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Vitamina D: effetti sul metabolismo osseo in bambini e adolescenti

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Vitamina D: effetti sul metabolismo osseo in bambini e adolescenti

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La vitamina D è un ormone fondamentale per la regolazione del metabolismo fosfo-calcico. Il rachitismo carenziale, la conseguenza estrema del deficit di vitamina D, è una patologia caratterizzata da una ridotta mineralizzazione del tessuto osseo neoformato (tessuto osteoide) e da ridotta o assente calcificazione endocondrale della cartilagine di accrescimento, con successiva deformazione. Il rachitismo è una patologia tipica dell’età evolutiva in quanto si presenta prima della saldatura delle epifisi delle ossa lunghe e colpisce soprattutto le ossa in più rapido accrescimento come il cranio, le coste, il polso, le ginocchia e le caviglie che possono deformarsi con conseguente disabilità.

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Il rachitismo interessa soprattutto i periodi di rapida crescita come la prima infanzia e l’adolescenza, con presentazione clinica variabile. Le classiche deformità ossee (braccialetto rachitico, caviglia rachitica, rosario rachitico, deformità a carico degli arti inferiori) sono per lo più riscontrabili nel bambino, mentre durante l’adolescenza sono più frequentemente descritti sintomi aspecifici come mialgie agli arti inferiori o difficoltà a salire le scale dovuti ai processi di miopatia prossimale secondari al deficit di vitamina D.

Oltre all’azione di prevenzione del rachitismo carenziale, la vitamina D riveste un ruolo importante nella promozione dei processi di acquisizione della massa ossea e nel raggiungimento del picco di massa ossea, definito come il livello più elevato di massa ossea raggiungibile durante la vita come risultato di una crescita normale, fondamentale per la prevenzione dell’osteoporosi in età adulta. Il picco di massa ossea viene raggiunto generalmente al termine della maturazione scheletrica, tra i 18-20 anni nelle femmine e tra i 20-23 anni nei maschi. Diversi studi hanno dimostrato come l’ipovitaminosi D in bambini e adolescenti si possa associare a ridotti livelli di densità minerale ossea con possibile alterazione del picco di massa ossea. Una revisione sistematica della letteratura con metanalisi di 6 studi randomizzati ha valutato l’effetto della supplementazione con vitamina D sulla massa ossea in bambini e adolescenti sani, mostrando la tendenza verso un modesto effetto della supplementazione a livello della densità minerale ossea lombare, effetto che non raggiungeva la significatività statistica. La supplementazione con vitamina D determinava però un incremento significativo della massa ossea nei soggetti con valori ridotti di 25(OH)D. Simili conclusioni sono state riportate anche dall’Institute of Medicine (IOM 2011). Tuttavia la relazione tra stato vitaminico D e salute ossea può essere influenzata da numerose variabili, per cui sono necessari ulteriori studi controllati per chiarire l’efficacia della supplementazione con vitamina D nella promozione dell’acquisizione della massa ossea.

Oltre a promuovere l’assorbimento intestinale di calcio e fosforo, la vitamina D favorisce ulteriormente i processi di acquisizione della massa ossea stimolando lo sviluppo del tessuto muscolare. La vitamina D, infatti, contribuisce alla regolazione dei livelli intracellulari di calcio e della differenziazione e della composizione delle proteine contrattili che formano il muscolo. Il muscolo rappresenta il principale stimolo meccanico per la crescita e lo sviluppo del tessuto osseo; il carico e la tensione esercitati dalla massa muscolare sull’osso, infatti, sono essenziali per il controllo dei meccanismi biologici che determinano la forza e la resistenza dell’osso stesso. Pertanto secondo tale teoria, detta dell’unità “muscolo-ossea”, la vitamina D può influenzare l’acquisizione della massa ossea agendo sia direttamente a livello osseo sia indirettamente a livello muscolare. A ulteriore conferma di questo effetto indiretto della vitamina D sulla massa ossea uno studio ha dimostrato come in un gruppo di adolescenti (età 12,5-17,5 anni) lo stato vitaminico D e l’esercizio fisico interagissero positivamente nel determinare i livelli di BMC del corpo intero e degli arti inferiori.

Giuseppe Saggese - Professore ordinario di Pediatria, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università di Pisa

Bibliografia di riferimento

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