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Ormone della crescita (GH) ricombinante: l'identificazione dei marcatori nel sangue potrebbe aiutare a svelare gli abusi?

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Ormone della crescita (GH) ricombinante: l'identificazione dei marcatori nel sangue potrebbe aiutare a svelare gli abusi?

I risultati di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori italiani e inglesi, pubblicati sulla rivista internazionale Clinical Endocrinology, potrebbero fornire informazioni utili sul cosiddetto doping da GH (dall'inglese Growth Hormone), l'ormone della crescita.

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Il GH ha il compito di attivare i processi di crescita a livello di tutti gli organi e tessuti dell'organismo. La sua secrezione avviene in maniera ciclica: nell'arco della giornata vi sono diversi "picchi" di rilascio. Se la sua produzione è insufficiente, in genere, si prescrive una cura a base di GH ricombinante del tutto identico a quello naturale. In questo modo si prevengono le conseguenze di una carenza non curata, come bassa statura, scarso sviluppo della massa muscolare e scheletrica, problemi al cuore.

Il GH ricombinante è anche una delle sostanze più comunemente usate dagli atleti per aumentare artificiosamente le prestazioni, in particolare potenziando la massa muscolare e riducendo i depositi di grasso. Rispetto ad altri dopanti, è difficilmente rilevabile con i normali controlli antidoping del sangue e delle urine. Infatti, il farmaco ha un'emivita, ossia un tempo di permanenza nel circolo sanguigno, breve: già  a distanza di poche ore dall'assunzione non è più rintracciabile nel sangue. Inoltre, distinguere il GH sintetico da quello naturale non è semplice e la produzione a "picchi" di quello naturale non rende possibile stabilire un valore costante di riferimento della molecola nel sangue. Infine, il GH non viene eliminato tramite le urine, quindi, non può essere rilevato con l'analisi delle urine. Il nuovo studio anglo-italiano potrebbe aprire nuove prospettive in questo senso.

I ricercatori hanno reclutato 303 atleti professionisti e 78 atleti amatoriali di età  compresa fra i 17 e i 53 anni. Tutti sono stati sottoposti per più volte, nell'arco di 12 mesi, a un innovativo test che si basa sull'identificazione e misurazione di due molecole (IGF-I e il P-III-P) GH dipendenti (sono prodotte sotto lo stimolo di questo ormone). Si tratta di due sostanze, i cui livelli sono misurabili nel sangue, che sono in grado di svelare un eccesso di GH nell'organismo. Nessun atleta è risultato positivo per l'ormone della crescita. Al termine della ricerca si è visto, inoltre, che i livelli dei marcatori sono rimasti stabili in tutti gli atleti. Secondo gli autori, questa alta stabilità  suggerirebbe che i livelli di questi marcatori sono fortemente determinati geneticamente e quindi molto affidabili, anche nel follow-up, cioè nel controllo dell'atleta a distanza di tempo. L'intenzione è quella di creare le basi per la realizzazione di un passaporto per l'atleta, che includa controlli periodici durante le diverse fasi della stagione di attività  (gare, allenamento, riposo, eccetera).

Redazione Fondazione Cesare Serono

Fonte: The use of growth hormone (GH)-dependent markers in the detection of GH abuse in sport: Physiological intra-individual variation of IGF-I, type 3 pro-collagen (P-III-P) and the GH-2000 detection score; Clinical Endocrinology, April 2010; 72(4): 520-6