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Una pubblicazione recente indica che la somministrazione di vitamina D non ha effetti significativi sulla salute dell’osso

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Una pubblicazione recente indica che la somministrazione di vitamina D non ha effetti significativi sulla salute dell’osso

Nella letteratura scientifica si continuano ad alternare pubblicazioni che valorizzano o che mettono in dubbio l’utilità della somministrazione della vitamina D per varie condizioni patologiche. Una metanalisi recente suggerirebbe che la somministrazione di integratori a base di vitamina D non previene le fratture e le cadute e non ha effetti clinici significativi sulla densità minerale ossea. Future verifiche dovranno confermare tali dati.

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Bolland e colleghi sono partiti dalla considerazione che i dati sull’efficacia della vitamina D, in particolare quando somministrata a dosi elevate, sul rischio di fratture, cadute e densità minerale ossea sono contraddittori. Per questo si sono posti l’obiettivo di fare chiarezza sugli effetti della somministrazione di tale vitamina. Hanno quindi eseguito una revisione sistematica della letteratura e una metanalisi dei dati pubblicati sull’argomento. Hanno cercato gli articoli nei maggiori archivi della letteratura scientifica fino al febbraio 2018. In particolare, hanno valutato gli studi clinici randomizzati che hanno confrontato l’effetto della somministrazione di dosi elevate di vitamina D, in soggetti di età superiore a 18 anni, rispetto a persone non trattate o che assumevano placebo oppure che avevano ricevuto dosi più basse della stessa vitamina. Sono state prese in considerazione anche le ricerche che hanno previsto la somministrazione di più sostanze, come ad esempio l’associazione fra calcio e vitamina D, purché la differenza fra i gruppi di trattamento consistesse proprio nell’uso o meno della vitamina D. Sono stati esclusi gli studi fatti con prodotti contenenti analoghi idrossilati della vitamina D. Le variabili impiegate nelle ricerche selezionate sono state: totale delle fratture o fratture solo dell’anca, cadute o misurazioni della densità minerale ossea eseguite in vari distretti dell’apparato osseo. I dati raccolti sono stati analizzati con opportuni metodi statistici e in particolare, fra le variabili secondarie, valutate, c’è stata la percentuale di modificazione della densità minerale ossea rispetto al basale nelle seguenti aree: rachide lombare, anca, collo del femore, avambraccio e l’apparato osseo nel suo insieme. Sono stati identificati 81 studi clinici randomizzati e controllati, su un totale di 53.537 partecipanti. Di essi, 42 hanno riportato il numero delle fratture, 37 quello delle cadute e 41 i dati sulla densità ossea. Nell’analisi combinata dei risultati, la somministrazione di vitamina D non ha dimostrato effetti sul numero totale delle fratture (36 studi; n° di soggetti = 44.790, rischio relativo 1.00, intervallo di confidenza al 95%; 0.93-1.07), su quello delle fratture dell’anca (20 studi; n° di soggetti = 36.655, rischio relativo 1.11, intervallo di confidenza al 95%, 0.97-1.26) e sul numero delle cadute (37 studi; n° di soggetti = 34.144, rischio relativo 0.97, intervallo di confidenza al 95%, 0.93-1.02). I risultati sono stati simili nelle ricerche cliniche randomizzate e controllate con vitamina D ad alte dosi, rispetto alla stessa vitamina a basse dosi, e in analisi fatte sul sottogruppo di soggetti che aveva ricevuto più di 800 unità internazionali al giorno. Nelle analisi combinate non ci sono state differenze clinicamente rilevanti fra i gruppi, circa la densità minerale ossea, in nessuna parte dell’apparato osseo: intervallo di valori della densità minerale ossea da – 0.16% a 0.76% su periodi di osservazione di durata compresa tra 1 e 5 anni. Anche i dati riguardanti il numero totale di fratture e di cadute hanno suggerito che la somministrazione di integratori a base di vitamina D non determina riduzioni significative di tali eventi. Nessuna evidenza di efficacia clinicamente consistente ha riguardato anche la riduzione delle fratture dell’anca. Infine, le variazioni della densità minerale ossea dell’anca, dell’avambraccio e dell’apparato osseo nel suo insieme non hanno fornito evidenze convincenti circa l’efficacia della vitamina D.

Nelle conclusioni, gli autori hanno sottolineato che, dalla loro analisi, risulta la mancata efficacia della somministrazione di vitamina D nel prevenire fratture o cadute o nel migliorare la densità minerale ossea. Hanno aggiunto che le loro valutazioni non hanno evidenziato differenze di effetto fra dosi basse e alte di questo elemento. Sulla base di tali risultati, hanno affermato che è poco giustificato l’uso di integratori a base di vitamina D per mantenere o per migliorare la salute dell’osso e che di questo bisognerebbe tenere conto nella formulazione delle Linee Guida.

Le conclusioni alle quali sono giunti questi autori contraddicono molta letteratura scientifica degli ultimi decenni e prassi consolidate di molti medici. Quello che loro hanno fornito è un contributo interessante, che andrà passato al vaglio di altri esperti.

Tommaso Sacco

Fonte: Effects of vitamin D supplementation on musculoskeletal health: a systematic review, meta-analysis, and trial sequential analysis; Lancet Diabetes & Endocrinology, 2018 Oct 4. pii: S2213-8587(18)30265-1.