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Il bambino nato piccolo per l’età gestazionale

Parere degli esperti

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Il bambino nato piccolo per l’età gestazionale
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

Negli ultimi anni sempre maggiore interesse è stato riservato allo studio dei bambini nati piccoli per l’età gestazionale (small for gestational age, SGA). Fino ad alcune decine di anni fa, tale categoria non era considerata a rischio, se non nel breve termine; oggi invece la letteratura scientifica è ricca di dati che indicano che i bambini SGA, rispetto ai nati di peso adeguato, presentano una probabilità maggiore di sviluppare in età adulta iposomia, malattie cardiovascolari e metaboliche e problematiche neuropsicologiche quali disturbi dell’attenzione e iperattività, deficit nell’apprendimento, ridotta autostima e difficoltà di interazione sociale. Malgrado la maggior parte dei soggetti SGA manifesti una crescita di recupero (catch-up growth) entro il terzo anno di vita, circa un bambino su 10 non recupera, presentando quindi un quadro di bassa statura.

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Di seguito saranno analizzate definizione, epidemiologia, possibilità di trattamento e varie problematiche connesse a questa condizione.

Definizione

Con la definizione “piccolo per l’età gestazionale” si intende quel bambino che presenta peso e/o lunghezza alla nascita inferiore al 3° percentile o alle –2 DS per la popolazione di riferimento, in base a sesso, settimana gestazionale ed etnia [1]. L’acronimo SGA, così come è stato precedentemente definito, è spesso erroneamente considerato sinonimo ritardo di crescita intrauterina (intrauterine growth restriction, IUGR) pur non essendo i due termini equivalenti. Infatti un feto con IUGR può collocarsi dal punto di vista auxologico entro il range di normalità [2].

Un’accurata identificazione dei soggetti SGA dipende sia da una precisa misurazione da effettuarsi al momento della nascita mediante strumentazione adeguata sia dalla collocazione delle misure ottenute su appropriate curve di crescita neonatali distinte per sesso, etnia e settimane gestazionali. Errori di misurazione o di datazione gestazionale o l’uso di curve non adeguate all’etnia spesso possono condizionare la mancata o l’erronea individuazione dei neonati dismaturi. In base ai dati antropometrici rilevati alla nascita, i neonati vengono classificati come:

  • piccoli per l’età gestazionale (SGA,) quando presentano peso e/o lunghezza inferiori al 3° percentile o alle –2 DS;
  • adeguati per l’età gestazionale (adeguate for gestational age, AGA) quando presentano peso e/o lunghezza compresi tra il 3° e il 90° percentile;
  • grandi per l’età gestazionale (large for gestational age, LGA) quando presentano peso e/o lunghezza superiori al 90° percentile [3].

In base alle caratteristiche auxologiche è possibile distinguere bambini SGA piccoli solo per il peso o per la lunghezza o per entrambi i parametri. Si possono distinguere inoltre i seguenti sottogruppi:

  • SGA simmetrico o armonico, con interessamento sia del peso sia della lunghezza alla nascita, più frequentemente associato a malattie genetiche, infezioni congenite o insufficienza utero-placentare severa a esordio precoce, caratterizzato da un costante e consistente deficit di crescita fetale durante tutto il corso della gravidanza;
  • SGA asimmetrico o disarmonico, che rappresenta il risultato di un’insufficienza utero-placentare di grado lieve-moderato ed è caratterizzato da una rapida riduzione del ritmo di crescita fetale nell’ultima fase della gravidanza e che si traduce in un deficit del peso più che della lunghezza.

Le cause di IUGR si dividono in fetali, materno-placentari e demografiche, l’identificazione delle quali è importante ai fini della prognosi e del trattamento [4]:

  • le cause fetali agiscono direttamente sul feto e possono determinare sofferenza fetale con riduzione del normale accrescimento, associata o meno a malformazioni o altri deficit alla nascita, tra cui anomalie cromosomiche (sindrome di Turner, sindrome di Down e altre trisomie), difetti genetici con interessamento di geni coinvolti nei processi di crescita, problemi metabolici e malformazioni congenite (anencefalia, agenesia renale);
  • i fattori materni includono malattie croniche sistemiche (ipertensione, nefropatia, diabete mellito), infezioni (toxoplasmosi, rosolia, citomegalovirus, herpesvirus), malnutrizione, fumo di sigaretta e abuso di alcool, droghe e farmaci;
  • i fattori placentari sono associati ad anomalie anatomo-strutturali, insufficienza o infarto placentari;
  • i fattori demografici comprendono età, peso, altezza della madre, grado di parità e razza materna e paterna.

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