Diabete di tipo 2: quali sono gli effetti delle incretine?

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Fondazione Serono
Diabete di tipo 2: quali sono gli effetti delle incretine?

Recentemente si è tenuto l’incontro “Diabete di tipo 2 ed innovazione terapeutica: le incretine”, organizzato dall’Associazione Parlamentare per la Tutela e la promozione del Diritto alla Prevenzione e dall’Osservatorio Italiano sul Diabete, durante il quale si è discusso del corretto impiego delle incretine nelle persone con diabete di tipo 2.

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Il diabete di tipo 2 è la forma di diabete che altera il metabolismo degli zuccheri e che non richiede, negli stadi iniziali, la somministrazione di insulina. Alla base del diabete di tipo 2 vi sono principalmente una ridotta sensibilità  dei tessuti agli effetti dell’insulina e un’alterazione della sua secrezione.

Rientrano nella definizione di incretine alcuni ormoni, liberati nell’intestino in seguito all’ingestione di cibo, che, a loro volta, stimolano la produzione dell’insulina. L’incretina più coinvolta in questo processo è il peptide glucagone-simile-1 (dall’inglese Glucagon-Like peptide-1: GLP-1). Le incretine prodotte durante il pasto vengono metabolizzate rapidamente dall’enzima dipeptidil-peptidasi-4 (DPP-4). In caso di diabete di tipo 2, questo meccanismo non funziona perfettamente.

Da qualche tempo è disponibile una nuova classe di farmaci per la cura del diabete di tipo 2 costituita da molecole che simulano gli effetti delle incretine. A questa classe appartengono gli agonisti del recettore del GLP-1 e gli inibitori del DPP-4.

Sicuramente si tratta di molecole interessanti, tanto che il Senatore Antonio Tomassini e la Senatrice Emanuela Baio hanno firmato di una mozione parlamentare per chiedere all’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) la piena disponibilità  dei farmaci incretinici, in linea con quanto avviene in altri paesi europei. Inoltre, delle secondo le Società  Scientifiche di diabetologia, l’imposizione da parte dell’AIFA di un tetto di spesa ai farmaci di questa classe può limitare la disponibilità  di questi nuovi farmaci per i pazienti che ne trarrebbero giovamento. D’altra parte, però, Autorità  Regolatorie come la Food and Drugs Administration (Amministrazione di Cibo e Fasrmaci) statunitense ha emesso diversi comunicati circa il rischio di gravi effetti collaterali a carico di reni, pancreas e tiroide associati all’assunzione di queste molecole. Per questi motivi sarebbe importante raccogliere esperienze cliniche che permettano di valutare accuratamente il rapporto fra efficacia, sicurezza e costi di queste molecole, per confrontarlo con quello dei farmaci da tempo in uso.

Redazione Fondazione Cesare Serono

Fonte: ASCA

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