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Pubblicate delle Linee Guida sull’uso del testosterone nei maschi con ipogonadismo

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Pubblicate delle Linee Guida sull’uso del testosterone nei maschi con ipogonadismo

La Società statunitense e quella australiana di Endocrinologia hanno pubblicato delle Linee Guida, da applicare nella pratica clinica quotidiana, sull’impiego del testosterone nei maschi affetti da ipogonadismo. Non tutte le indicazioni fornite sono concordi.

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La Società statunitense di Endocrinologia ha pubblicato delle Linee Guida sui trattamenti con testosterone che si impiegano nella pratica quotidiana, nei maschi con ipogonadismo e la Società australiana di endocrinologia ha proposto un documento simile, sullo stesso tipo di cura, nella medesima indicazione. Yeap e colleghi hanno analizzato le due pubblicazioni per verificare quanto fossero in linea l’una con l’altra. Ambedue i documenti sottolineano l’importanza di formulare tempestivamente una diagnosi di carenza o di mancanza di ormoni androgeni nell’uomo, provocata da alterazioni delle funzioni o della struttura degli organi che producono tali ormoni. L’ipogonadismo può dipendere da problemi a carico dell’ipotalamo, dell’ipofisi o dei testicoli e, comunque, nella maggior parte dei casi, viene curato efficacemente con il testosterone. Ambedue i documenti sopracitati segnalano che anche i maschi, con il sistema di ghiandole che produce androgeni ancora intatto, possono avere comunque concentrazioni ridotte di testosterone nel sangue, in particolare se sono anziani, obesi o con malattie che interferiscono con la produzione dell’ormone. Le Linee Guida statunitensi classificano questo tipo di soggetto come affetto da ipogonadismo organico, se riconducibile all’età avanzata, o funzionale, se dovuto a obesità o a malattie associate, e propongono ai medici di concordare con i loro assistiti l’eventuale somministrazione di testosterone. Le Linee Guida australiane, al contrario, non suggeriscono lo stesso approccio in tali soggetti. Per quanto riguarda l’intervallo di normalità, le Linee Guida statunitensi ne propongono uno per il testosterone totale nei maschi giovani, mentre quelle australiane indicano una serie di intervalli diversi per ciascuna fascia di età. Nel documento pubblicato dalla Società statunitense di Endocrinologia, si raccomanda di misurare sia il testosterone libero che quello totale, per individuare i maschi con ipogonadismo, nei casi in cui è alterata la concentrazione nel sangue della globulina legante l’ormone del sesso (SHBG), oppure quando il valore della concentrazione nel sangue del testosterone totale è al limite dell’anormalità. Il documento australiano raccomanda di eseguire esami di laboratorio che includano il testosterone totale, ricordando che esso può essere più basso del previsto, se la concentrazione nel sangue della SHBG è ridotta. Ambedue le Linee Guida sottolineano la necessità di valutare la presenza di un tumore della prostata o di malattie cardiovascolari prima di iniziare la somministrazione di testosterone. In particolare, il documento statunitense fornisce raccomandazioni più dettagliate per la misurazione del PSA (Prostate Specific Antigen; in italiano Antigene Prostatico Specifico) nel sangue, rimandando l’inizio della cura con testosterone a dopo l’eventuale comparsa di episodi acuti di malattie cardiovascolari e indicazioni per l’esecuzione di esami strumentali che valutino la struttura dell’ipofisi.

Nelle conclusioni, gli autori evidenziano che le differenze fra gli approcci raccomandati dalle due Linee Guida sono indicative del fatto che ciascun documento si basa su evidenze diverse e che l’unico modo di gestire l’ipogonadismo nei maschi è quello di personalizzare l’approccio per ogni soggetto.

Tommaso Sacco

Fonte: Clinical practice update on testosterone therapy for male hypogonadism: Contrasting perspectives to optimize care; Clinical Endocrinology, 2019 Jan;90(1):56-65.