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Cause e meccanismi di sviluppo del diabete tipo 2

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Cause e meccanismi di sviluppo del diabete tipo 2

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Il diabete mellito tipo 2 è un disordine cronico caratterizzato da anomalie a carico del metabolismo dei carboidrati, delle proteine, dei grassi. L’incidenza del diabete mellito tipo 2 è in continua crescita, colpisce il 5-10% della popolazione dei Paesi industrializzati e rappresenta quasi il 90% di tutti i casi di diabete mellito.

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I motivi di questi incrementi sono da ricercarsi nei profondi cambiamenti dello stile di vita delle persone, in particolare stile di vita sedentario, dieta ricca di grassi e povera di fibre, obesità. Il diabete mellito tipo 2 è il risultato di uno stato di insulino-resistenza a livello di tessuto muscolare e adiposo e della concomitante alterata secrezione di insulina.

Nella patogenesi del diabete mellito tipo 2 si riconoscono tre alterazioni fisiopatologiche fondamentali:

  • un difetto relativo di secrezione insulinica;
  • uno stato di insulino-resistenza a livello del tessuto muscolare e adiposo;
  • uno stato di insulino-resistenza a livello epatico (con conseguente aumentata gluconeogenesi e alterata glicogeno sintesi).

L’insulino-resistenza è una condizione presente nel diabete mellito tipo 2 ed è il risultato dell’interazione di fattori genetici e fattori ambientali (attività fisica, alimentazione, età).

L’obesità è un moltiplicatore dell’insulino-resistenza ed è uno dei principali fattori predisponenti per il diabete mellito tipo 2. L’insulino-resistenza è associata ad alterazioni metaboliche (alterata tolleranza al glucosio, ipertrigliceridemia e bassi livelli di colesterolo HDL), obesità centrale (in particolare viscerale), ipertensione arteriosa, microalbuminuria, disfunzione endoteliale, alterazioni del sistema coagulativo e fibrinolitico, iperuricemia, infiammazione che confluiscono nella sindrome metabolica.

Il difetto dell’azione dell’insulina si esplica a livello dei tessuti periferici: muscolo e tessuto adiposo. A livello del tessuto muscolare la capacità dell’insulina promuove l’utilizzazione di glucosio e il suo immagazzinamento in forma di glicogeno è ridotto contribuendo all’iperglicemia della fase post-prandiale.

A livello del tessuto adiposo la resistenza all’insulina si traduce in una ridotta utilizzazione di glucosio e in un aumento della lipolisi con elevazione degli acidi grassi liberi (FFA) circolanti. L’aumentato afflusso di acidi grassi contribuisce all’insulino-resistenza a livello del tessuto muscolare.

Elevate concentrazioni di acidi grassi liberi, insulino-resistenza epatica e un eccesso di glucagone comportano un’aumentata attività gluconeogenetica epatica che mantiene un eccesso di produzione di glucosio da parte del fegato in condizione basale e una assente soppressione nelle fasi post-prandiali.

Una franca iperglicemia (diabete) si manifesta qualora sia presente un difetto nella secrezione insulinica. Nelle fasi iniziali della malattia diabetica in risposta allo stato di insulino-resistenza, un aumento compensatorio della secrezione insulinica delle cellule pancreatiche mantiene nella norma livelli circolanti di glicemia. Con il progredire della malattia la secrezione pancreatica di insulina si riduce causando iperglicemia. Un aumento dei livelli del glucosio ematico nelle fasi iniziali della malattia soprattutto nel periodo post-prandiale dato che il muscolo scheletrico rappresenta una tappa fondamentale nell’utilizzo dei carboidrati ingeriti con il pasto e nelle fasi più avanzate, anche a digiuno quando la produzione epatica di glucosio non risulta più sufficientemente soppressa. Il progressivo aumento della glicemia ha un ruolo importante nel favorire la progressione dell’insulino resistenza e del difetto di secrezione (glucotossicità) instaurandosi così un circolo vizioso.

In ultima analisi il diabete mellito tipo 2 rappresenta il risultato di alterazioni fisiopatologiche riscontrabili a livello di vari organi: insulino-resistenza del tessuto muscolare e adiposo, ridotta secrezione insulinica a livello delle beta-cellule pancreatiche, produzione epatica di glucosio non più inibita dall’azione insulinica.

Tutte queste alterazioni fisiopatologiche si embricano tra loro e sono alla base dell’iperglicemia, e come tali sono i principali “obiettivi” della terapia del diabete mellito tipo 2.

Maria Angela Camilloni - Specialista in Endocrinologia e Malattie del Ricambio

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