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Screening per l’individuazione della retinopatia diabetica nelle persone con diabete di tipo 1

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Screening per l’individuazione della retinopatia diabetica nelle persone con diabete di tipo 1

I danni alla retina sono fra le conseguenze più frequenti e più invalidanti del diabete. Nel diabete di tipo 2 di solito si sviluppano dopo molti anni, mentre in quello di tipo 1 si possono presentare più precocemente. Uno studio ha valutato i metodi di screening per individuare tempestivamente tali problemi.

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Nelle persone che hanno diabete di tipo 1 da 5 anni, le raccomandazioni attuali consigliano di eseguire controlli della retina con frequenza annuale. In particolare, si tratta di uno studio di tale struttura con opportuna preparazione. L’obiettivo della verifica è quello di rilevare la presenza delle alterazioni più comuni associate al diabete d tipo 1 ed eventualmente trattarle tempestivamente. Nello studio denominato Ricerca sui Controlli e sulle Complicanze del Diabete (Diabetes Control and Complications Trial: DCCT), che ha avuto una durata totale di 30 anni, la retina è stata studiata e fotografata a intervalli variabili fra 6 mesi e 4 anni. Le immagini della retina raccolti da tale studio sono state usate per valutare la frequenza migliore per eseguire i controlli di tale struttura. Complessivamente, nei soggetti che non avevano problemi all’inizio della ricerca, la probabilità che si verificasse un’evoluzione del danno alla retina, verso le forme più gravi di alterazione provocate dal diabete di tipo 1, è stata del 5% nei quattro anni di intervallo fra due verifiche successive. La stessa percentuale del 5% di evoluzione verso forme gravi di danno si è rilevata su un periodo di tre anni, per le persone che in partenza avevano alterazioni lievi della retina, su 6 mesi, per quelle con alterazioni moderate al basale, e su 3 mesi, per chi all’inizio aveva già alterazioni gravi a carico della retina. Considerando in particolare la probabilità di evoluzione da una situazione di totale assenza di danno alla retina ad alterazioni gravi di tale struttura, essa è stata dell’1%, in cinque anni, per i soggetti con emoglobina glicata del 6%, rispetto a una probabilità di evoluzione del 4.3% in tre anni per chi aveva un’emoglobina glicata del 10%. Su un periodo di osservazione di 20 anni la frequenza di visite oculistiche è stata, nella pratica applicata nello studio, del 58% inferiore, rispetto alla prassi abituale delle visite annuali e questo ha comportato risparmi importanti.

Gli autori hanno concluso che il loro programma di verifiche personalizzate della retina, basato non su frequenze fisse di controlli, ma su frequenze personalizzate sulla base delle alterazioni della retina riscontrate al basale e dei livelli di emoglobina glicata, riduce la frequenza delle visite oculistiche, senza ritardare la diagnosi di complicanze maggiori del diabete di tipo 1 a carico degli occhi.

Tommaso Sacco

Fonte: Frequency of Evidence-Based Screening for Retinopathy in Type 1 Diabetes; The New England Journal of Medicine,  2017; 376:1507-1516, April 20, 2017