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Impatto psicologico della bassa statura in bambini e adolescenti (secondo articolo)

Parere degli esperti

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Impatto psicologico della bassa statura in bambini e adolescenti (secondo articolo)
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

La complessità della crescita umana nei suoi aspetti normali e patologici deve essere affrontata in maniera multidisciplinare sia per la parte psicologica sia per quella biologica, in quanto intrecciate tra di loro sia per la ricerca che per la terapia.

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I ritardi staturali vengono studiati da medici endocrinologi e dagli psicologi, al fine di analizzare gli effetti della bassa statura sullo sviluppo cognitivo, sulla personalità e sulle relazioni sociali.

La bassa statura non causa di per sé causa di problemi comportamentali; tuttavia i condizionamenti sociali legati all’altezza, che viene associata a salute e successo, rappresentano un pregiudizio da non sottovalutare.

Gli individui bassi vengono percepiti come diversi dagli standard sociali di piacevolezza fisica [1]. A questo proposito va ricordato che l’handicap può essere considerato anche un fenomeno sociale, poiché definisce le conseguenze sociali e ambientali delle menomazioni e delle disabilità di un individuo di fronte alle esigenze e alle attese dell’ambiente [2].

L’OMS distingue tre concetti fondamentali:

  • menomazione o danno, che corrisponde ad anomalia o perdita di strutture o funzioni psicologiche, fisiologiche, anatomiche
  • disabilità, che è una riduzione totale o parziale delle capacità di svolgere un’attività nei tempi e nei modi considerati normali; può essere la conseguenza di una menomazione fisica, sensoriale o di altro tipo
  • handicap, cioè una condizione di svantaggio risultato da una menomazione o da una disabilità che rende difficile l’assunzione di un ruolo normale in base all’età, al sesso e ai fattori culturali e sociali.

L’handicap non è una malattia, ma la ripercussione che i danni di un evento morboso hanno sulla vita di un individuo in relazione al contesto sociale. L’handicap va considerato nella duplice connotazione biologica e sociale.

Nella società occidentale è più frequente che ruoli importanti vengano assegnati a persone alte in quanto l’altezza è indice di forza fisica, di potere, di status e di successo. Vari studi hanno dimostrato che gli adulti alti, a parità di livello accademico e curriculum vitae, possono essere socialmente ed economicamente avvantaggiati [3].

Le spiegazioni che l’altezza rappresenta un attributo positivo si possono rintracciare nella psicologia della filogenesi [4,5], che individua alcuni meccanismi psicologici e alcune strategie di comportamento che si sono evoluti in relazione ai problemi di adattamento affrontati dalla specie umana nel corso degli anni.

I problemi di adattamento sono essenzialmente rappresentati dalla sopravvivenza individuale e dalla riproduzione. I criteri di scelta in grado di condizionare, nel corso del processo evolutivo, la selezione del partner sono differenti tra uomo e donna. Le donne, dovendo investire nove mesi di gravidanza che sono costosi in termini di tempo, energie e risorse (rispetto al minimo impegno richiesto all’uomo), hanno scelto uomini ritenuti capaci di provvedere alla sopravvivenza della famiglia e di proteggerla dai pericoli esterni. Questo potrebbe essere il motivo per cui nella maggior parte delle culture del passato l’attrattiva fisica maschile era basata principalmente su aspetti staturali (la taglia fisica) indicativi di dominanza, potere fisico e maturità.

L’evoluzione biologica è stata molto più lenta di quella psicologica e culturale, quindi molti comportamenti e reazioni oggi superflui ma indispensabili per milioni di anni sono difficili da cambiare e persistono nel tempo [6].

Gli aspetti psicologici dell’altezza possono essere analizzati a partire dagli studi sul linguaggio del corpo di Argyle [7], che utilizza diverse possibilità del comportamento spaziale: la vicinanza, l’altezza, il movimento nell’ambiente fisico e le sue modificazioni. L’altezza è una dimensione importante sotto il profilo psicologico e che tutti sperimentano fin da bambini con modi e valenze diverse. Argyle indica delle connessioni tra la dominanza e l’altezza: i capi sono posti in alto. La bassa statura fin dall’antichità è un segno di prostrazione e sottomissione. La riverenza è tuttora presente e ne esistono diverse forme, ad esempio l’inchino di fronte a una persona importante dal punto di vista politico, sociale, religioso oppure l’inchino degli attori di teatro agli applausi del pubblico. Esiste il comportamento di sottomissione o di dominanza. Il corpo, la sua percezione, il modo con il quale si creda venga valutato dagli altri rivestono un ruolo fondamentale per la costruzione dell’identità personale. Si può anche dire che “ogni corpo racconta la propria storia” e che “in principio all’origine vi è il corpo”. Ogni persona ha un’esperienza unica della vita che il suo corpo riflette.

