Vitamina D: effetti sul metabolismo osseo in bambini e adolescenti

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Vitamina D: effetti sul metabolismo osseo in bambini e adolescenti

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La vitamina D è un ormone fondamentale per la regolazione del metabolismo fosfo-calcico e svolge un’importante azione favorevole a livello scheletrico, soprattutto nei periodi di massima crescita, come i primi 2 anni di vita e l’adolescenza. Il deficit di vitamina D influenza negativamente la salute ossea del bambino e dell’adolescente potendo determinare il rachitismo e/o un’alterazione del processo di acquisizione della massa ossea.

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Rachitismo

Il rachitismo èla conseguenza estrema del deficit di vitamina D ed è caratterizzato da una ridotta mineralizzazione del tessuto osseo neoformato (tessuto osteoide) e da una diminuita o assente calcificazione endocondrale della cartilagine di accrescimento, con successiva deformazione. Il rachitismo è una patologia tipica dell’età evolutiva in quanto si presenta prima della saldatura delle epifisi delle ossa lunghe e colpisce soprattutto le ossa in più rapido accrescimento come il cranio, le coste, il polso, le ginocchia e le caviglie che possono deformarsi con conseguente disabilità.

Nonostante si sia verificata una significativa diminuzione dell’incidenza del rachitismo durante il ventesimo secolo, negli ultimi 20 anni abbiamo assistito a un suo aumento, soprattutto nei figli di immigrati di pelle scura. Questi bambini presentano diversi fattori di rischio per il deficit di vitamina D come: allattamento al seno prolungato senza integrazione con vitamina D, maggiore pigmentazione cutanea, ridotta esposizione al sole per abitudini culturali (ad es., il velo).

Il rachitismo interessa soprattutto i periodi di rapida crescita come la prima infanzia e l’adolescenza, con una presentazione clinica variabile. Le classiche deformità ossee (braccialetto rachitico, caviglia rachitica, rosario rachitico, deformità a carico degli arti inferiori) sono per lo più riscontrabili nel bambino soprattutto nei primi due anni di vita, mentre durante l’adolescenza sono più frequentemente descritti sintomi aspecifici come mialgie agli arti inferiori, dolori alla schiena e difficoltà a salire le scale dovuti ai processi di miopatia prossimale secondari al deficit di vitamina D. Per quanto riguarda i livelli sierici di vitamina D (25-OH-D) che possono associarsi a rachitismo, essi sono tra 10 e12 ng/ml (valori sufficienti/normali ≥30 ng/ml). Importante per la diagnosi è anche la valutazione di altri parametri di laboratorio come il paratormone, la fosfatasi alcalina, il calcio e il fosforo, oltre alla radiografia delle metafisi ossee del polso e della caviglia.

Dal punto di vista terapeutico, la somministrazione di vitamina D rappresenta il principale trattamento del rachitismo. Naturalmente, molto importante è la prevenzione del rachitismo. Questa si può ottenere mediante la somministrazione di 400 UI (10 microg) al giorno di vitamina D per tutto il 1° anno, fin dai primi giorni di vita. È raccomandata inoltre l’integrazione di vitamina D, alla dose di 600 UI (15 microg) al giorno, dopo il 1° anno fino al 18° anno, soprattutto nei soggetti con fattori di rischio come la ridotta esposizione alla luce solare, l’elevata pigmentazione cutanea, l’obesità, l’assunzione di farmaci interferenti con il metabolismo della vitamina D (ad es., antiepilettici, corticosteroidi); una particolare attenzione deve essere poi rivolta al periodo adolescenziale.

Il rachitismo “congenito” è la forma clinicamente presente già alla nascita ed è causata da un grave deficit di vitamina D durante la gravidanza. Alcuni studi hanno anche evidenziato che una carenza di vitamina D materna, senza raggiungere i casi estremi di rachitismo congenito, può comunque determinare un deficit di mineralizzazione ossea nei neonati e, successivamente, fino all’età di 6-9 anni.

Acquisizione della massa ossea e raggiungimento del “picco di massa ossea”

Oltre all’azione di prevenzione del rachitismo carenziale, la vitamina D riveste un ruolo importante nella promozione dei processi di acquisizione della massa ossea e nel raggiungimento del “picco di massa ossea”, definito come il livello più elevato di massa ossea raggiungibile durante la vita come risultato di una crescita normale, fondamentale per la prevenzione dell’osteoporosi in età adulta. Il picco di massa ossea viene raggiunto generalmente al termine della maturazione scheletrica, tra i 18-20 anni nelle femmine e tra i 20-23 anni nei maschi. Diversi studi, effettuati anche in adolescenti-giovani adulti, quindi al momento del raggiungimento del picco di massa ossea, hanno dimostrato come l’ipovitaminosi D fosse associata a ridotti livelli di densità minerale ossea con possibile alterazione del picco di massa ossea. La supplementazione con vitamina D determinava un incremento significativo della massa ossea nei soggetti con valori ridotti di 25(OH)D.

Oltreché attraverso la promozione dell’assorbimento intestinale di calcio e fosforo, la vitamina D favorisce i processi di acquisizione della massa ossea stimolando lo sviluppo del tessuto muscolare. La vitamina D, infatti, contribuisce alla regolazione dei livelli intracellulari di calcio e alla differenziazione e composizione delle proteine contrattili che formano il muscolo. Il muscolo rappresenta il principale stimolo meccanico per la crescita e lo sviluppo del tessuto osseo; il carico e la tensione esercitati dalla massa muscolare sull’osso sono, infatti, essenziali per il controllo dei meccanismi biologici che determinano la forza e la resistenza dell’osso stesso. Pertanto secondo tale teoria, conosciuta come teoria “dell’unità muscolo-ossea”, la vitamina D può influenzare l’acquisizione della massa ossea agendo sia direttamente a livello osseo sia indirettamente a livello muscolare. A ulteriore conferma di questo effetto indiretto della vitamina D sulla massa ossea, uno studio ha dimostrato come in un gruppo di adolescenti (età 12,5-17,5 anni) lo stato vitaminico D e l’esercizio fisico interagissero positivamente nel determinare i livelli del contenuto minerale osseo (BMC) del corpo intero e degli arti inferiori.

Importanza del calcio

In aggiunta alla vitamina D, anche il calcio è fondamentale per la salute ossea del bambino. Il 99% del calcio è immagazzinato nel tessuto osseo sotto forma di idrossiapatite che è il principale costituente minerale dell’osso. Le principali fonti alimentari di calcio sono il latte e i suoi derivati (formaggi, yogurt). È opportuno ricordare che l’azione principale della vitamina D è quella di stimolare l’assorbimento intestinale di calcio e fosforo. Il fabbisogno giornaliero di calcio è di circa 300-500 mg nei primi anni di vita, 500-700 mg tra 4 e 9 anni e intorno a 1200 mg in età adolescenziale. Vari dati hanno però messo in evidenza che l’alimentazione dei nostri bambini e adolescenti copre appena il 50% del fabbisogno di calcio raccomandato dai LARN. È stato anche dimostrato che, in condizioni di carente apporto di calcio, si ha un innalzamento dei livelli di paratormone (PTH) con successiva demineralizzazione ossea. Dunque, l’apporto nutrizionale di adeguate quantità di calcio è importante, insieme alla vitamina D, per la salute ossea di bambini e adolescenti.

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