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La carenza di vitamina D

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La carenza di vitamina D

Un gruppo italiano di esperti ha passato in rivista le attuali conoscenze sui meccanismi della carenza di vitamina D e sui problemi che questa crea e ha riassunto le indicazioni contenute nelle principali Linee Guida sul suo trattamento. Ne è emerso che la carenza della vitamina è tuttora un problema diffuso e che riconoscerla e curarla è importante per migliorare la salute dell’osso e di tutto l’organismo.

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Dominguez e colleghi, in apertura del loro articolo, hanno sottolineato che negli ultimi anni è aumentato in maniera esponenziale l’interesse per la vitamina D e, in particolare, per la relazione fra la sua carenza e lo sviluppo di molte malattie. Per tale motivo gli autori hanno passato in rivista le attuali conoscenze su tutti gli aspetti relativi a questa sostanza: dalle fonti al metabolismo, dalle valutazioni dei suoi livelli nell’organismo agli effetti, dalla carenza agli approcci per compensarla. La principale fonte di vitamina D è la sua sintesi nella cute, mentre la sua introduzione con gli alimenti è molto meno importante, in quanto i cibi che ne sono particolarmente ricchi non fanno parte della dieta quotidiana. Nell’articolo si riporta una tabella dalla quale si evince che concentrazioni significative della vitamina si trovano nell’olio di fegato di merluzzo, nella trota, nel salmone e nei funghi crudi esposti ai raggi del sole. Alimenti come questi si mangiano raramente e, quindi, se la sintesi nella pelle non è sufficiente, è necessario ricorrere a integratori che contengano la vitamina D. Circa l’esposizione alla luce solare, non c’è consenso su quali modalità la rendano adeguata, per la popolazione generale, in termini di produzione di quantità sufficienti della vitamina D. Vari fattori condizionano la sintesi: dai meccanismi metabolici individuali alla pigmentazione della pelle, all’impiego di schermi solari. Un altro aspetto trattato dettagliatamente dagli autori è quello del metabolismo della vitamina D, anch’esso influenzato da fattori di vario tipo come, ad esempio, la funzione dei reni. Tutti questi fattori di variabilità aumentano il rischio di carenza. Una revisione sistematica della letteratura ha stimato che il 37.2% della popolazione mondiale ha un livello nel sangue di 25-idrossi-vitamina D minore di 20 ng/ml. La carenza grave, definita come concentrazione nel sangue inferiore a 12 ng/ml è stata osservata nel 7% circa della popolazione mondiale. La diffusione della carenza non sembra dipendere dalla latitudine alla quale si vive, visto anche che dati recenti hanno ripetuto una frequenza di questo problema nel 34% degli abitanti del continente africano. Dominguez e colleghi hanno elencato anche gli effetti della mancanza della vitamina D, soprattutto per quanto riguarda il tessuto osseo. Infine hanno proposto una serie di approcci mirati a curarla, fornendo indicazioni anche per sottogruppi particolari di soggetti, come quelli che hanno problemi di malassorbimento o sono obesi. In generale, gli obiettivi della cura della carenza di vitamina D devono esser due: ristabilire valori adeguati di 25 idrossi-vitamina D nel sangue, rispetto a un’eventuale carenza, e mantenerli nel tempo. Nell’articolo si parla anche del rischio connesso all’introduzione di quantità eccessive della vitamina D.

Nelle conclusioni gli autori, dopo aver messo in guardia rispetto all’ampia diffusione della carenza di vitamina D, hanno auspicato che si verifichi uno sforzo globale finalizzato a colmare le lacune che portano allo sviluppo e alla persistenza della carenza.                  

Tommaso Sacco

Fonte: Vitamin D Sources, Metabolism, and Deficiency: Available Compounds and Guidelines for Its Treatment. Metabolites 2021, 11, 255