La crescita staturale di un individuo è condizionata geneticamente in particolare dalla statura dei genitori.

La maggior parte degli studi sullo stato psicosociale dei bambini normali con bassa statura non ha ottenuto risultati univoci a causa della disomogeneità dei campioni e per la scarsa sensibilità degli strumenti [3,8]. I bambini con varianti normali della crescita non presentano problemi psicologici, eccetto nei casi in cui il ritardo staturale è più evidente o quando al ritardo di crescita staturale si associa un ritardo della maturazione sessuale.

Questi bambini hanno un livello intellettivo e risultati scolastici simili ai bambini di statura normale della stessa età e con lo stesso background socioeconomico [9]. Stabler ritiene che la bassa statura possa condizionare un ridotto concetto del sé ed essere pertanto responsabile della scarsa resa scolastica e dei problemi comportamentali (ansietà, impulsività, facile distraibilità) e di apprendimento, anche se non si esclude la presenza di specifici problemi di apprendimento e scarsa capacità di concentrazione [10].

Nel determinare la scarsa autostima del bambino “piccolo” di statura è stato ipotizzato un ruolo importante dato dalla scarsa stima e fiducia dei genitori iperprotettivi, che tendono a trattare il proprio figlio con ritardo di crescita in relazione alla sua altezza piuttosto che in rapporto alla sua età cronologica [11,12].

I ragazzi con bassa statura giudicano i genitori come iperprotettivi mentre i genitori li vedono più vulnerabili rispetto ai coetanei di normale statura e non permettono loro di provare esperienze proprie della loro età anagrafica [13].

L’iperprotettività ostacola l’apprendimento di fronte agli stress e alle difficoltà in generale, rinforzando il grado di immaturità e dipendenza dagli adulti; per i genitori di un bambino con ritardo di crescita è difficile tenere un comportamento adatto alla sua età senza considerarne l’aspetto fisico.

Young-Hyman [14] ritiene che il ritardo di crescita sia una condizione con la “potenzialità” di creare un handicap sociale; secondo questo autore la variabile critica per determinare se il ritardo di crescita diventerà un vero e proprio handicap è data dalla percezione familiare del bambino.

Anche se i dati sono discordanti, alcuni autori hanno riportato un certo grado di isolamento sociale in una discreta percentuale di bambini bassi “normali”, soprattutto nei casi in cui il ritardo staturale è più marcato [9]. Sono spesso svantaggiati negli sport competitivi ed evitano situazioni rischiose dal punto di vista fisico [13], interiorizzando aggressività piuttosto che mostrando aggressività nell’ambito sociale [9]. Hanno una visione pessimistica della vita, un basso concetto del sé, un senso di scarsa competenza, oltre a sentirsi rifiutati socialmente [15].

Possono talvolta essere confusi sulla distinzione dei ruoli tra bambini, adulti con un desiderio di rimanere piccoli e fragili anche se la maggior parte è ansiosa di avere una terapia che li renderà più alti [8]. Siegel et al. [13] riportano che l’autopercezione dei bambini con bassa statura nei confronti della popolarità, “attraenza”, soddisfazione fisica è positiva fino all’inizio dell’adolescenza, mentre durante l’adolescenza stessa possono comparire più frequentemente sentimenti di conflitto interno associati alla bassa statura.

Non esistono studi significativi sullo stato psicosociale del soggetto con ritardo costituzionale di crescita in età adulta a eccezione di due lavori di Sartorio [16,17]. Nel 1992 Sartorio fa un’analisi comparativa sullo stato psicosociale di pazienti adulti con deficit di ormone della crescita (GH), acondroplasia, ritardo costituzionale di crescita e pubertà, osservando un’elevata percentuale di disoccupazione o sotto-occupazione, tendenza all’isolamento sociale e difficoltà relazionali, in presenza di una normale resa scolastica comparabile a quella dei familiari [17].

