un pro-ormone cioè una molecola che, una volta attivata nell’organismo, svolge le funzioni di un ormone. Inoltre, negli ultimi anni si sono susseguite importanti acquisizioni riguardo al suo ruolo per la salute dell’intero organismo, in particolare durante l’età dello sviluppo.

COMPILA IL QUESTIONARIO DI AUTOVALUTAZIONE!
Vuoi sapere se sei soggetto a fattori di rischio o hai sintomi di disfunzioni tiroidee? Scoprilo qui!

fondazioneserono.org/questionari/

Per stato vitaminico D si intende la valutazione della concentrazione nel sangue di una forma chimica della vitamina D chiamata 25-idrossivitamina D e lo stato vitaminico è considerato come riferimento per rilevare eventuali carenze. Negli anni si è assistito ad un acceso dibattito inerente la definizione dello stato vitaminico D ottimale per il bambino. Nel 2010 l’Institute Of Medicine (IOM in italiano Istituto di Medicina) ha pubblicato delle raccomandazioni secondo le quali si definisce carenza di vitamina D una concentrazione di 25-idrossivitamina D inferiore a 20 ng per millilitro (ml) di sangue. Gli attuali valori di riferimento per la concentrazione della vitamina nel sangue indicati dall’IOM per l’età pediatrica sono stati stabiliti partendo dai risultati di studi condotti su popolazioni adulte, dal momento che esistono pochi dati raccolti in casistiche pediatriche. Per questo motivo, diversi autori continuano a considerare come raccomandabili, per l’età adulta, livelli circolanti di 25-idrossivitamina D superiori a 30 ng/ml e come insufficienti livelli compresi tra 20 e 30 ng/ml.

Vitamina D e salute ossea

Lo stato vitaminico D riveste un ruolo fondamentale per la salute del tessuto osseo del bambino e uno stato vitaminico D sufficiente deve essere garantito soprattutto durante i periodi della vita in cui i processi di crescita in altezza (crescita staturale) sono rappresentati più attivi, come la prima infanzia e l’adolescenza. Il 90% circa della vitamina D che serve è prodotto grazie a meccanismi che nell’organismo sono attivati dall’esposizione della pelle ai raggi del sole; al contrario, gli alimenti sono una fonte pressoché trascurabile di vitamina D. La latitudine, in termini geografici, misura la distanza dei luoghi dall’equatore ed è un indice indiretto della intensità dei raggi del sole che li raggiungono. Ricerche effettuate presso la Clinica Pediatrica di Pisa hanno dimostrato che alla latitudine di Pisa (43°, 40.9’ N), la sintesi cutanea di vitamina D avviene soltanto in alcuni mesi dell’anno e varia in rapporto alla quantità di raggi ultravioletti che raggiungono la superficie terrestre: in autunno inoltrato, nei mesi invernali e all’inizio della primavera il bambino, anche se esposto al sole, produce solo minime quantità di vitamina D.

Per tutti questi motivi, appare fondamentale raccomandare la prevenzione della carenza di vitamina D somministrandola in tutti i bambini, fin dai primi giorni di vita: infatti, da una parte il latte materno è povero di vitamina D, dall’altra i lattanti sottoposti ad allattamento artificiale non assumono le quantità raccomandate di vitamina D, a meno che non bevano circa 1 litro di latte al giorno. Queste quantità, sulla base del fabbisogno nutrizionale dei neonati, viene assunto solo quando superano il peso di 5-6 Kg.

Alcuni gruppi di individui, nell’ambito della popolazione generale, sono particolarmente a rischio di sviluppare carenza di vitamina D. E’ il caso, ad esempio, dei bambini figli di immigrati o di quelli adottati che spesso, per motivi colturali o di abitudini di vita, sono sottoposti ad allattamento al seno esclusivo e prolungato, non viene loro somministrata vitamina D e sono poco esposti alla luce solare.

