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Stanchezza surrenale, è un falso mito?

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Stanchezza surrenale, è un falso mito?

Negli ultimi anni si è andata sempre più diffondendo la diagnosi di “stanchezza surrenale”, ma il dubbio è che si tratti di una di quelle condizioni dubbie che si presta a speculazioni poco scientifiche.

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Come si ricorda nell’articolo pubblicato nel sito Medscape, la diagnosi di stanchezza surrenale è attribuita al naturopata e chiropratico James L. Wilson che coniò questa definizione, citandola in un libro pubblicato nel 2001. Da quel momento, altri hanno ripreso questo concetto esprimendolo come una condizione di protratta sollecitazione fisica, emotiva o mentale che porta a una sorta di esaurimento della funzione delle ghiandole surrenali con inadeguata produzione di cortisolo. Il risultato di tali meccanismi sarebbe una sensazione di spossatezza, l’incapacità di concentrarsi, un’ingiustificata irritabilità, la ricerca amplificata di cibi salati o dolci e le fluttuazioni dell’andamento del sonno e del peso. Descrivendo un quadro molto diffuso e spesso difficile da associare a vere e proprie malattie, la stanchezza surrenale ha suscitato l’interesse di molte persone. La facilità con cui si diffondono nella rete informazioni anche non sostenute da adeguata documentazione e la prospettiva di alcuni di sfruttare a scopi commerciali l’interesse del pubblico per tale condizione ha fatto sì che, sempre più spesso, le persone si siano attribuite questa diagnosi per poi chiedere agli endocrinologi di recepirla e gestirla. Un endocrinologo statunitense, intervistato sull’argomento, ha riportato di avere sentito parlare della stanchezza surrenale per la prima volta 10 o 15 anni fa. Egli ha confessato di essere rimasto sorpreso dalla teoria secondo la quale la funzione delle ghiandole surrenali potesse in qualche modo risentire negativamente di sollecitazioni fisiche o mentali protratte. Egli infatti, conoscendo l’endocrinologia, sapeva che succede l’esatto contrario. In una relazione che lo stesso specialista ha presentato a un Convegno della Società di Endocrinologia Clinica nel 2018, ha spiegato che le sollecitazioni di questo tipo stimolano le ghiandole surrenali a produrre più cortisolo, e non meno, e che tale meccanismo è stato dimostrato in condizioni di varia gravità. Inoltre, ha segnalato che nella Sindrome da stanchezza cronica, il quadro ufficialmente riconosciuto che più assomiglia a quello definito come stanchezza surrenale, non si rileva alcuna alterazione della funzione delle ghiandole surrenali. Nel 2016 è stata eseguita una revisione sistematica degli articoli pubblicati sulla stanchezza surrenale. Sono stati analizzati circa 60 studi che hanno valutato le concentrazioni di cortisolo nel sangue e la funzione delle ghiandole surrenali in soggetti nei quali era stata formulata questa diagnosi. Gli autori della revisione hanno concluso che i risultati delle ricerche erano molto contraddittori, i protocolli delle stesse molto difettosi e le misurazioni del cortisolo erano inattendibili. Un ulteriore problema riguardante la presunta condizione di stanchezza surrenale è che, nella sua gestione, sono impiegati prodotti che vanno da placebo del tutto inefficaci, ma a volte costosi, a farmaci con potenziali effetti collaterali come i corticosteroidi. C’è anche chi prescrive l’ormone triiodiotironina (T3), che può avere effetti negativi sulla salute, se assunta in condizioni diverse da quelle nelle quali è indicata. D’altra parte, come riportano altri medici intervistati sull’argomento, non è neanche facile rispondere a una persona, che si è convinta di avere la stanchezza surrenale, che questa condizione non esiste. La stessa difficoltà che si incontra con chiunque si sia creato una convinzione sulla base di informazioni sbagliate, ma raccolte personalmente. Quello che succede con la stanchezza surrenale non è troppo diverso da quanto accade con le persone che si convincono di essere sovrappeso o obese “per colpa degli ormoni” e non a causa delle troppe calorie introdotte con cibo e bevande e delle poche calorie spese con l’attività fisica. Il medico che troppo direttamente smonta le loro convinzioni viene rifiutato, per cercarne un altro che accetti la diagnosi auto-formulata. Come affrontare quindi il problema? Il medico dovrebbe condividere, con la persona convinta di avere la stanchezza surrenale, evidenze obiettive. Ad esempio, si potrebbe concordare di annotare per un periodo adeguato i sintomi in un diario, raccogliendo anche informazioni sulle abitudini di vita e sugli eventi che si presentano nel periodo di osservazione. In questo modo, si potrebbero discutere in maniera più approfondita eventuali relazioni fra i primi e i secondi. Inoltre, vanno fatti certamente esami specifici che permettano di escludere alterazioni della funzione endocrina per confutare in maniera documentata una diagnosi infondata.

Nelle conclusioni dell’articolo si ammette che il compito che attende i medici che si imbattono in persone convinte di avere la stanchezza surrenale non è facile. D’altra parte, l’impegno vale l’obiettivo, non tanto quello di contrastare la pseudo-scienza, quanto quello di evitare che i loro assistiti ricorrano a cure pericolose per una malattia che non hanno.

Tommaso Sacco

Fonte: Medscape

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