Interferenti endocrini: quali effetti e come studiarli

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Interferenti endocrini: quali effetti e come studiarli

Un gruppo internazionale di esperti, del quale ha fatto parte anche un ricercatore dell’Università di Ancona, ha passato in rassegna le attuali conoscenze circa l’effetto che l’esposizione agli interferenti endocrini può avere sull’espressione dei geni. In particolare, è stato proposto un sistema per prevedere il rischio di danno per la salute attribuibile al contatto con ciascuna sostanza.

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Nel ventesimo secolo una grande quantità di sostanze inquinanti, sia organiche che inorganiche, è stata liberata nell’ambiente. Molte di queste molecole chimiche industriali hanno, nella struttura, una somiglianza tale con gli ormoni steroidi da essere in grado di legarsi ai recettori o agli enzimi ai quali si legano gli ormoni stessi. Inoltre, partecipano alla regolazione delle concentrazioni degli ormoni steroidi nel sangue e, con questi meccanismi, alterano la fisiologia degli organismi di specie acquatiche, di altri animali e dell’uomo. Per la capacità di queste molecole di interferire con la funzione del sistema endocrino, esse vengono definite interferenti endocrini. Non tutti i meccanismi con i quali gli interferenti endocrini agiscono sono stati definiti, ma molti di essi si legano a recettori posti sul nucleo della cellula, come il recettore X retinoide, i recettori attivati dal perossisoma proliferatore e i recettori degli estrogeni. Tra gli effetti dannosi per la salute attribuiti agli interferenti endocrini ci sono: alterazioni della funzione riproduttiva, sviluppo precoce della pubertà, modificazioni neurologiche e comportamentali, cambi della regolazione del sistema immunitario, contributo allo sviluppo di tumori e di malattie metaboliche. Tra gli interferenti endocrini ci sono molecole contenute nei prodotti per la cura personale, nella plastica, nei detergenti, negli insetticidi e nei farmaci. Molti di essi si ritrovano nell’acqua dei fiumi e del mare o nell’acqua e negli alimenti che beve e consuma l’uomo. Jacopo Umberto Verga e colleghi, nella loro revisione della letteratura, hanno passato in rassegna i tipi principali di interferenti endocrini e i loro effetti sull’ambiente e sulla salute umana e hanno illustrato l’applicazione delle tecnologie genomiche ad alta velocità di elaborazione e degli approcci di bioinformatica con i quali di possono definire i loro effetti. In particolare, hanno descritto la strategia di definizione del rischio derivante dal contatto con ciascun interferente endocrino, che permetterebbe di classificare sistematicamente tali sostanze tossiche. A titolo di esempio si segnala quanto riportato a proposito di una molecola denominata bisfenolo A, che contamina residui della plastica che si trovano nell’ambiente. Il contatto di tale sostanza con la specie umana comporta infertilità nei maschi e nelle femmine. Uno studio su 191 soggetti maschili con diversi profili di fertilità ha evidenziato che le concentrazioni nello sperma di bisfenolo A sono correlate negativamente con la conta degli spermatozoi, con la loro concentrazione e con la loro struttura.

Nelle conclusioni gli autori hanno ricordato che gli interferenti endocrini sono presenti ovunque nell’ambiente e che 1000 delle 85.000 sostanze chimiche sintetiche esistenti potrebbero essere interferenti endocrini, ma che per la maggior parte di esse non è stato valutato l’effetto. I metodi proposti dagli autori nell’articolo permetterebbero di definire tali effetti con modalità semplificate e costi ridotti.       

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