Vitamina D: fonti di approvvigionamento, metabolismo e fabbisogni

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Vitamina D: fonti di approvvigionamento, metabolismo e fabbisogni

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


La vitamina D svolge un ruolo fondamentale nel regolare l’omeostasi fosfo-calcica e in particolare i processi di mineralizzazione ossea. Con il termine vitamina D si intendono due diverse forme presenti in natura: la vitamina D3 (colecalciferolo), di origine animale, e la vitamina D2 (ergocalciferolo), di origine vegetale. L’uomo è in grado di sintetizzare vitamina D3 a livello cutaneo in seguito all’esposizione alla luce solare e può introdurre con la dieta vitamina D3 e vitamina D2, presenti tuttavia in quantità significative solo in alcuni cibi (ad es., salmone, sardina, olio di fegato di merluzzo ecc.).

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Dunque, se non consideriamo gli alimenti fortificati artificialmente, pratica non utilizzata nel nostro Paese, l’apporto di vitamina D con la dieta può essere ritenuto trascurabile e il 90% circa della vitamina D deriva dall’esposizione solare. A livello cutaneo, in seguito a irraggiamento ultravioletto B (UVB, lunghezza d’onda compresa fra 290 e 315 nm) del 7-deidrocolesterolo presente negli strati basale e spinoso dell’epidermide, viene prodotta pre-vitamina D3, una molecola instabile che viene trasformata in vitamina D3 tramite un processo di termo-conversione. Una proteina di trasporto, la vitamin D binding protein, veicola la vitamina D al fegato dove viene idrossilata in posizione 25 dalla 25-idrossilasi a formare la 25-idrossivitamina D [25(OH)D] che è il maggior metabolita circolante della vitamina D e che rappresenta quindi il parametro di laboratorio più accurato per valutare lo stato vitaminico D di un individuo. La 25(OH)D giunge al rene dove subisce una seconda idrossilazione da parte dell’1-alfa-idrossilasi renale formandosi così la 1,25-diidrossivitamina D [1,25(OH)2 D] o calcitriolo, la forma ormonale attiva della vitamina D. L’1,25(OH)2 D si lega al recettore per la vitamina D (VDR) espresso a livello nucleare dalle cellule del piccolo intestino e in questo modo stimola l’assorbimento intestinale del calcio e del fosforo.

Esposizione solare

La radiazione UVB è fondamentale per la sintesi di vitamina D. In linea generale, dobbiamo considerare che i bambini necessitano, rispetto agli adulti, di una minore esposizione alla luce per produrre sufficienti quantità di vitamina D. L’efficacia della radiazione solare è influenzata da molti fattori come la pigmentazione cutanea, la latitudine, il momento della giornata e la stagione dell’anno durante la quale ci si espone al sole, l’inquinamento atmosferico, la percentuale di cute esposta, il tipo di vestiario e l’utilizzo di filtri solari. In particolare, l’angolo dello zenit del sole influenza considerevolmente la sintesi cutanea di vitamina D3. Infatti, un angolo più obliquo risulta in un maggior assorbimento dei raggi UVB da parte dello strato di ozono. Questo è il motivo per cui l’esposizione alla luce solare in inverno o al di fuori delle ore centrali della giornata (prima delle 10 del mattino o dopo le 15 del pomeriggio) determina una minima o addirittura assente produzione di vitamina D.

L’incremento della pigmentazione melaninica della pelle riduce la sintesi di vitamina D in quanto la melanina assorbe la radiazione UVB. Allo stesso modo, l’applicazione regolare di filtri solari riduce drasticamente la produzione cutanea di vitamina D (ad es., un filtro con fattore di protezione solare pari a 30 riduce la sintesi di vitamina D del 95-99%). Nel Medio Oriente e nei Paesi arabi, nonostante una situazione climatica con elevata irradiazione solare, il deficit di vitamina D è frequente soprattutto nelle donne a causa di motivi culturali e religiosi che vietano di stare all’aperto o di esporre al sole gran parte del proprio corpo.

Fabbisogni in età pediatrica

Nel neonato, e fino alla fine del primo anno di vita, è indicata l’assunzione di 400 UI (10 microg) al giorno. Per quanto riguarda i soggetti di età compresa tra 1 e 18 anni, la supplementazione deve essere effettuata con dosi di 600 UI (15 microg) al giorno, nel periodo dell’anno che va da novembre ad aprile, in particolare nei soggetti che hanno una scarsa esposizione solare e/o sono in fase adolescenziale. Nei soggetti che hanno specifici fattori di rischio come terapia cronica con anticonvulsivanti, obesità, sindromi da malassorbimento, sono indicate dosi maggiori, comprese tra 800 UI (20 microg) e 1200 UI (30 microg) al giorno.

Contenuto di vitamina D nel latte umano, nelle formule e negli alimenti

Il latte materno rappresenta l’alimento più adatto per la nutrizione del bambino; contiene tuttavia scarse quantità di vitamina D. Nel lattante alimentato con latte formulato l’apporto di vitamina D dipende dal contenuto di vitamina D delle formule e dalla quantità di formula assunta giornalmente dal lattante. Il contenuto di vitamina D delle formule può essere variabile (40-120 UI/100 Kcal) (Commission directive 2006/141/EC), generalmente intorno a 400 UI/l. Sulla base del fabbisogno idrico, un lattante riceve con la formula 400 UI/die (adequate intake secondo l’Institute of Medicine [IOM] nel primo anno di vita) solo quando raggiunge un peso di circa 5-6 kg. Da considerare inoltre che, raggiunto tale peso, il bambino viene divezzato con conseguente riduzione della quantità giornaliera di latte assunta.

Come osservato, la maggior parte degli alimenti contiene scarse quantità di vitamina D, a eccezione dei pesci grassi (aringa, salmone, sgombro, halibut, sarda, pesce azzurro, merluzzo), tra l’altro raramente consumati dai bambini. La dieta non deve essere pertanto considerata una fonte adeguata di vitamina D per l’uomo tranne in alcune popolazioni residenti a elevate latitudini in cui il pesce, l’olio e le uova di pesce rappresentano importanti fonti di sostentamento.

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