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Cura dell’acromegalia: i dati di uno studio italiano

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Cura dell’acromegalia: i dati di uno studio italiano

Un gruppo di esperti italiani ha pubblicato uno studio che ha seguito per oltre 10 anni persone affette da acromegalia. I risultati hanno indicato che è indispensabile correggere le alterazioni ormonali per evitare il peggioramento del quadro clinico.

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Secondo Colao e colleghi l’obiettivo chiave nella gestione dell’acromegalia è quello di ottenere il “controllo biochimico”, vale a dire la normalizzazione delle concentrazioni nel sangue dell’ormone della crescita e del fattore di crescita insulino-simile 1 (IGF-1). D’altra parte i livelli di IGF-1 e GH si modificano nel tempo e non è stato chiarito del tutto l’effetto che ha la variazione del controllo delle concentrazioni di questi due ormoni ottenuta con le cure. Per studiare questo aspetto è necessario seguire nel tempo le fluttuazioni di IGF-1 e GH e, parallelamente, valutare l’andamento delle patologie che si presentano nelle persone con acromegalia. Colao e colleghi hanno eseguito quindi una ricerca basata sull’analisi delle cartelle cliniche di soggetti adulti con una diagnosi confermata di acromegalia, seguiti per un periodo uguale o superiore a sei mesi in un Centro italiano di Endocrinologia. Il periodo di osservazione è andato dalla prima diagnosi formulata presso il Centro, fino a quando ci fosse stato il decesso, il mancato ritorno alla visita di controllo o il ritiro della cartella. Il livello di controllo delle concentrazioni nel sangue di IGF-1 e di GH è stato verificato una volta all’anno e definito come segue: IGF-1 ≤ al limite superiore dell’intervallo di normalità o, nei pochi casi nei quali non era disponibile l’IGF-1, si è considerato l’ottenimento di una concentrazione di GH ≤ a 2.5 µg/litro. È stato usato uno specifico metodo statistico per ricercare eventuali associazioni fra il raggiungimento del controllo biochimico e la presenza di malattie associate all’acromegalia. Dei 150 soggetti valutati il 47% era di sesso femminile, l’età media alla diagnosi era di 43.1 anni e la durata media dei controlli è stata di 10.4 anni. Il mantenimento del controllo biochimico è risultato associato in maniera statisticamente significativa a una minore probabilità di sviluppo di diabete (frequenza di rischio 0.36; intervallo di confidenza al 95% 0.15-0.83) e di alterazioni dell’apparato cardiovascolare (frequenza di rischio 0.54; intervallo di confidenza al 95% 0.31-0.93) e a una maggiore probabilità di rilevare alcuni tipi di patologie delle articolazioni (frequenza di rischio 1.68; intervallo di confidenza al 95% 1.04-2.71). Le associazioni elative ad altre malattie associate all’acromegalia non hanno raggiunto una significatività statistica.

Nelle conclusioni, gli autori hanno sottolineato che i risultati della loro ricerca hanno confermato l’importanza di raggiungere e di mantnere la normalizzazione delle concentrazioni nel sangue di IGF-1 e di GH perché ciò riduce il rischio di sviluppo di malattie gravi come diabete e patologie cardiovascolari. Il fatto che non si riesca a controllare lo sviluppo delle malattie delle articolazioni suggerisce che queste derivino da processi non reversibili.           

Tommaso Sacco

Fonte: Association between biochemical control and comorbidities in patients with acromegaly: an Italian longitudinal retrospective chart review study; Journal of Endocrinological Investigation, 2019 Nov 18.