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Obesità infantile: prevenire sì, ma come e quando

Parere degli esperti

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Obesità infantile: prevenire sì, ma come e quando
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

L’obesità infantile oggi rappresenta un fenomeno molto allarmante in tutto il mondo. In Italia i dati più recenti raccolti dal Ministero della Salute attraverso il Sistema di Sorveglianza “OKKIO alla Salute”, su 42.000 bambini delle scuole elementari, mostrano che il 23% è in sovrappeso e l’11% è obeso. Molto spesso la spiegazione risiede nelle abitudini alimentari: infatti il 9% dei bambini salta la prima colazione, il 30% non ne fa una adeguata e salutare, il 25% non assume quotidianamente frutta e verdura, il 50% è un assiduo consumatore di bevande zuccherate o gasate. Altro riscontro pessimo e ricorrente è la sedentarietà: un bambino su cinque pratica sport per non più di un’ora a settimana e uno su due ha la televisione in cameretta.

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Uno studio dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) ha evidenziato che, su 2100 bambini di 8-9 anni di età, il 70% non va a scuola a piedi e meno di un terzo gioca per più di due ore al giorno all’aria aperta nei giorni feriali [1].

Questo è quanto si osserva in età scolare, ma il problema è che le cattive abitudini affondano le proprie radici in epoche molto precoci.

Alcuni studi in letteratura considerano l’alimentazione della madre in gravidanza un possibile fattore di rischio di obesità nel prodotto del concepimento una volta raggiunta l’età infantile. In passato si considerava rischiosa la costituzione della madre gravida per il destino “costituzionale” del figlio; oggi, grazie alla presenza di marker epigenetici nel sangue cordonale, è stato osservato che, indipendentemente dalla costituzione materna, l’alimentazione ricca di carboidrati durante la gestazione può predisporre il piccolo all’obesità, anche a lungo termine, cioè tra i 6 e i 9 anni [2].

Lo stile di vita e le abitudini alimentari sono un bagaglio che il bambino acquisisce sin dai suoi primi anni di vita, dal divezzamento se non addirittura dall’allattamento.

Per quanto riguarda l’allattamento materno, va ricordato che non pochi sono i benefici rispetto a quello artificiale. Un recente studio ha messo in relazione l’alimentazione nel corso del primo anno di vita e lo stato di salute al bilancio del sesto anno, evidenziando che il consumo di bevande nel corso del primo anno espone a un rischio doppio di obesità a 6 anni. Al contrario pare che l’allattamento materno sia correlato a un futuro maggior consumo di frutta e verdura e a un minor consumo di bevande zuccherate [3].

Nonostante viviamo in una Società del benessere in cui il latte formulato è pressoché alla portata di tutti, il pediatra “moderno” non scoraggia l’allattamento materno anzi lo promuove, portandone a conoscenza tutti i vantaggi, dando consigli e limitando le possibili difficoltà.

Negli anni ’50-’60 si era assistito a un crollo dell’allattamento al seno a vantaggio di quello artificiale, tuttavia a partire dagli anni ’70 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha adottato numerose iniziative per incentivarlo nuovamente. Pertanto oggi la tendenza di tutta la pediatria internazionale è a favore dell’allattamento esclusivo al seno per almeno i primi 6 mesi di vita del bambino. Nel 1989 è stata firmata la Dichiarazione congiunta OMS-UNICEF per la promozione dell’allattamento materno, promozione che deve iniziare già dall’epoca della gravidanza, fornendo alla donna le corrette informazioni, e continuare poi fino alle prime ore di vita del bambino, ponendolo immediatamente in contatto con il corpo della mamma (o al massimo entro 2 ore dalla nascita), per almeno un’ora e sistemandolo nella stessa stanza della madre 24 ore su 24 (rooming-in).

Altro momento fondamentale si svolge nell’ambulatorio pediatrico, laddove la neomamma va incoraggiata e informata adeguatamente, con la dimostrazione pratica dell’allattamento e con le corrette informazioni circa il mantenimento della secrezione lattea anche nelle circostanze in cui viene separata dal neonato. Vanno inoltre spiegati i numerosi vantaggi dell’allattamento al seno per la madre e per il bambino, per esempio quelli di creare barriere fisiche e biochimiche contro gli agenti infettivi, promuovere lo sviluppo neurocognitivo e prevenire problematiche legate ad allergie, diabete e, non ultima, l’obesità.

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