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Trattamento della carenza di GH negli adulti in Europa

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Trattamento della carenza di GH negli adulti in Europa

La Società Europea di Endocrinologia ha eseguito un’indagine in tutti i Paesi del Continente per verificare come venga gestita la carenza di ormone della crescita negli adulti. I risultati hanno indicato che, nonostante la disponibilità di Linee Guida specifiche, la gestione non è del tutto adeguata in tutti i Paesi.

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Riguardo alla carenza di ormone della crescita negli adulti, le Linee Guida raccomandano che essa venga diagnosticata con precisione e trattata tempestivamente. Se si tratta di un problema già presente nell’infanzia e nell’adolescenza, si segnala la necessità di seguire i malati, con particolare cura, nella cosiddetta fase di transizione, che è quella nella quale essi non sono più seguiti dagli endocrinologi pediatri e devono essere presi in carico dagli specialisti che seguono gli adulti. Tale fase è di fondamentale importanza per dare continuità alla cura della carenza di GH. Altrettanta attenzione meritano i quadri che compaiono in età adulta. Il trattamento tempestivo di tali quadri ha dimostrato di offrire benefici in termini di metabolismo del tessuto osseo e di prevenzione di malattie cardiovascolari o di cura delle stesse nei malati che le hanno già sviluppate. La somministrazione di ormone della crescita migliora la funzione dell’endotelio, l’andamento dell’infiammazione a carico delle strutture dell’apparato cardiovascolare, il metabolismo delle lipoproteine, lo spessore dell’intima e della media, strati che compongono la parete dei vasi sanguigni, e alcuni aspetti della funzione del cuore. Inoltre, la terapia della carenza di GH negli adulti ha effetti positivi sulla qualità di vita di chi ne è affetto. Data la rilevanza della gestione di questa malattia, la Società Europea di Endocrinologia ha eseguito un’indagine in Centri specialistici di endocrinologia di 17 Paesi Europei, analizzando 2139 casi di adulti con carenza di GH. Nel 28% di essi il problema si era presentato in età infantile, la causa più frequente (26%) era stata la presenza di un adenoma dell’ipofisi non funzionante, seguita da una neoplasia denominata craniofaringioma (13%) e da malformazioni congenite,  genetiche o non genetiche (13%). La diagnosi di carenza di ormone della crescita è stata confermata da un test di stimolazione nel 52% dei casi. Gli stimoli impiegati sono stati: GHRH e arginina (45%), tolleranza all’insulina (42%), glucagone (6%) e GHRH da solo o clonidina (7%). Negli altri casi la diagnosi è stata fatta sulla base di tre o più carenze di ormoni ipofisari e basse concentrazioni di IGF-I nel sangue. La dose iniziale di GH è stata più bassa nei pazienti anziani e nelle femmine la dose è risultata più alta, rispetto a quella dei maschi, solo nella fascia di età inferiore a 26 anni. In uno dei Paesi nei quali si è svolta l’indagine la cura della carenza di ormoni tiroidei negli adulti non è approvata e in quattro Paesi non è rimborsata, mentre in un altro lo è solo in età pediatrica. L’indagine ha rilevato anche che la conoscenza di questa patologia da parte dei medici non specialisti e degli amministratori della Sanità non è adeguata.

Nonostante le raccomandazioni delle Linee Guida, il trattamento con GH nei quadri di carenza dell’ormone degli  adulti non è adeguato dovunque. Vanno attivati progetti educazionali dedicati, per ottimizzare la gestione di questa malattia.                

Tommaso Sacco

Fonte: ESE audit on management of Adult Growth Hormone Deficiency in clinical practice; European Journal of Endocrinology, 2020 Dec 1;EJE-20-1180.R1.