Terapia sostitutiva con testosterone in telemedicina

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Terapia sostitutiva con testosterone in telemedicina

Specialisti statunitensi hanno passato in rivista vari aspetti relativi all’impiego della telemedicina nella gestione dei malati che necessitano del trattamento sostitutivo farmacologico con testosterone. In assenza di Linee Guida sull’argomento, gli autori hanno proposto un protocollo per l’applicazione di questo approccio.

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La diffusione dell’epidemia da COVID-19 ha dato un impulso decisivo all’impiego della telemedicina per la gestione di molte patologie. In precedenza, questo approccio era già stato applicato in vari ambiti clinici, ma negli ultimi anni la sua diffusione è cresciuta in maniera esponenziale. Negli Stati Uniti l’Associazione Americana di Urologia ha aggiornato un suo documento sulla telemedicina, giungendo alla conclusione che gli urologi continueranno a usarla, rendendola parte integrante dell’assistenza, anche una volta finita l’epidemia da COVID-19.  Il trattamento sostitutivo con testosterone è stato definito da Dubin e colleghi come la nuova frontiera dell’applicazione della telemedicina nella salute maschile. D’altra parte, la frequenza della somministrazione di tale cura è aumentata di quattro volte nei maschi di età compresa fra i 18 e i 45 anni e di tre volte in quelli più anziani. Se a ciò si aggiunge che si tratta di cure che vanno seguite nel tempo e possono durare tutta la vita, la sua gestione si prospetta come molto impegnativa e il contributo fornito dalla telemedicina può essere cruciale. Dubin e colleghi nel loro articolo hanno passato in rassegna molti aspetti relativi a tale approccio. Un primo vantaggio della telemedicina in questo campo consiste nel ridurre il disagio del malato nel doversi recare presso l’ambulatorio del medico, piuttosto che rimanere a casa, cioè in un ambiente più familiare, interagendo con lui attraverso la rete. Anche per il medico ci sono vantaggi, primo tra tutti quello di poter interagire con il proprio assistito in maniera più flessibile. Ci sono anche riduzioni di costi associati all’impiego della telemedicina. D’altra parte, la telemedicina ha anche dei possibili svantaggi. Ad esempio il malato non può essere visitato e questo può impedire la definizione della diagnosi. Un altro aspetto da considerare è quello della limitata diffusione di dispositivi adeguati, sia presso i malati, sia nelle strutture assistenziali. La sicurezza dei dati e delle informazioni che si scambiano medico e malato è un altro punto dibattuto, data la delicatezza degli argomenti condivisi che riguardano alle malattie curate con il testosterone. Anche le considerazioni medico-legali sono complesse, anche perché alcuni dei prodotti che si impiegano per la terapia sostitutiva con testosterone sono sottoposti a specifici vincoli, che ne limitano la fornitura solo ai malati che ne hanno realmente bisogno. Nell’articolo è stato proposto un protocollo di gestione che parte da una prima visita possibilmente in presenza, o a distanza in situazioni di particolare emergenza, seguita da un controllo in telemedicina dopo 2-4 settimane, nel quale valutare i risultati di esami di laboratorio fatti nel frattempo e di sintomi riferiti dal malato. Un ulteriore controllo può essere fatto dopo 6-12 mesi, ancora a distanza e sempre basato sulla verifica di esami di laboratorio e delle manifestazioni cliniche della malattia che richiede il trattamento con testosterone. Nei mesi successivi si può proseguire con valutazioni in telemedicina, a meno che le preferenze del malato o il quadro clinico non consiglino controlli in presenza, se la situazione lo permette.               

Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato che in questo campo della medicina, come in altri, l’epidemia da COVID-19 ha costretto ad ampliare il ricorso alla telemedicina nella gestione dei malati in terapia sostitutiva con testosterone, aggiungendo che il protocollo da loro proposto può essere una guida per la gestione a distanza di tale cura.

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