Fondazione Cesare Serono
FONDAZIONE CESARE SERONO

L'informazione è salute

Vitamina D: effetti sul metabolismo osseo negli adulti

Parere degli esperti|timepubblicato il
Vitamina D: effetti sul metabolismo osseo negli adulti

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


La vitamina D appartiene al gruppo dei pro-ormoni liposolubili, si accumula nel fegato e nel rene dove viene poi attivata. Il ruolo principale di questa molecola consiste nel favorire la calcificazione dell’osso, aumentando l’assorbimento di calcio assunto con la dieta; se il calcio introdotto è abbondante, l’effetto finale può essere la sua deposizione nelle ossa; se invece è insufficiente, per effetto della vitamina D viene mobilizzato dall’osso e immesso nel sangue allo scopo di mantenere la calcemia nella norma. Nell’organismo la vitamina D si presenta in una forma biologicamente non attiva e deve subire alcune reazioni di idrossilazione per essere trasformata nella forma biologicamente attiva, 1,25-diidrossicolecalciferolo. Il livello della vitamina D viene garantito in parte dalla dieta e in misura maggiore dall’esposizione solare. In entrambi i casi nel fegato viene idrossilata in posizione 25 costituendo il 25-idrossicolecalciferolo che è il metabolita circolante della vitamina D presente in maggior quantità e più facilmente dosabile. Il 25(OH)D3 non è un metabolita del tutto biologicamente attivo: esso richiede una ulteriore idrossilazione a livello renale dove l’enzima 1-alfaidrossilasi determina l’idrossilazione in posizione 1 della molecola formando il metabolita definitivo attivo 1,25diidrossicolecalciferolo. I livelli di vitamina D sono in relazione soprattutto alla conversione endogena del 7-deidrocolesterolo in previtamina D mediante l’esposizione ai raggi UVB e solo in parte all’apporto alimentare di vitamina D. La produzione di 25-idrossicolecalciferolo è scarsamente regolata e strettamente in relazione all’eccesso di substrato.

Potrebbe interessarti anche…

Dalla letteratura emerge un importante e stretto coinvolgimento della vitamina D nel turnover osseo e nell’attività degli osteoblasti. Il processo di rimodellamento osseo è caratterizzato da un continuo e bilanciato alternarsi di riassorbimento e neoformazione della matrice ossea mineralizzata. Tale processo dipende dalla presenza di due principali tipi di cellule: gli osteoblasti e gli osteoclasti. Queste cellule, a seguito di stimoli di diversa natura (ormoni, citochine, fattori di crescita), esprimono e producono svariate molecole proteiche che rivestono un ruolo essenziale nella regolazione dei processi di attivazione e inibizione dell’osteoclastogenesi e quindi del processo stesso di rimodellamento osseo. Il ruolo principale attribuito alla vitamina D è quello di fattore regolatorio del metabolismo osseo e dell’omeostasi di calcio e fosforo in relazione con l’ormone paratiroideo (PTH). Le concentrazioni sieriche di vitamina D sono inversamente proporzionali al PTH (con il quale esiste un feedback negativo); bassi livelli di vitamina D causano il riassorbimento del tessuto osseo mentre livelli ottimali facilitano l’assorbimento del calcio e fosforo da rene e intestino. Gli effetti della vitamina D si estrinsecano a livello intestinale, osseo, renale e paratiroideo. A livello osseo 1,25(OH)2D3 causa un aumento del riassorbimento osseo, azione che si esplica in sinergia con il PTH. Gli osteoclasti maturi non possiedono recettori né per il PTH né per 1,25(OH)2D3, quindi si ritiene che i due ormoni incrementino il riassorbimento osseo stimolando la maturazione degli osteoclasti e/o interagendo con gli osteoblasti e le cellule stromali midollari. Tale interazione darebbe luogo alla liberazione di citochine capaci di stimolare l’attività degli osteoclasti maturi. Infine la vitamina D oltre a favorire un adeguato apporto di calcio e fosforo necessario per la mineralizzazione ossea ha un ruolo importante nella regolazione osteoblastica.

Il principale metabolita della vitamina D responsabile della mobilizzazione calcica è 1α25(OH)2D3, che è 80 volte più potente dell’1αOHD3 e stimola il riassorbimento osseo mediante la stimolazione dell’espressione del RANKL negli osteoblasti. Gli effetti determinati dalla somministrazione di 1α(OH)2D3 e di 1α(OH)D3 sono dovuti alla soppressione del riassorbimento osseo, anche se il meccanismo per cui avviene è ancora sconosciuto.

Maria Angela Camilloni - Specialista in Endocrinologia e Malattie del Ricambio

Bibliografia di riferimento

  • Boullion R, Carmeliet G, Verlinden L, et al. Vitamin D and human health: lesson from vitamin D receptor null mice. Endocr Rev 2008;29:726-76.
  • Christakos S, Hewinson M, Gardner DG, et al. Vitamin D: beyond bone. Ann NY Acad Sci 2013;1287:45-8.
  • Lips P. Vitamin D physiology. Prog Biophys Mol Biol 2006;92(1):4-8.
  • Suda T, Takahashi F, Takahashi N. Bone effects of vitamin D. Discrepancies between in vivo and in vitro studies. Arch Biochem Biophys 2012;523(1):22-9.