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Burro e salute: cosa dicono i risultati di una metanalisi

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Burro e salute: cosa dicono i risultati di una metanalisi

Una revisione sistematica della letteratura scientifica, combinata con una metanalisi dei risultati di alcuni studi, ha fatto il punto sulla relazione fra burro e salute. Le conclusioni indicano che il burro non è necessario per mantenere una buona salute, andrebbe evitato nelle persone particolarmente a rischio di ipercolesterolemia e malattie cardiovascolari, ma non è neanche un “veleno” assoluto.

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Una prestigiosa rivista scientifica ha pubblicato una revisione sistematica delle pubblicazioni riguardanti la relazione fra assunzione di burro e salute. Alla revisione della letteratura era associata una metanalisi dei risultati di alcuni degli studi raccolti dagli autori. Sul burro si alternano atteggiamenti contrastanti. Quando ne parlano esperti di nutrizione e altri specialisti sottolineano i rischi per la salute che possono derivare dalla sua assunzione. D’altra parte, nelle abitudini alimentari di molti paesi, dal nord Europa alla Francia, dalla Gran Bretagna alla Germania, questo alimento ha un ruolo centrale nella dieta quotidiana e lo stesso si può dire per alcune Regioni italiane. Chi ne sconsiglia l’uso, fa riferimento al fatto che esso è uno dei cibi con il più alto contenuto di grassi saturi. Questo comporta un effetto negativo sul metabolismo dei grassi e potenzialmente lo sviluppo di aterosclerosi. Proprio tale “potenziale” di rischio è stato valutato dalla metanalisi di Pimpin e colleghi, che hanno preso in considerazione 9 studi osservazionali eseguiti in 15 Paesi. Essi sono giunti a una chiara conclusione: mangiare burro non si associa ad un aumento del rischio cardiovascolare. Inoltre, non è possibile definire una relazione fra la quantità di burro assunto con la dieta e un eventuale effetto negativo. Insieme al mancato effetto sul rischio cardiovascolare gli autori hanno rilevato che il consumo abituale di questo alimento è associato a un minor rischio di diabete di tipo 2 e che determina un discreto, ma significativo, aumento del rischio complessivo di decesso. Alcuni commentatori hanno preso spunto dai risultati dell’articolo di Pimpin e colleghi per sottolineare come si sia esagerato nel colpevolizzare il burro, che anzi può avere effetti benefici. Altri hanno segnalato che alcuni aspetti relativi alla metanalisi limitano il valore dei suoi risultati. Ad esempio, essa ha preso in considerazione solo studi osservazionali e questo condiziona la qualità dei dati prodotti. Gli autori della metanalisi, da parte loro, per giustificare alcuni effetti positivi del burro che essa ha evidenziato, segnalano che le persone che usano il burro potrebbero avere una minore tendenza a mangiare dolci e alimenti di produzione industriale, ma questo non compensa del tutto il fatto che il burro contiene una quantità molto alta di grassi saturi, rispetto ad altri condimenti: 10 grammi di burro contengono 5 grammi di grassi saturi, mentre 10 grammi di olio di oliva ne contengono 1,5 grammi.

Altre considerazioni riguardano il rapporto fra uso del burro e concentrazione di colesterolo nel sangue. Un’ampia mole di dati dimostra che le diete ricche di grassi saturi aumentano la frequenza di malattie cardiovascolari, proprio attraverso un effetto di tali grassi sul colesterolo. Resta da capire se la metanalisi di Pimpin e colleghi non ha rilevato questo tipo di relazione solo per aspetti relativi al tipo di studio considerato o per altri fattori. Volendo trarre conclusioni dal lavoro di Pimpin e colleghi e dai commenti, che esso ha suscitato, si può dire che il burro non è indispensabile per la salute e quindi non è, di per sé, un alimento salutare. Il suo contenuto particolarmente elevato di grassi saturi favorisce l’aumento del colesterolo e, quindi, se si consuma regolarmente il burro, se ne possono derivare effetti negativi. Infine, il burro non è un “veleno” quindi non va criminalizzato, ma solo sconsigliato in soggetti nei quali il suo effetto sul metabolismo dei grassi è particolarmente negativo. Le persone che non presentano tali rischi, e che gradiscono particolarmente il burro, possono consumarne quantità moderate, evitando di aggiungerlo ad altri cibi ricchi di grassi saturi.

Tommaso Sacco

Fonte: Medscape