Nei bambini con deficit di GH l’intelligenza è di regola normale, mentre pressoché costanti sono le turbe del comportamento. Questi bambini presentano problemi di tipo sociale, scolastico e psicologico che possono determinare un basso livello di autostima, comportamenti sociali infantili e disturbi dell’immagine corporea. Un tempo si pensava che questi disturbi fossero circoscritti all’età infantile, tuttavia è stato osservato che soggetti adulti con deficit di GH continuano a manifestare alcuni problemi psicosociali, pur avendo tratti di personalità e livello intellettivo nella norma.

I pazienti adulti con deficit di GH hanno scarsa qualità della vita, manifestano frequentemente sintomi depressivi, scarsa energia e appaiono socialmente isolati.

Uno studio di Molinari ha evidenziato scarse relazioni con coetanei, dipendenza affettiva dai genitori e difficoltà a impegnarsi in relazioni emotivamente più coinvolgenti all’esterno dell’ambito familiare, pur dimostrando una buona identificazione sessuale in presenza di alcune difficoltà di relazione con l’altro sesso e conseguenti atteggiamenti di chiusura alle relazioni sociali [18].

Maria Angela Camilloni - Specialista in Endocrinologia e Malattie del Ricambio

Bibliografia

  1. Ablon J. Living with difference families with dwarf children. New York: Prager, 1988.
  2. Brunati E. Premesse teoretiche e indicazioni metodologiche per un reale approccio funzionale. In: Chiapedi MG, Parmigiani L, Silvano C (a cura di). Handicap: la collaborazione degli operatori fra diagnosi funzionale e piano educativo individualizzato. Bergamo: Juvenilia, 1992.
  3. Voss LD, Wiklud I. Short stature and psychological assessment. Acta Paediatrica 1995;84(suppl.411):69-74.
  4. Buss DM. Sex differences in human mate preferences: evolutionary hypothesis tested in 37 cultures. Behav Brain Sci 1989;12:1-49.
  5. Buss DM. Do women have mate references for man with resources? A reply to Smuts. Ethology and Sociobiology 1991;12:401-8.
  6. Lindeman M. Height and person perception. Comunicazione congressuale. Simposio “Wachstum und Seele”, Zurigo, 1995.
  7. Argyle M. Il corpo e il suo linguaggio. Bologna: Zanichelli,
  8. Law CM. The disability of short stature. Arch Dis Child 1987;62:855-9.
  9. Skuse D, Gilmour J, Tian CS, et al. Psychological assessment of children with stature: a preliminary report. Acta Paediatrica 1994;406(suppl.):11-16.
  10. Voss LD, Bailey BJR, Mulligan J, et al. Short stature and school performance. The Wessex growth study. Acta Paediatr Scand 1991;377(suppl):29-31.
  11. Westphal O. Is short stature a psychosocial handicap? Acta Paediatr Scand 1989;362:24-6.
  12. Stabler B, Clopper RR, Siegel PT. Academic achievement and psychological adjustment in short children. J Dev Behav Pediatr 1994;15:1-6.
  13. Siegel PT, Clopper R, Stabler B. Psychological impact of significantly short stature. Acta Paediatr Scand 1991;377(suppl.):14-8.
  14. Young-Hyman DL. Psychosocial functioning and social competence in growth hormone deficient, constitutionally delayed and familial short stature children and adolescents. In: Holmes CS (a cura di). Psychoneuroendocrinology: Brain, behavior and hormonal interactions. New York: Springer-Verlag, 1990.
  15. Gordon M, Crouthamel C, Post EM, et al. Psychosocial aspects of constitutional short stature: social competence, behavior problems, self-esteem, and family functioning. J Pediatr 1982;101:477-80.
  16. Sartorio A, Morabito F, Peri G. The social out come of adults with constitutional growth delay. J Endocrinol Invest 1990;13:593-6.
  17. Sartorio A, Conti A, Peri G, et al. Assessment of quality of life in adults with short stature. In: Pintor C, Muller EE, Loche S, et al. (a cura di). Advances in pediatric endocrinology. Milano: Pythagora Press,
  18. Molinari E, Riva G, Morabito F. Immagine corporea e problemi psicosociali in soggetti con deficit di GH. Archivio di Psicologia, Neurologia e Psichiatria 1994;1-2:389-404.

 

 

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