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L’assistenza sanitaria dei transessuali: un sondaggio mette in evidenza le difficoltà incontrate dagli endocrinologi

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L’assistenza sanitaria dei transessuali: un sondaggio mette in evidenza le difficoltà incontrate dagli endocrinologi

Un sondaggio ha evidenziato quali sono le attitudini e le strategie adottate dagli endocrinologi per l’assistenza dei transessuali, spesso trattati da questi specialisti con terapie ormonali. Dalla ricerca è emerso come ci siano ampi margini di miglioramento, sia nella capacità di gestire tali cure, che in quella di interagire con queste persone.

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Negli ultimi anni si sono diffuse consapevolezza e accettazione della società nei confronti dei transessuali. Ciò ha fatto sì che queste persone abbiano rinunciato all’anonimato e, negli Stati Uniti, il numero dei transessuali dichiarati è aumentato del 76% nel periodo compreso tra il 2009 e il 2013.

A fronte di questi progressi, un problema che resta aperto è quello dell’assistenza sanitaria dei transessuali. In parte l’inadeguatezza di questa assistenza è dovuta al fatto che alcuni di loro appartengono a ceti sociali svantaggiati, ma è anche vero che, in generale, i medici non ricevono una preparazione adeguata a gestire i problemi specifici che si possono presentare in questi soggetti. Infine, nella relazione fra medico e assistito, si possono creare barriere psicologiche che complicano ulteriormente l’interazione.

La conferma di questa situazione è arrivata da un sondaggio condotto su 80 endocrinologi che hanno partecipato a un congresso annuale dell’Associazione Americana degli Endocrinologi Clinici (American Association of Clinical Endocrinologists). I risultati del sondaggio hanno evidenziato che la maggior parte degli specialisti (il 63%) è disponibile a fornire occuparsi dei problemi clinici dei transessuali, anche se poi la maggior parte di essi ha dichiarato di non averne tra i propri assistiti. D’altra parte, solo il 20% degli specialisti ha dichiarato di trovarsi “molto a suo agio” nel discutere l’identità o l’orientamento sessuali, e solo il 41% degli intervistati si è definito “molto” o “abbastanza competente” per quanto riguarda la gestione clinica specifica di una persona transessuale. Tutto questo a fronte del fatto che il 50% degli intervistati fosse a conoscenza delle raccomandazioni scientifiche dedicate a questa casistica, e che il 70% degli specialisti avesse un’età inferiore a 40 anni.

Oltre un terzo degli specialisti ha dichiarato di essersi rifiutato di somministrare terapie ormonali a soggetti transessuali, mentre soltanto il 21% degli intervistati ha affermato che il proprio gruppo di lavoro, nel parlare con queste persone, sapeva usare correttamente i pronomi.

Secondo l’autore dell’articolo, quindi, nonostante i progressi fatti negli ultimi anni c’è ancora molto lavoro da fare perché gli specialisti in endocrinologia forniscano a queste persone l’assistenza specifica della quale hanno bisogno.

Testi a cura della redazione scientifica Editamed

Fonte: Transgender care by endocrinologists in the United States; Endocrine Practice, Volume 22, Issue 7, 2016.