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Nuove evidenze mettono in discussione l’impiego dei probiotici nella gastroenterite acuta pediatrica

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Nuove evidenze mettono in discussione l’impiego dei probiotici nella gastroenterite acuta pediatrica

La gastroenterite acuta pediatrica è una delle indicazioni nelle quali è più frequente l’impiego dei probiotici. I risultati di due studi pubblicati sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine (Giornale Medico del New England) hanno dimostrato che i probiotici in questa patologia non sono efficaci.

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La gastroenterite acuta pediatrica è un’infiammazione di stomaco e intestino provocata nel 70% dei casi da virus e nel 30% da batteri. Essa si manifesta con diarrea e vomito, ha un andamento acuto, durando massimo una settimana e tende a risolversi da sola, ma espone i bambini a un elevato rischio di perdita eccessiva di liquidi e di ulteriori complicanze dovute a questo fenomeno. Negli ultimi decenni si è diffuso sempre di più l’impiego, nella pratica clinica dei pediatri dei probiotici in questa indicazione. Importanti Linee Guida nazionali e internazionali hanno supportato tale approccio. D’altra parte, l‘uso di questi prodotti, anche in altre indicazioni, è in grandissima espansione, tanto che, a oggi, si prevede che il valore delle loro vendite aumenterà dai 33 miliardi di euro del 2015 a 56 miliardi di euro nel 2023. Due gruppi di ricercatori, uno statunitense e uno canadese, hanno eseguito due studi diversi, ma con protocolli simili, in ampie popolazioni di bambini affetti da gastroenterite acuta pediatrica, nei quali hanno valutato l’efficacia dei probiotici. Questi prodotti contenevano ceppi di batteri dello stesso tipo di quelli presenti nei probiotici comunemente usati in Italia e in altri Paesi del Mondo. Nella ricerca eseguita negli Stati Uniti sono stati valutati 971 soggetti e in quella canadese 886, di un’età compresa fra 3 mesi e 4 anni. L’obiettivo degli studi è stato quello di verificare se la somministrazione di probiotici, alle dosi comunemente impiegate nella pratica clinica, riducesse la percentuale di bambini che presentavano una gastroenterite acuta di gravità da moderata a severa entro le due settimane successive all’inizio del trattamento. Per ambedue le ricerche è stato usato il placebo come confronto e, come variabile principale per la misurazione dell’efficacia, si è impiegata una scala specifica, che permette di integrare la valutazione di tutte le principali manifestazioni cliniche della gastroenterite acuta pediatrica in un unico punteggio. Oltre a questa variabile, è stato studiato anche l’andamento dei singoli segni e sintomi. I risultati raccolti hanno tutti confermato che la somministrazione di probiotici non ha avuto alcun effetto. Non si è ridotta la percentuale di bambini con gastroenterite acuta da moderata a grave, non sono diminuite le durate della diarrea e del vomito, non si è ridotta la frequenza di assenze dal lavoro dei caregiver e non si è modificata la probabilità di contagio nell’ambito della famiglia da parte dei bambini malati. I dati raccolti in queste due ricerche possono essere definiti rivoluzionari, perché vanno a contraddire una pratica consolidata. Tale pratica era basata, a sua volta, su evidenze raccolte in studi eseguiti in vari Paesi del Mondo. Per questo motivo, Schnadower e colleghi e Freedman e colleghi, gli autori dei due articoli pubblicati sul New England Journal of Medicine, hanno proceduto anche a un’accurata analisi delle ricerche precedenti, giungendo alla conclusione che esse erano penalizzate da importanti limiti metodologici, che ne possono avere condizionato i risultati. Inoltre, hanno sottolineato che, pur essendo tali evidenze di bassa qualità scientifica, molte società mediche le hanno usate come base per formulare Linee Guida che hanno promosso l’uso dei probiotici nella gastroenterite acuta pediatrica. Nello stesso numero della rivista, nel quale sono stati pubblicati gli studi di Schnadower e colleghi e di Freedman e colleghi, è comparso un editoriale di commento agli stessi. Il suo autore ha sottolineato che, sulla base degli esiti di queste due ricerche, dovrà essere rivisto l’uso dei probiotici in questa indicazione.

I tre articoli del New England Journal of Medicine seguono di pochi mesi la pubblicazione di un altro importante documento già ripreso da un aggiornamento comparso su questo sito qualche mese fa. I risultati delle ricerche citati in tale documento dimostravano che la somministrazione di probiotici comportava effetti molto variabili sul microbiota intestinale, nel senso che, in alcuni soggetti il microbiota non risentiva in alcun modo dell’assunzione di ceppi batterici contenuti nei probiotici. Queste ricerche erano state seguite in volontari sani adulti e quelle di Schnadower e colleghi e Freedman e colleghi in bambini con gastroenterite acuta e nel primo caso si studiava la colonizzazione dell’intestino da parte dei ceppi di probiotici e nell’altro l’efficacia clinica di tali prodotti. Certo è che, l’insieme delle evidenze che si vanno raccogliendo, suggeriscono una profonda rivisitazione dell’impiego clinico di questi prodotti.

Tommaso Sacco

Fonti