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Burro, olio, obesità e diabete

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Burro, olio, obesità e diabete

Un articolo appena pubblicato sul British Medical Journal (Giornale Medico Britannico) una delle riviste mediche più prestigiose al mondo, mette in discussione molti dei presupposti sui quali si sono basate le raccomandazioni, in termini di utilizzo, di grassi animali e vegetali per la prevenzione delle malattie.

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Ramsden e colleghi hanno valutato le ipotesi relative ai benefici derivanti dalla sostituzione, nella dieta, dei grassi di origine animale con quelli di origine vegetale. Per farlo hanno rianalizzando i dati di uno studio eseguito fra 1968 e il 1973. Tale studio, denominato Minnesota Coronary Experiment (MCE), traducibile in italiano in Esperimento del Minnesota sulle Coronarie, aveva valutato l’effetto della sostituzione dei grassi saturi, presenti nei condimenti di origine animale come il burro, con quelli di origine vegetale, sulla riduzione dei livelli di colesterolo nel sangue e sulla diminuzione della frequenza di comparsa di danni alle arterie coronarie e sui decessi per malattie cardiovascolari. I risultati dello studio MCE, pubblicati all’epoca, furono una delle basi sulle quali si formularono raccomandazioni sulla riduzione dell’uso del burro e di altri condimenti di origine animale, a favore degli oli vegetali.

L’articolo pubblicato ora sul British Medical Journal fa riferimento all’analisi di dati dello studio MCE che non erano stati presi i considerazione a suo tempo e anche sulla metanalisi di studi eseguiti nei decenni successivi con metodi rigorosi. Va specificato che, essendo lo studio MCE eseguito negli Stati Uniti, i condimenti vegetali usati in alternativa ai condimenti di origine animale erano prevalentemente olio di mais e margarina di olio di mais e non l’olio di oliva che a’’epoca era molto poco diffuso in quel Paese. La nuova e più completa analisi dei dati dello studio ha rilevato che l’utilizzo dei condimenti di origine vegetale ha comportato una riduzione modesta (meno 13.8%), ma statisticamente significativa, dei livelli di colesterolo nel sangue, ma non ha avuto nessun beneficio nella prevenzione dell’aterosclerosi delle coronarie e dell’infarto del miocardio. Gli autori dell’articolo hanno poi eseguito una metanalisi dei risultati di ricerche più recenti che hanno avuto obiettivi simili a quelli dello studio MCE. Anche la metanalisi ha fornito esiti simili: le modificazioni della dieta hanno avuto effetti positivi sul colesterolo, ma non sulla frequenza di decesso per malattie delle coronarie o per qualsiasi altra causa. Ramsden e colleghi, nelle conclusioni, segnalano che la pubblicazione non completa dei dati dello studio MCE aveva comportato una sovrastima dei benefici sulla salute della sostituzione dei grassi di origine animale con quelli di origine vegetale.

Questo articolo offre vari spunti di riflessione. Perché nella prima analisi dello studio MCE sono stati tralasciati dati che avrebbero prodotto risultati molto diversi da quelli a suo tempo pubblicati? Semplice dimenticanza? Consapevolezza che risultati che non avessero evidenziato un vantaggio della modificazione della dieta avrebbero avuto meno “risonanza”? Altri motivi ancora? E ancora: le raccomandazioni formulate sulla base dei risultati di studi come il MCE hanno avuto effetti positivi sulla salute, non ne hanno avuti, o ne hanno avuti di negativi? In un libro, pubblicato di recente, si formula l’ipotesi, con dati a supporto, che indicazioni sempre più radicali, riguardo all’eliminazione dalla dieta di cibi e condimenti di origine animale, a favore di quelli di origine vegetale, siano all’origine dell’aumento esponenziale della frequenza di obesità e diabete, rilevato negli ultimi trent’anni, e in quel libro si segnala che all’origine delle indicazioni che hanno determinato questi effetti ci sono proprio studi come il MCE. Entrare nel dettaglio dei torti e delle ragioni, e degli interessi, di chi pubblica questi studi e formula queste raccomandazioni porterebbe molto lontano. Forse è meglio concludere semplicemente che un’alimentazione non basata su scelte radicali, ma ben equilibrata nelle sue componenti e adattata a età e stato di salute dell’individuo, sia sempre la soluzione migliore.

Tommaso Sacco

Fonte: Re-evaluation of the traditional diet-heart hypothesis: analysis of recovered data from Minnesota Coronary Experiment (1968-73); British Medical Journal 2016;353:i1246

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