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Gravità della carenza di GH ed esiti della risonanza magnetica

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Gravità della carenza di GH ed esiti della risonanza magnetica

Uno studio retrospettivo eseguito negli Stati Uniti ha valutato la relazione fra gravità della carenza di ormone della crescita e presenza o assenza di anomalie evidenziabili, con la risonanza magnetica, nel cervello e nell’ipofisi. I risultati hanno dimostrato che nei quadri più gravi di carenza del GH, è di più frequente riscontro un quadro patologico grave anche alla risonanza magnetica.

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La Società della Ricerca sull’Ormone della Crescita raccomanda l’esecuzione di una risonanza magnetica del cervello in tutti i bambini che hanno una diagnosi di carenza dell’ormone della crescita. L’esame dovrebbe essere mirato a rilevare evidenze patologiche, in particolare, a carico dell’ipotalamo o dell’ipofisi. D’altra parte, secondo Alba e colleghi, non ci sarebbero chiare evidenze a supporto di questa raccomandazione nei casi di carenza lieve, vale a dire quelli nei quali il livello massimo di GH, che si raggiunge con la stimolazione, è compreso fra 5 e meno di 10ng/ml. La frequenza di anomalie dell’ipofisi e di tumori del cervello sembra essere maggiore nei soggetti con concentrazioni nel sangue più basse di GH, ma la relazione fra i valori massimi raggiunti da questo ormone e la presenza o l’assenza di lesioni cerebrali non è stata chiarita. Per questo motivo, gli autori hanno eseguito uno studio retrospettivo che ha considerato tutti i soggetti pediatrici con una diagnosi di carenza dell’ormone della crescita, afferiti ad un Centro specialistico di riferimento di Kansas City (Stati Uniti) fra il gennaio 2008 e il gennaio 2015. La diagnosi di carenza dell’ormone della crescita era stata basata su un inadeguato accrescimento corporeo e su picchi di GH inferiori a 10ng/ml rilevati in occasione di prove con due stimolanti fra i seguenti tre: clonidina, arginina e glucagone. Nei casi nei quali il sospetto di carenza dell’ormone della crescita era elevato e le prove con due stimolanti non avevano fornito conferme, veniva eseguito un altro test con il terzo stimolante. Sono stati inclusi nell’analisi 386 casi di soggetti di età compresa fra 2 e 18 anni. Sono stati esclusi quelli che, prima della diagnosi di carenza di GH, avevano avuto tumori del cervello e trattamenti chemioterapici o chirurgici a carico di tale organo. Del totale della casistica considerata, 300 (77.7%) bambini e giovani avevano un referto normale di risonanza magnetica e 86 (22.3%) hanno avuto evidenze patologiche con questo esame. Non c’è stata nessuna differenza nella frequenza di tali evidenze fra maschi e femmine, mentre la prevalenza è stata maggiore nella fascia di età compresa fra 2 e 9 anni. Dei 213 soggetti con carenza lieve, quelli con risonanza magnetica normale erano il 79.8%, quelli con lievi anomalie il 14.1% e quelli con quadri gravi il 6.1%. In chi aveva la carenza più grave di ormone della crescita, le rispettive percentuali sono state 75.1%, 9.8% e 15.0%.

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che, nella loro ricerca, non si è trovata una relazione fra livelli massimi di GH raggiunti dopo la stimolazione e presenza o assenza di quadri patologici rilevabili nel cervello con la risonanza magnetica. D’altra parte, si è osservata una relazione stretta fra carenze gravi di GH e gravi quadri patologici individuati con la risonanza magnetica. Per tale motivo gli autori hanno raccomandato l’esecuzione di una risonanza magnetica del cervello in tutti i soggetti con carenza dell’ormone della crescita.        

Tommaso Sacco

Fonte: The Severity of Growth Hormone Deficiency Does Not Predict the Presence or Absence of Brain Magnetic Resonance Imaging Abnormalities – A Retrospective Review; European Endocrinology, 2020;16(1):60–4.           

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