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Uno studio ha rilevato che i probiotici non colonizzano stabilmente la mucosa intestinale

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Uno studio ha rilevato che i probiotici non colonizzano stabilmente la mucosa intestinale

Uno studio eseguito da ricercatori israeliani ha valutato se la somministrazione di probiotici determini una colonizzazione dell’intestino. I risultati hanno dimostrato che l’impatto sulle colonie di batteri presenti nell’organo è transitorio e molto variabile da un individuo all’altro.

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Zmora e colleghi sono partiti dalla considerazione che i probiotici vengono usati frequentemente nelle persone sane per migliorare la qualità di vita e per prevenire le malattie, ma definiscono tale impiego “empirico”. Infatti le evidenze circa una colonizzazione della mucosa dell’intestino da parte dei batteri contenuti nei probiotici sono scarse e controverse. Alcune di tali evidenze hanno ritenuto di dimostrare che i batteri somministrati si erano stabiliti nell’intestino analizzando i ceppi presenti nelle feci, ma Zmora e colleghi hanno rilevato, con raffinati metodi di analisi genetica, che il microbiota intestinale si correla solo in minima parte a quello individuabile nelle feci. Essi hanno quindi utilizzato procedure di ricerca ancora più avanzate per verificare la composizione del microbiota intestinale prima e durante la somministrazione di un probiotico contenente undici diversi ceppi di batteri. Hanno inoltre confrontato l’effetto di questo trattamento con quello di un placebo e lo hanno fatto sia nel topo che nell’uomo. La prima evidenza raccolta ha indicato che i probiotici restano vitali durante il passaggio nell’intestino. Hanno anche osservato che nei topi con l’intestino dotato di un normale microbiota, ma non in quelli privi di batteri nell’organo, i ceppi somministrati con il probiotico hanno incontrato importanti resistenze a stabilirsi nell’intestino, da parte di quelli già presenti. Nell’uomo, per contro, hanno rilevato che l’andamento della colonizzazione dell’intestino da parte dei ceppi somministrati con il probiotico è fortemente condizionato da fattori relativi al singolo individuo, ai diversi tratti dell’intestino e a ciascun ceppo. Inoltre, hanno confermato che l’andamento della colonizzazione non si può desumere dal contenuto di probiotici presenti nelle feci. Sulla base di tali osservazioni hanno concluso che i probiotici hanno avuto un impatto solo transitorio, e variabile da un individuo all’altro, sulla struttura e sulla composizione del microbiota.

I risultati di questa ricerca sono importanti per due motivi. Perché hanno dimostrato con metodi avanzati che la somministrazione empirica di probiotici non è in grado determinare un impatto costante in tutti i soggetti e duraturo nel tempo sul microbiota della mucosa intestinale e perché hanno confermato che l’analisi dei batteri presenti nelle feci non è indicativo di modificazioni del microbiota intestinale. Questo rimette in discussione alcuni aspetti dell’effetto dei probiotici finora dati per scontati e, come sottolineano gli autori, suggerisce di sviluppare in futuro nuovi approcci basati sui probiotici che siano più personalizzati.

Tommaso Sacco

Fonte: Personalized Gut Mucosal Colonization Resistance to Empiric Probiotics Is Associated with Unique Host and Microbiome Features; Cell 2018; 174: 1388–1405.