E’ opportuno usare farmaci per curare il pre-diabete?

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E’ opportuno usare farmaci per curare il pre-diabete?

Il pre-diabete è una condizione che da sempre suscita dibattito, circa l’opportunità o meno di gestirla somministrando farmaci. Un articolo pubblicato di recente fa il punto sull’argomento.

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Lo stato di pre-diabete corrisponde a un valore di glicemia superiore a 140 mg/dl rilevato a due ore dalla somministrazione del glucosio nel corso della curva da carico di glucosio oppure ad un valore superiore a 110 mg/dl, fino a 125 mg/dl, di glicemia a digiuno. Lo stato di pre-diabete è conosciuto e studiato da molti anni e si sa che il 70% delle persone che presentano questa condizione svilupperà prima o poi un vero e proprio diabete di tipo 2. D’altra parte, poiché questa evoluzione non riguarda tutti i soggetti, qualcuno contesta l’utilizzo del termine pre-diabete. Invece, secondo coloro che promuovono l’utilizzo di questa definizione, essa è utile perché permette di chiarire. a chi presenta questa condizione, la sua più probabile evoluzione.

E’ accertato che la soluzione migliore per ridurre la probabilità di evoluzione verso il diabete sia un cambiamento delle abitudini di vita, che comprenda modificazioni della dieta e un’attività fisica regolare. Con questi approcci, nel caso si ottenga una riduzione del peso del 7% e si mantenga nel tempo una durata complessiva settimanale dell’attività fisica di 150 minuti, lo sviluppo del diabete si riduce fino al 60%. Ma il dubbio maggiore resta quello della somministrazione di farmaci nelle persone con pre-diabete. A questo proposito ci sono indicazioni contrastanti. Da una parte le Linee Guida dell’Associazione Americana del Diabete (in inglese American Diabetes Association: ADA) che, fin dal 2008, hanno raccomandato la somministrazione di metformina nei soggetti con pre-diabete e, in particolare, in quelli di età inferiore a 60 anni o con Indice di Massa Corporea superiore a 35 kg/m2. Dall’altra le Autorità che regolano l’utilizzo clinico dei farmaci, come ad esempio la statunitense Food and Drug Administration (Amministrazione di Cibo e Farmaco) che non hanno mai assegnato l’indicazione pre-diabete, né alla metformina né ad altri farmaci.

Tutto questo crea dubbi nella pratica clinica quotidiana, anche se l’approccio al problema andrebbe impostato sempre per passi successivi. A una persona che abbia una glicemia a digiuno superiore a 100 mg/dl si potrebbe comunque anticipare che opportuni controlli ed eventuali modificazioni delle abitudini sono utili a prevenire la condizione di pre-diabete. Se si osservano le alterazioni tipiche del pre-diabete, le raccomandazioni riguardanti alimentazione e attività fisica dovrebbero essere meglio definite e si dovrebbe spiegare al soggetto quali vantaggi può trarre dalla loro applicazione. Solo nel caso in cui tutti gli approcci non basati su farmaci dovessero fallire, si presenterebbe al medico il dubbio circa l’opportunità di somministrare un prodotto come la metformina. Ma si tratterebbe di una cura non prevista fra le indicazioni del farmaco e che, quindi, il medico prescrivebbe sotto la proprio responsabilità.

Tommaso Sacco

Fonte: Medscape

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