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Quale variabile indica meglio lo stato di pre-diabete?

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Quale variabile indica meglio lo stato di pre-diabete?

Da tempo gli specialisti dibattono circa quale indice o variabile usare per individuare precocemente i quadri di metabolismo alterato che precedono lo sviluppo del diabete vero e proprio. I risultati di uno studio suggerirebbero che la misurazione della glicemia a digiuno sia un indice già abbastanza affidabile.

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Una volta che il diabete di tipo 2 si è manifestato con chiari segni, sintomi e alterazioni di laboratorio si può solo controllare e rallentare la sua evoluzione. Esiste, però, uno stato, definito di pre-diabete, che si può evidenziare con alterazioni degli esami di laboratorio, in assenza di segni e sintomi. E’ molto importante individuare questi quadri perché, in tal modo, si possono proporre approcci in grado di rallentare, se non prevenire del tutto, la comparsa del diabete. Per questi motivi, da sempre, si dibatte su quale debba essere la variabile alla quale fare riferimento per individuare il pre-diabete, considerando che la caratteristica principale che essa deve avere è quella di poter essere applicata su grandissima scala, viste le dimensioni della popolazione a rischio di presentare questa condizione. Fra gli esami di laboratorio proposti per questo impiego c’è la curva da carico di glucosio, mentre la glicemia a digiuno è considerata l’esame che permette di formulare la diagnosi di diabete di tipo 2 e la misurazione dell’emoglobina glicata è usata per verificare, nel tempo, il controllo del metabolismo degli zuccheri nelle persone con diabete già confermato.

Bethany Warren e colleghi hanno eseguito una ricerca su un’ampia popolazione per verificare quale fosse l’esame che, risultando alterato in persone inizialmente senza diabete, si associava in maniera più attendibile al successivo sviluppo di questa malattia. Tutto ciò per comprendere se una particolare variabile era in grado di definire la condizione di pre-diabete. Il numero di casi valutato inizialmente era di 10844 ed è diventato di 7194 in una fase successiva dello studio. Fra gli esami eseguiti c’erano l’alterazione dela glicemia a digiuno, la curva da carico di glucosio e l’emoglobina glicata. Usando gli intervalli di valori stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Associazione Americana del Diabete, gli autori hanno rilevato che la glicemia a digiuno è stata la variabile più sensibile, in generale, per l’individuazione dello stato di pre-diabete, facendo riferimento all’intervallo di valori proposti dall’Associazione Americana del Diabete. Prendendo in considerazione caratteristiche dei soggetti esaminati come età, sesso e altre ancora si è rilevato che l’emoglobina glicata era in grado di definire con maggiore precisione, non solo lo stato di pre-diabete, ma anche lo sviluppo successivo di malattie, associate al diabete di tipo 2, a carico di cuore, vasi sanguigni e reni.

Gli autori hanno concluso che la misurazione della glicemia a digiuno, usando gli intervalli proposti dall’Associazione Americana del Diabete (110-124 mg/dl), è in grado di indicare, in generale, la presenza di una condizione di pre-diabete. L’esecuzione di un esame come l’emoglobina glicata aggiunge solo indicazioni circa possibili complicanze del diabete.

Tommaso Sacco

Fonte: Comparative prognostic performance of definitions of prediabetes: a prospective cohort analysis of the Atherosclerosis Risk in Communities (ARIC) study; The Lancet Diabetes & Endocrinology; Novembre 2016.