Deficit di ormone della crescita e fase di transizione

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Deficit di ormone della crescita e fase di transizione

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Nel deficit di ormone della crescita (GH) il trattamento con GH svolge un ruolo fondamentale affinché il bambino affetto da tale patologia possa raggiungere una statura adulta normale e adeguata al suo target genetico.

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Dobbiamo tuttavia considerare che l’ormone della crescita, oltre alla sua azione specifica sulla crescita, svolge diverse altre azioni su vari tessuti e apparati, tra cui, molto importanti, quelle sulla mineralizzazione ossea, sul profilo lipidico, sull’apparato cardiovascolare e sulla composizione corporea, sull’asse gonadico e la funzione riproduttiva.

Queste azioni del GH assumono un particolare significato quando, raggiunta la statura adulta intorno ai 14-16 anni, al bambino viene generalmente sospeso il trattamento. A tale età, inizia infatti la cosiddetta “fase di transizione” che si prolunga fino all’età del giovane adulto, 25 anni circa, cioè per 6-7 anni dopo il raggiungimento della statura adulta. Questa fase di transizione, al di là della statura, è molto importante per la salute generale dell’individuo. È infatti la fase in cui si ha la completa maturazione dei vari processi metabolici ed endocrini sopra ricordati che caratterizzano il passaggio dal bambino all’adulto.

Si può capire dunque come in caso di persistenza del deficit di GH, pur essendo stata raggiunta una statura adulta nella norma, i soggetti possano presentare i segni e i sintomi correlati al deficit ormonale come [1,2,7,11]:

  1. riduzione della densità minerale ossea con possibile insorgenza di osteopenia/osteoporosi e fratture;
  2. aumento della massa grassa con incremento della quota viscerale e diminuzione della sensibilità all’insulina;
  3. diminuzione della massa magra con riduzione della massa muscolare e della performance fisica;
  4. alterazione del profilo lipidico con aumento dei livelli di colesterolo totale, colesterolo LDL e riduzione del colesterolo HDL;
  5. ridotta funzione cardiaca con aumento del rischio cardiovascolare;
  6. peggioramento della qualità di vita.

L’esperienza clinica suggerisce che, quando nei bambini-adolescenti a fine crescita si sospende la terapia con GH, la secrezione di GH, generalmente, si normalizza. Questo avviene soprattutto nei deficit isolati o parziali di GH e nelle forme cosiddette “idiopatiche”. Tale normalizzazione della secrezione di GH potrebbe essere attribuita all’azione di stimolo sulla sua secrezione da parte delle gonadotropine durante la pubertà, con “miglioramento” della funzione ipofisaria. Esiste tuttavia una minoranza di casi, circa il 20%, in cui il deficit di GH persiste anche durante la fase di transizione. Si tratta per lo più di soggetti che hanno manifestato un grave deficit di GH durante l’infanzia, associato o meno al deficit di altre tropine ipofisarie, per cause genetiche, alterazioni strutturali dell’asse ipotalamo-ipofisario, tumori del sistema nervoso centrale, irradiazione cranica [3-5,9].

In base a quanto osservato, appare molto importante effettuare la rivalutazione della secrezione di GH in tutti i soggetti alla sospensione della terapia sostitutiva con l’ormone, quando viene raggiunta la statura finale. Tale rivalutazione, conosciuta come “retesting”,deve essere effettuata 1-3 mesi dopo la sospensione della terapia. Per quanto riguarda l’esecuzione pratica di tale rivalutazione dell’asse GH-IGF1, è utile seguire la flow-chart proposta dalla Consensus Statement on the management of the GH-treated adolescent in the transition to the adult-care, che si avvale della misurazione combinata dei livelli di IGF-1 e dei valori di GH dopo stimolo con GH-RH + arginina e ITT (test di tolleranza insulinica) [3-6,9,13].

Una volta confermata l’eventuale persistenza del deficit di GH nella fase di transizione, è opportuno riprendere la terapia sostitutiva con GH, individuandone il corretto dosaggio, intermedio tra le dosi “pediatriche” e quelle per l’adulto [5, 8-10,12,13].

Con la prosecuzione della terapia, si evita che si possano presentare le varie possibili conseguenze sopra ricordate dovute alla persistenza del deficit di GH in un momento critico dello sviluppo quale è la fase di transizione [1,2,7-11].

È stato infatti dimostrato che, con la prosecuzione della terapia, si ha, rispetto ai casi non trattati: un progressivo incremento della densità minerale ossea; una riduzione dei livelli di colesterolo totale e LDL con aumento del colesterolo HDL e conseguente riduzione dell’indice aterogenico (colesterolo totale/colesterolo HDL); un incremento della massa magra e una riduzione della massa grassa, soprattutto a livello viscerale, con un miglioramento complessivo della composizione corporea [1,7,11].

In conclusione, appare evidente per quanto finora osservato quanto sia importante porre attenzione alla delicata fase della transizione negli adolescenti con deficit di GH. Nella pratica clinica, questo aspetto non viene adeguatamente considerato e, quando i pazienti raggiungono la statura finale, la terapia sostitutiva viene spesso sospesa. È invece necessario approfondire la situazione, soprattutto nei casi in cui vi sia una “alta probabilità” di persistenza del deficit di secrezione di GH, come nelle forme da alterazioni ipotalamo-ipofisarie di natura genetica o organica. Nei casi con persistenza del deficit di GH durante la fase di transizione, il prolungamento della terapia sostitutiva permette di evitare conseguenze sfavorevoli sulla salute dei pazienti e sulla loro qualità di vita.

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  13. Ultima Nota AIFA 39. Determina 6 aprile 2021, GU 12-4-2021.
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