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Il consumo eccessivo di bevande zuccherate? Si limita anche con la tasse

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Il consumo eccessivo di bevande zuccherate? Si limita anche con la tasse

Uno studio, pubblicato sul British Medical Journal (Giornale Medico Britannico), una delle più prestigiose riviste internazionali di medicina, ha dimostrato che imporre tasse sull’acquisto delle bevande zuccherate ne diminuisce il consumo, contribuendo, così, alla prevenzione delle malattie che possono conseguire ad un consumo eccessivo delle stesse.

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Negli ultimi anni, vari studi scientifici hanno dimostrato che un consumo inadeguato di bevande zuccherate, gassate e non, aumenta il rischio di obesità e di tutte le malattie dovute all’eccesso di peso, quali le malattie cardiovascolari, l’ipertensione, il diabete di tipo 2 e la sindrome metabolica. Per questo motivo, gli esperti da tempo raccomandano di ridurre il contenuto di zuccheri nelle bevande e anche di diminuirne, in modo significativo, il consumo, imponendo tasse specifiche sul loro acquisto.

Un esempio positivo che conferma l’utilità di questa soluzione riguarda il Messico, un Paese dove ci sono frequenze di sovrappeso, obesità e diabete di tipo 2 fra le più alte al mondo. I messicani, infatti, nel corso degli ultimi anni hanno gradualmente abbandonato la tradizionale dieta ricca di cereali, legumi e proteine di origine vegetale a favore di alimenti con molti grassi, zuccheri e, in particolare, di spuntini e bevande zuccherate, il cosiddetto cibo “spazzatura”.

Il Governo messicano è stato uno dei primi, già dal 1° gennaio 2014, a introdurre una tassazione specifica sui prodotti alimentari ritenuti dannosi per la salute, imponendo, nel caso delle bevande zuccherate, una tassa di 1 peso per ogni litro, che ha portato a un aumento medio del 10% del loro prezzo. Per verificare i risultati di questo provvedimento, un recente studio ha valutato i dati di acquisto di 6286 famiglie messicane residenti in 53 città con una popolazione superiore ai 50.000 abitanti. In particolare, si sono esaminate le vendite delle bevande zuccherate registrate nel 2014, dopo l’introduzione della tassa, confrontandole con quelle che si sarebbero avute se questa non fosse stata introdotta, stimando la previsione sulla base dei consumi degli anni precedenti.

I ricercatori hanno osservato che, già nel primo anno dopo l’introduzione della tassazione, c’è stata una riduzione del 12% dei consumi, rispetto a un aumento del 4% di quelli delle bevande non zuccherate, principalmente le acque in bottiglia. In pratica, ciascun messicano ha bevuto quasi 4 litri in meno di bevande zuccherate e quasi 13 litri di acqua in più. Com’era prevedibile, famigliola maggiore riduzione dei consumi ha riguardato le famiglie meno abbienti, nelle quali sono diminuiti fino al 17%.

La speranza è che i promettenti risultati di questo studio, dei quali sarà comunque necessario continuare a verificare nel tempo l’attendibilità, si affianchino ad altri provvedimenti da parte delle Istituzioni Nazionali per migliorare le abitudini dei cittadini riguardo alle scelte in fatto di alimentazione, riducendo o eliminando bevande, alimenti e spuntini che, consumati in eccesso, provocano danni all’organismo. Non sarà facile perché in tutti i Paesi, Italia inclusa, tali cambiamenti si scontrano con gli interessi delle aziende che creano e vendono tali prodotti.

Testi a cura della redazione scientifica Editamed

Fonte: Beverage purchases from stores in Mexico under the excise tax on sugar sweetened beverages: observational study; BMJ. 2016 Jan 6;352:h6704.

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