La carenza di vitamina D non porta solo allo sviluppo del rachitismo da carenza, ma può interferire anche con i processi di crescita delle ossa che avvengono nelle epoche successive della vita, fino a compromettere l’acquisizione del cosiddetto picco di massa ossea, vale a dire la quantità di tessuto osseo presente al termine dei processi di accrescimento. La carenza di vitamina D non trattata può portare, infatti, allo sviluppo di danni alle ossa, come osteopenia e osteoporosi, e di riduzione del tono dei muscoli: a tale proposito, una recente metanalisi ha confermato che la  somministrazione di vitamina D nei soggetti che ne sono carenti influenza positivamente i valori di ossea concentrazione di calcio nelle ossa della colonna vertebrale a livello lombare (parte bassa della schiena) e in particolare nei corpi delle vertebre.

“Nuove” azioni extra-scheletriche della vitamina D

Negli ultimi anni si sono susseguite importanti e rivoluzionarie scoperte riguardo al ruolo della vitamina D per la salute dell’intero organismo. La vitamina D, infatti, non è implicata esclusivamente nella regolazione del metabolismo del fosforo e del calcio. Molti organi e cellule, come il cervello, le ghiandole delle mammelle, il colon e alcune delle cellule del sistema immunitario (macrofagi e monociti), presentano proteine che funzionano come recettori della vitamina D e un enzima, denominato 1-alfaidrossilasi, che trasforma la vitamina D nella sua forma attiva. Le azioni esercitate dalla vitamina D in queste sedi sono genericamente raggruppate sotto il termine di “azioni extra-scheletriche”, cioè che non riguardano lo scheletro. Negli ultimi anni lo stato vitaminico D è stato messo in relazione con il rischio di sviluppare patologie provocate da meccanismi auto-immunitari, malattie neoplastiche (tumori) ed infettive. Le malattie auto-immunitarie o autoimmuni sono quelle determinate da errori di funzionamento del sistema immunitario, che attacca molecole e strutture dell’organismo, come se fossero estranee e dannose. In particolare, è stato dimostrato che la somministrazione di vitamina D durante la prima infanzia riduce significativamente il rischio di sviluppare da adulti, a 30 anni, diabete mellito di tipo 1, quello provocato, appunto, da fenomeni auto-immunitari. Studi su ampie casistiche hanno poi registrato una relazione tra lo stato vitaminico D ed il rischio di sviluppare patologie neoplastiche, in particolare il tumore del colon e della mammella. Infine, carenze di vitamina D nella madre durante la gravidanza e nel bambino nelle prime epoche di vita, si associano al rischio bambino che quest’ultimo contragga infezioni virali ricorrenti delle vie aeree e di sviluppare asma nelle epoche successive della vita.

Tutti questi effetti della vitamina D possono essere spiegati dalle evidenze raccolte riguardanti la capacità della vitamina D di regolare la replicazione, la differenziazione e l'apoptosi delle cellule, che è una sorta di “distruzione” programmata delle stesse. La vitamina D modula anche l’angiogenesi, cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni, oltre ai già citati effetti di rafforzamento del sistema immunitario e prevenzione di infezioni ricorrenti e patologie autoimmuni.

In conclusione, fra i compiti del pediatra c’è quello di promuovere la con prevenzione della carenza di vitamina D in tutti i bambini durante la prima infanzia, in particolare nelle categorie a rischio, e di valutare ogni possibile carenza di vitamina durante tutta l’età dello sviluppo, al fine di porre in atto tempestivamente, se necessario, un adeguato trattamento.

Prof Giuseppe Saggese - Direttore Clinica Pediatrica Università di Pisa Responsabile Centro di Riferimento di Endocrinologia Pediatrica

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  1. Holick MF et al. Evaluation, treatment, and prevention of vitamin D deficiency: an Endocrine Society clinical practice guideline. J Clin Endocrinol Metab 2011; 96: 1911-30.
  2. Moreno LA et al. Health effects related to low vitamin D concentrations: beyond bone metabolism. Ann Nutr Metab 2011; 59: 22-7.
  3. Saggese G et al. Effetto delle stagioni sulla sintesi della vitamina D3 a 43° latitudine nord. Riv Ital Pediatr 1992;18: 30-6.
  4. Saggese G, Vierucci F. Il rachitismo carenziale. Area Pediatrica. Volume 3 Anno 2010.