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Infertilità maschile, diabete e osteoporosi

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Infertilità maschile, diabete e osteoporosi

Al Congresso della Società Europea di Urologia è stato presentato uno studio che dimostra che diabete e osteoporosi si associano spesso a oligospermia e azoospermia.

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Da tempo si raccolgono dati sulla relazione fra infertilità maschile, malattie croniche e ridotta aspettativa di vita. Bobjer e colleghi, dell’Università di Malmo in Svezia, hanno voluto valutare più approfonditamente i rapporti fra infertilità nell’uomo, riduzione della funzionalità delle gonadi e della produzione di testosterone, rischio di osteoporosi e aòtre alterazioni del metabolismo. Alcune di queste condizioni si presentano spesso combinate negli uomini anziani, ma sono meno scontate nei maschi in età fertile. Sono stati esaminati 192 soggetti di sesso maschile di età compresa fra 18 e 50 anni e con una concentrazione di spermatozoi inferiore a 20 per 106 per ml di sperma. Essi sono stati confrontati con 199 maschi normali. Sono state prese in esame le concentrazioni nel sangue degli ormoni sessuali e variabili come la densità di calcio nelle ossa e i livelli nel sangue di emoglobina glicosilata. Negli uomini infertili, una ridotta funzione delle gonadi era 19 volte più frequente, rispetto al gruppo di controllo. Un terzo dei maschi con problemi di infertilità aveva bassi livelli di testosterone, che si associavano a una concentrazione significativamente più elevata di emoglobina glicosilata e a una densità di calcio nelle ossa ridotta nelle vertebre dell’area lombare. Inoltre, nei soggetti con oligospermia, si sono riscontrati aumenti dei trigliceridi nel sangue e segni di insulino-resistenza.

I dati raccolti in questo studio sono importanti perché pongono in relazione l’infertilità maschile con una serie di alterazioni che coinvolgono tutto l’organismo. Inoltre, essi suggerirebbero la necessità di somministrare testosterone, ma questo può comportare effetti collaterali, fra i quali la soppressione della produzione di spermatozoi. Gli autori della ricerca si ripropongono di continuare a seguire, negli anni a venire, i soggetti valutati in questo studio, in modo da osservare l’evoluzione di queste alterazioni.

Tommaso Sacco

Fonte: Medscape

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