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Pubblicata una revisione della letteratura su Ramadan e diabete

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Pubblicata una revisione della letteratura su Ramadan e diabete

Un gruppo di esperti britannici ha eseguito una revisione della letteratura sulle problematiche che il Ramadan crea alle persone affette da diabete. Nella pubblicazione si riassumono le evidenze disponibili circa l’impiego dei trattamenti del diabete in questa particolare situazione.

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Nel mese del Ramadan la religione islamica prevede che tutti i mussulmani adulti sani osservino il digiuno durante il giorno, per poi mangiare dopo il tramonto. Questo fa sì che, quando il mese del Ramadan cade nel periodo dell’anno nel quale le giornate sono più lunghe, in aree geografiche come il nord della Gran Bretagna, il digiuno può durare più di 18 ore. Per le caratteristiche specifiche del calendario islamico, il mese del Ramadan può capitare in tutte e quattro le stagioni, secondo un ciclo di circa 33 anni. Nonostante ci siano varie eccezioni all’adesione al digiuno del Ramadan, è molto radicato nei mussulmani il desiderio di aderirvi, anche da parte di soggetti ad alto rischio, come i malati con diabete di tipo 2. Ahmed e colleghi hanno eseguito una revisione della letteratura per fare il punto sulle attuali conoscenze e sulle evidenze cliniche riguardanti il digiuno, anche di persone con diabete di tipo 2 e con diabete di tipo 1. Inoltre, gli autori hanno raccolto informazioni su Ramadan e gravidanza, chirurgia bariatrica e soggetti anziani. Sulla base delle pubblicazioni analizzate, Ahmed e colleghi hanno anche formulato raccomandazioni per la gestione del problema nella pratica clinica. Infatti, molti diabetici ammettono di usare approcci “fai da te” per gestire la loro malattia durante il Ramadan e lo fanno perché sottovalutano i rischi e le conseguenze che comporta il digiuno per la loro salute. D’altra parte, anche i medici possono essere in difficoltà, perché non colgono appieno l’importanza che ha per i mussulmani osservare il digiuno. Una prima indicazione che hanno fornito gli autori della revisione è quella di eseguire dei controlli nel periodo precedente al Ramadan, per definire il livello di compenso di ciascun diabetico e assegnare un livello di rischio correlato all’osservanza del digiuno. Questo serve a individuare le persone a rischio alto o molto alto alle quali si dovrebbe consigliare comunque di non digiunare. Hanno aggiunto che, nell’attuale scenario determinato dall’epidemia da COVID-19, i soggetti che prima erano classificati come ad alto rischio, ora sono diventati a rischio molto alto. D’altra parte, Ahmed e colleghi hanno riconosciuto che l’adesione al digiuno è una scelta personale e molti possono farla, a dispetto delle indicazioni ricevute. Nel caso si configuri una situazione di questo tipo, il diabetico va seguito e supportato, sia durante il digiuno che nel periodo immediatamente successivo, anche impiegando i più recenti dispositivi per la somministrazione dell’insulina e per la misurazione della glicemia. Anche se mancano studi clinici dedicati espressamente all’osservanza del digiuno del Ramadan, esistono riscontri sufficienti sulle diverse classi di prodotti impiegati per il controllo della glicemia nelle persone con diabete che osservano digiuni in generale. È importante che si condividano con i diabetici le diverse scelte che si pongono, illustrando pro e contro, in maniera da decidere insieme quella più adatta al singolo individuo. Impostato in questo modo, l’approccio alla gestione del Ramadan diventa una buona opportunità per informare il diabetico sulle caratteristiche della malattia e sul funzionamento delle cure.

Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato l’importanza di supportare i mussulmani che hanno il diabete nel gestire al meglio il mese del Ramadan, in modo da prevenire che l’osservanza del digiuno provochi danni alla loro salute e promuovendo una conoscenza più approfondita della malattia dalla quale sono affetti.

Tommaso Sacco

Fonte: Ramadan and Diabetes: A Narrative Review and Practice Update; Diabetes Therapy, 2020 Sep 9.