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Il diabete di tipo 1 dell’adulto a volte viene confuso con il diabete di tipo 2

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Il diabete di tipo 1 dell’adulto a volte viene confuso con il diabete di tipo 2

Al Congresso dell’Associazione Europea per lo studio del Diabete (European Association for the Study of Diabetes: EASD) sono stati presentati i risultati di uno studio che hanno dimostrato che troppo spesso il diabete di tipo 1, quando compare dopo i 30 anni, viene erroneamente diagnosticato come diabete di tipo 2.

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All’edizione 2018 del Congresso dell’EASD, Nicholas J. Thomas, dell’Università di Exeter in Gran Bretagna, ha presentato i risultati di una ricerca che ha valutato la frequenza con la quale casi di diabete di tipo 1 comparsi dopo i 30 anni siano stati identificati, almeno in un primo tempo, come diabete di tipo 2. Come è noto, il diabete di tipo 1 è conseguenza di un processo di autoimmunità che danneggia le cellule che producono insulina e, quindi, crea la necessità di somministrare farmacologicamente questo ormone per regolarizzare il metabolismo degli zuccheri. Nel diabete di tipo 2, invece, c’è una prima fase, spesso prolungata nel tempo, nella quale la produzione di insulina è normale o relativamente ridotta ma sono i tessuti a “rispondere” meno agli stimoli dell’ormone. Solo in una fase più avanzata nel diabete di tipo 2 si rende indispensabile la somministrazione di insulina. Il gruppo dell’Università di Exeter aveva già eseguito in passato ricerche mirate a identificare caratteristiche dei geni associati a un maggiore rischio di sviluppare il diabete di tipo 1 dopo i 30 anni. I risultati di questa ricerca avevano indicato anche che, nonostante il diabete di tipo 1 venisse chiamato in passato diabete giovanile, la probabilità di presentarsi dopo i 30 anni era simile a quella riscontrata nei soggetti più giovani. Ampliando la dimensione della casistica e approfondendo l’analisi, gli stessi ricercatori hanno valutato come i soggetti considerati sono stati gestiti da un punto di vista clinico. Thomas e colleghi hanno rilevato che di 600 persone con diabete di tipo 1 sviluppato dopo i 30 anni e curati con insulina, un’ampia percentuale aveva ricevuto inizialmente una diagnosi di diabete di tipo 2 e non era stata trattata con insulina. In un’intervista rilasciata a MedScape Medical News (Aggiornamenti Medici MedScape) Thomas ha dichiarato che, in età avanzata, la frequenza di comparsa del diabete di tipo 2 è molto elevata e che meno del 5% di tutti i casi di diabete è di tipo 1. Per questo, a suo parere, individuare questi ultimi è come cercare “un ago in un pagliaio”. Un’evidenza di allarme che dovrebbe suggerire la presenza di un diabete di tipo 1 è il continuo peggioramento del metabolismo degli zuccheri in soggetti che ricevono farmaci per la cura del diabete che si assumono per via orale. D’altra parte, formulare tempestivamente una corretta diagnosi di diabete di tipo 1 è molto importante per evitare la comparsa di complicanze del diabete. Il moderatore della sessione nella quale sono stati presentati i risultati di questa ricerca ha obiettato che, a fronte dei rischi attribuibili all’errata diagnosi, ci sono anche quelli di anticipare troppo la somministrazione di insulina in chi non ne ha bisogno.

Il diabete di tipo 1 è considerato una malattia più grave del diabete di tipo 2, quindi sorprende il riscontro di una frequenza relativamente alta di confusione fra le due condizioni. Al netto del problema assai dibattuto di iniziare più o meno precocemente la somministrazione di insulina, l’esigenza veramente prioritaria è quella di eseguire tutti gli approfondimenti diagnostici necessari per evitare che persone con diabete di tipo 1 ricevano cure inadeguate.

Tommaso Sacco

Fonte: Medscape