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Pubblicato il Rapporto Osservasalute 2016: i risultati contraddicono luoghi comuni e demagogia sanitaria

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Pubblicato il Rapporto Osservasalute 2016: i risultati contraddicono luoghi comuni e demagogia sanitaria

Il Rapporto Osservasalute 2016 ha valutato lo Stato di Salute e la qualità dell’assistenza nelle regioni italiane. I dati raccolti sembrano contraddire alcuni luoghi comuni sulle abitudini di vita “mediterranee”, che metterebbero al sicuro dal rischio di sviluppare certe malattie, e su una sanità pubblica che offrirebbe gli stessi servizi in tutta Italia.

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Nella premessa al documento si ricostruisce la storia delle riforme del Sistema Sanitario sottolineando che, se da una parte si sono ottenuti miglioramenti dei livelli di assistenza, dall’altra si è andati incontro a “innegabili fallimenti”. Ad esempio, si afferma chiaramente che la “questione meridionale” della Sanità Italiana non è stata affatto risolta e che si sono ampliate differenze sociali, che si ripercuotono sull’assistenza sanitaria e sui livelli di salute della popolazione. In termini di spesa, nel 2015 la cifra per cittadino per l’assistenza sanitaria nella Provincia Autonoma di Bolzano è stata di 2.255€, molto più alta di quella di molte regioni del mezzogiorno, fra le quali la Calabria che ha registrato il valore più basso di 1.725€. Come va interpretato questo dato? Che i cittadini altoatesini sono più malati dei calabresi? Che a Bolzano si sprecano soldi nella sanità? Due ipotesi molto remote. Verrebbe da pensare, piuttosto, che a Bolzano, come nei Paesi del Centro/Nord Europa, si investe di più e meglio nella salute dei cittadini, perché questo crea vantaggi e risparmi a livello sociale. Resta il fatto che la salute di un Italiano che vive in Alto Adige si spende il 30% in più, rispetto a un italiano che vive in Calabria e questo contraddice la logica, l’etica e anche i dettami della Costituzione, secondo i quali tutti i cittadini Italiani dovrebbero godere degli stessi diritti e usufruire degli stessi servizi.

Considerando un indicatore dello stato di salute come la mortalità delle persone al di sotto dei 70 anni di età, che esprime il livello di benessere fisico ottenuto con le abitudini di vita dei cittadini e anche l’efficacia dell’assistenza sanitaria che essi ricevono, si rileva un dato molto allarmante. Nelle Regioni del nord Italia la mortalità dei cittadini sotto i 70 anni è in diminuzione, nelle Regioni del centro Italia è stazionaria e nelle Regioni del sud Italia è in chiaro aumento. Questa situazione suggerisce due problemi: nelle Regioni meridionali le abitudini di vita non sono tanto salutari, come i luoghi comuni relativi alla dieta mediterranea e al clima favorevole farebbero ipotizzare, e l’assistenza sanitaria non è all’altezza di quella erogata nelle altre parti d’Italia.

I dati contenuti nel Rapporto sono tanti e non è possibile passarli tutti in rassegna, ma qualcuno colpisce in maniera particolare. Ad esempio, riguardo al diabete, si segnala che oggi in Italia ci sono circa 3.6 milioni di persone affette da questa malattia, vale a dire il 6.2% della popolazione, e di tutti i casi di diabete oltre il 90% è costituito da soggetti con diabete di tipo 2. A fronte di una frequenza media nazionale della malattia del 6.2%, nella Provincia Autonoma di Bolzano c’è solo un 2% di diabetici, a fronte di frequenze ben più alte nelle Regioni del sud, con la Basilicata ha la frequenza più alta d’Italia di diabete: il 10%, un valore 5 volte superiore a quello di Bolzano. Con una comunicazione che enfatizza tanto i benefici della dieta e le abitudini “mediterranee” che proteggerebbero da malattie come il diabete non è facile interpretare questo dato. A Bolzano si fa la dieta mediterranea e a Matera no? O forse la dieta mediterranea non è così salutare? Un altro dato avvalorerebbe questi dubbi: in tutte le Regioni del centro e del sud e nelle Isole l’obesità è più frequente, sia rispetto alle Regioni del nord che rispetto alla frequenza media Nazionale. Forse sarebbe il caso di cominciare a spiegare che vivere nelle Regioni più mediterranee non vuol dire fare la dieta mediterranea e che la dieta mediterranea della quale parlano gli epidemiologi e gli scienziati non contempla supplì, parmigiane di melanzane, babbà e cassate e altri cibi eccellenti, ma non molto protettivi.

Sempre rimanendo nell’ambito delle malattie metaboliche, ma passando ai dati relativi all’Assistenza sanitaria, il Rapporto indica che, nelle Regioni del sud, la rete dei Centri Antidiabetici ha perso efficienza, mentre nelle Regioni del nord è stata potenziata. Ciò ha determinato, come risultato, che al nord si rileva una progressiva diminuzione dei ricoveri ospedalieri per diabete, che invece al sud restano molto frequenti, con i valori massimi nella Regione Molise per diabetici di sesso maschile e nella Regione Puglia per quelli di sesso femminile. Al contrario, la frequenza più bassa di ricoveri per diabete si è registrata in Lombardia per le donne e nella Provincia Autonoma di Bolzano per gli uomini.

Insomma, dai dati del Rapporto Osservasalute emerge che l’Unità di Italia deve essere ancora compiuta, sia riguardo allo stato di salute dei cittadini che per quanto concerne l’Assistenza Sanitaria che essi ricevono, e che i falsi miti da sfatare, riguardo all’alimentazione e alle altre abitudini di vita, sono proprio tanti.

Tommaso Sacco

Fonte: Osservatorio Nazionale Sulla Salute Nelle Regioni Italiane 

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