Fondazione Cesare Serono
FONDAZIONE CESARE SERONO

L'informazione è salute

Quando la vitamina D è troppa

Notizia |time pubblicato il
Quando la vitamina D è troppa

Un gruppo di specialisti dell’Università di Modena e Reggio Emilia ha pubblicato un caso clinico nel quale ha descritto gli effetti dell’assunzione di una quantità eccessiva di vitamina D prescritta nell’ambito di una cura alternativa per la sclerosi multipla. La presentazione del caso è stata uno spunto per sottolineare la necessità di assumere la vitamina D a dosi corrette.

Potrebbe interessarti anche…

La vitamina D in passato veniva prescritta solo per il trattamento di malattie dell’osso come il rachitismo. In seguito si è scoperto che essa ha, nell’organismo umano, effetti su molte altre funzioni, fra le quali quelle del sistema immunitario. Evidenze raccolte in prove di laboratorio e in ricerche cliniche hanno dimostrato che è in grado di modulare sia la risposta mediata da cellule come i macrofagi, sia quella, definita adattativa, che porta alla produzione di anticorpi contro batteri e virus. Sulla base degli effetti individuati, si è ipotizzato che la vitamina D possa contrastare i meccanismi che determinano le allergie e le malattie autoimmuni e potenziare le difese nei confronti dei microbi. A questo proposito, da quando si è diffusa l’epidemia da COVID-19, a più riprese è stata proposta una relazione fra carenza di vitamina D e rischio di contrarre l’infezione, senza che si siano raccolte conferme dell’efficacia dell’assunzione di tale vitamina nel prevenirla. Tornando al caso presentato da De Vincentis e colleghi, si è trattato di una donna di 56 anni, ricoverata per nausea, vomito e debolezza dei muscoli, che si protraevano da tre settimane. Raccogliendo la sua storia, si è rilevato che aveva assunto dosi giornaliere di 130.000 unità internazionali (UI) di vitamina D nei venti mesi precedenti, per una quantità complessiva di vitamina D di 78.000.000 (settantotto milioni) di UI. Tale assunzione era stata consigliata nell’ambito di un trattamento alternativo per la sclerosi multipla. Prima di iniziare tale trattamento, le concentrazioni nel sangue di calcio e di fosforo erano normali, mentre quelle della 25-idrossi-vitamina D erano molto basse: 12.25 nmol/L. Al momento del ricovero si sono osservati: concentrazioni molto alte di 25-idrossi-vitamina D, cioè 920 nmol/L, livelli elevati di calcio (3.23 mmol/L) e un danno renale acuto con velocità di filtrazione glomerulare (eGFR) di 20 ml/min. Tali riscontri hanno confermato l’ipotesi della presenza di un’intossicazione da vitamina D. È stata immediatamente interrotta l’assunzione della vitamina e, nella settimana seguente, le concentrazioni di calcio nel sangue sono tornate normali. Ci sono voluti invece 6 mesi per recuperare una funzione normale dei reni e ben 18 mesi per arrivare a una concentrazione di vitamina D normale.

De Vincentis e colleghi hanno concluso che questo caso è un’ulteriore conferma della possibilità che la vitamina D determini effetti tossici, ma anche del fatto che questo succeda con dosi molto alte. Quelle usate nella pratica clinica sono di gran lunga inferiori e molto raramente determinano effetti negativi, anche se non si verifica la concentrazione nel sangue della vitamina prima di iniziare la cura. Hanno aggiunto che ripetute misurazioni dei livelli di vitamina D non sono necessarie, quando essa viene usata alle dosi comunemente prescritte per l’integrazione nutrizionale.                            

Tommaso Sacco

Fonte: Much Vitamin D is Too Much? A Case Report and Review of the Literature; Endocrine, Metabolic & Immune Disorders - Drug Targets, 2020 Oct 7