Il trattamento con testosterone aumenta il rischio cardiovascolare?

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Il trattamento con testosterone aumenta il rischio cardiovascolare?

Una metanalisi ha valutato le evidenze disponibili circa gli effetti cardiovascolari del trattamento con testosterone. Non si sono ottenute evidenze di un aumento del rischio cardiovascolare a breve/medio termine, mentre mancano elementi per valutare gli effetti a lungo termine.

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Quello della sicurezza cardiovascolare del trattamento con testosterone, per i maschi con ipogonadismo, è un argomento tuttora dibattuto. Per questo motivo, Hudson e colleghi hanno eseguito una metanalisi degli studi pubblicati in questo campo. Hanno cercato in tutti i maggiori archivi della rete qualsiasi pubblicazione, comparsa a partire dal 1992, che riguardasse ricerche eseguite su maschi di età maggiore o uguale a 18 anni, con una concentrazione di testosterone nel sangue, prima del trattamento, di 12 nmol/L e che fossero stati trattati con testosterone, a qualsiasi dose e in qualsiasi formulazione per almeno tre mesi. Inoltre, gli studi selezionati dovevano aver previsto un confronto con il placebo e variabili primarie e secondarie di interesse per l’analisi. In particolare, le variabili primarie considerate sono state: rischio di decesso e frequenza di comparsa di eventi cardiovascolari e cerebrovascolari durante il periodo di osservazione. Delle ricerche individuate è stato richiesto agli autori l’archivio originale dei dati, per eseguire un tipo di metanalisi denominata metanalisi per dati individuali. Di 9871 articoli è stato selezionato un primo gruppo di 225 studi, per arrivare a 109 pubblicazioni incluse nell’analisi, che avevano arruolato 5601 partecipanti di età media 65 ± 11 anni. Si è potuto disporre degli archivi di dati di 17 di queste ricerche, della durata di 9.5 mesi e che avevano incluso 3431 partecipanti, per eseguire la metanalisi per dati individuali. Il rischio di problemi metodologici è stato giudicato basso per la maggior parte degli studi sottoposti a questa metanalisi. Tra le 1621 persone trattate con testosterone si sono verificati 6 decessi (0.4%), meno numerosi di quelli rilevati in chi aveva assunto placebo (12 su 1537; 0.8%) e senza differenze significative tra i gruppi: rapporto di probabilità 0.46; intervallo di confidenza al 95% 0.17-1.24; p=0.13. Il numero di eventi cardiovascolari presentatisi durante la cura con testosterone (120 su 1601; 7.5%) è stato simile a quello osservato con il placebo (110 su 1519; 7.2%): rapporto di probabilità 1.07; intervallo di confidenza al 95% 0.81-1.42; p=0.62. Sempre confrontando gli effetti di testosterone e placebo, si è rilevato che i tipi di eventi più frequenti sono stati: aritmie (52/166 rispetto a 47/176), malattia coronarica (33/166 rispetto a 33/176), scompenso cardiaco cronico (22/166 rispetto a 428/176) e infarto del miocardio (10/166 rispetto a 16/176). Nell’insieme, nessuno dei seguenti fattori è risultato associato al rischio cardiovascolare: età (interazione 0.97; intervallo di confidenza al 99% 0.92-1.03; p=0.17), concentrazione del testosterone nel sangue prima della cura (interazione 0.97; intervallo di confidenza al 99% 0.82-1.15; p=0.69), abitudine al fumo (interazione 1.68; intervallo di confidenza al 99% 0.41-6.88; p=0.35) o presenza di diabete (interazione 2.08; intervallo di confidenza al 99% 0.89-4.82; p=0.025).

Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato che, dalla loro metanalisi, non è risultata alcuna evidenza di un aumento del rischio cardiovascolare nei maschi con ipogonadismo trattati con testosterone, su periodi di osservazione a breve e a medio termine. Hanno aggiunto che ci sono pochi dati riguardo alla sicurezza a lungo termine e, quindi, sarà necessario raccoglierne con future ricerche.      

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