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Scoperta una relazione fra microbiota e asse ipotalamo-ipofisi-ghiandole surrenali

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Scoperta una relazione fra microbiota e asse ipotalamo-ipofisi-ghiandole surrenali

Al Congresso annuale della Endocrine Society (Società di Endocrinologia) è stato presentato uno studio che suggerisce l’esistenza di una relazione fra la presenza di particolari tipi di batteri nell’intestino e la secrezione degli ormoni dell’asse ipotalamo-ipofisi-ghiandole surrenali.

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Barengolts e colleghi hanno valutato la composizione del microbiota, analizzando campioni di feci, e hanno misurato le concentrazioni nel sangue degli ormoni dell’asse ipotalamo-ipofisi-ghiandole surrenali in 99 soggetti neri di sesso maschile. Il 95% di essi aveva una malattia cronica, il 66% un problema psichiatrico, il 49% presentava diabete di tipo 2 e il 44% aveva una storia di abuso di alcol e di droghe. Nell’interpretare i risultati riportati di seguito, si consideri che: per relazione positiva si intende che, alla presenza di un microrganismo nel microbiota, corrispondeva un aumento di secrezione di un determinato ormone e per relazione negativa si intendeva che, alla presenza di un microrganismo, corrispondeva la ridotta secrezione di un ormone. Inoltre, il dato fra parentesi indica la significatività statistica e quindi, in qualche modo l'attendibilità,  della relazione positiva o negativa. Confrontando la composizione del microbiota con le concentrazioni degli ormoni nel sangue, si sono rilevate relazioni positive fra la presenza di microrganismi denominati Dialister (p=0.039) e Prevotella (p=0.052) e livelli di ossitocina e relazioni negative fra Biofidobacterium (p=0.018) e Parabacteroides distasonis (p=0.042) e concentrazioni di IGF-1. I livelli nel sangue di cortisolo erano correlati positivamente con Catenibacterium (p=0.003), Prevotella stercorea (p=0.027) e Prevotella copri (p=0.058) e correlato negativamente con Bacteroides (p=0.021). Il rilievo di Bifidobacterium nel microbiota è stato correlato negativamente con storia di diabete e di uso di droghe (p<0.001) e questa relazione è rimasta significativa dopo gli aggiustamenti statistici. Il rilievo dei rapporti fra microbiota e secrezione di ormoni, da parte dell’ipofisi o dei surreni, è già sorprendente e sarebbe stato impensabile fino a qualche anno fa. Ancora più interessante è l’ipotesi di meccanismo, suggerita dai ricercatori, che creerebbe un nesso molto stretto e diretto fra la presenza di certi batteri nell'intestino e la liberazione di mediatori nell'ipotalamo e di ormoni nell'ipofisi. Barengolts e colleghi, infatti, segnalano che tutti i tipi di batteri che nel loro studio hanno dimostrato una relazione con la secrezione degli ormoni, tranne uno, producono una molecola, denominata acido gamma-amino-butirrico, che funziona come mediatore nel sistema nervoso centrale e quindi potrebbe influenzare il funzionamento dell'ipotalamo e, di conseguenza, dell'asse ipotalamo-ipofisi-ghiandole surrenali. Inoltre, l'acido gamma-amino-butirrico gioca un ruolo nello sviluppo del diabete di tipo 2 e di alcune malattie mentali.

Elena Barengolts, che ha presentato i risultati della ricerca al Congresso, ha dichiarato che i dati raccolti suggeriscono una stretta associazione fra microbiota, metabolismo, funzioni dell’ipofisi e del cervello. In particolare, per quanto riguarda i microrganismi del tipo Bifidobacterium, la ricercatrice ha ricordato che sono strettamente legati, in generale, al buon funzionamento dell’organismo: “durante la vita la percentuale di Bifidobacteria sul totale del microbiota passa dal 90% dei neonati al 5% delle persone più anziane e di quelle con malattie come obesità e diabete. Alcuni cibi e integratori alimentari e l’esercizio fisico sembrano favorire la presenza nel microbiota di questi e altri tipi di batteri benefici” e ha concluso “oggi quindi la raccomandazione è semplice: abitudini di vita sane sono la risposta migliore a un sano 'istinto intestinale'”.

Fra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 mi sono specializzato prima in gastroenterologia e poi in endocrinologia e nessuno, all’epoca, poteva nemmeno immaginare che un giorno si sarebbe scoperto che i batteri presenti nell’intestino potessero influenzare la secrezione degli ormoni dell’ipofisi e delle ghiandole surrenali. Allora, il ruolo del microbiota era misconosciuto, ora è sempre più valorizzato. Ci vorrà ancora un po’ di tempo per trasformare queste evidenze in conoscenze solide e utili a gestire meglio le malattie, ma il significato più importante di queste scoperte è che l’organismo è uno e che la focalizzazione sui singoli apparati, quello gastroenterico, quello endocrino, quello immunitario è ormai acqua passata. I medici, ma anche le persone interessate alla propria salute, devono pensare a un unico sistema, da tenere nel miglior equilibrio possibile, e nel quale la causa di un disturbo va ricercata anche dove prima non si pensava potesse essere.

Tommaso Sacco

Fonte: Healio