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Una regolare attività fisica, anche se non fa perdere peso, può prevenire la comparsa del diabete nei soggetti a rischio

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Una regolare attività fisica, anche se non fa perdere peso, può prevenire la comparsa del diabete nei soggetti a rischio

Una nuova analisi dei dati di due studi della durata complessiva di 15 anni, indica che l’attività fisica, indipendentemente dalla riduzione del peso corporeo, può prevenire la comparsa del diabete in soggetti con intolleranza al carico di glucosio.

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Il Programma di Prevenzione del Diabete (in inglese Diabetes Prevention Program: DPP), della durata di 3 anni, e un altro studio, denominato Studio degli esiti del Programma di Prevenzione del Diabete (in inglese Diabetes Prevention Program Outcomes Study: DPPOS), hanno seguito 3234 soggetti in sovrappeso o obesi, che non presentavano un diabete di tipo 2, ma avevano una intolleranza al carico di glucosio. Lo scopo è stato quello di verificare se la modifica dello stile di vita era in grado di ridurre la comparsa di nuovi casi di diabete in questa popolazione. La modifica dello stile di vita prevedeva l’esecuzione di almeno 150 minuti di attività fisica moderata alla settimana, con l’obiettivo di perdere il 7% del peso corporeo e le persone che seguivano questo programma sono state confrontate con altre che assumevano un farmaco per il diabete o un placebo.

Nel gruppo che ha seguito il programma di aumento dell’attività fisica, già alla fine dei primi 3 anni del Programma di Prevenzione del Diabete, la riduzione della comparsa del diabete è stata del 58%, indipendentemente dalla perdita di peso. I risultati sono stati ancora più interessanti nei soggetti che hanno ottenuto una diminuzione di peso almeno del 5% (4 kg per una persona di 80 kg) e hanno eseguito attività fisica in modo più continuativo e intenso: tra questi sono state osservate riduzioni fino al 70-80% dello sviluppo del diabete. Inoltre, è stato notato che, per ogni ora e mezza per settimana di camminata veloce o di altra attività simile in più rispetto ai 150 minuti previsti dal programma, la probabilità di comparsa del diabete si è ridotta di un ulteriore 2%, anche se non è diminuito il peso. Da notare che la frequenza annuale di comparsa del diabete, in chi ha praticato l’attività fisica regolare, è stata del 4,8%, più bassa rispetto all’11% di chi era nel gruppo placebo e al 7,8% di chi ha assunto il farmaco.

I risultati dello studio hanno suscitato un acceso dibattito fra gli esperti, alcuni dei quali hanno segnalato che dai dati emerge che, nel gruppo che ha aumentato e mantenuto nel tempo l’attività fisica, la comparsa del diabete non è stata evitata del tutto, ma solo ritardata. Ma anche solo ritardare lo sviluppo di una malattia di alcuni anni non è un obiettivo da poco. Altri hanno sottolineato la non facile applicazione nella medicina pratica di approcci mirati a modificare stabilmente le abitudini di vita.

D’altra parte, il messaggio che emerge dallo studio è forte e chiaro: una persona sovrappeso o obesa e con un’alterazione metabolica che precede il diabete, che riesca a praticare un’attività fisica regolare di intensità moderata, riduce la probabilità di comparsa del diabete di tipo 2 o, quanto meno, ne ritarda sensibilmente lo sviluppo, anche a prescindere dal calo di peso.

Testi a cura della redazione scientifica Editamed

Fonte: Medscape