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Aspetti psicologici nel bambino diabetico: il diabete mellito insulino-dipendente nell’età evolutiva

Parere degli esperti

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Aspetti psicologici nel bambino diabetico: il diabete mellito insulino-dipendente nell’età evolutiva
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

Il diabete mellito nelle sue varie forme è la più frequente malattia metabolica dell’età evolutiva. In tale fascia di età la forma più diffusa è quella di tipo 1 o insulino-dipendente (DMID).

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Le cause che portano alla malattia diabetica non sono perfettamente conosciute, anche se è noto che vi sia una predisposizione genetica individuale e che i fattori ambientali possano incidere sullo sviluppo della malattia.

Dal punto di vista psicologico la comunicazione della diagnosi rappresenta un momento difficile per il bambino e i suoi genitori, come anche la gestione quotidiana della malattia che provoca ansie nella famiglia sconvolgendo gli equilibri relazionali e affettivi preesistenti e comportando uno stravolgimento, almeno iniziale, delle abitudini quotidiane.

L’evento malattia e comunicazione della diagnosi

Il DMID è una malattia cronica curabile e compatibile con lo svolgimento di una vita normale ma la sua gestione genera una situazione di stress nella famiglia ed è per questo che nel team medico è importante la presenza di uno psicologo.

La terapia prevede alcuni punti fondamentali: a) somministrazioni di insulina ripetute più volte al giorno; b) frequenti controlli glicemici; c) compilazione di diari; d) corretta alimentazione; e) attività fisica ed educazione terapeutica.

Le nuove tecnologie recentemente introdotte, dal microinfusore agli holter glicemici, allo scarico dati di aderenza, rappresentano strumenti utili per una migliore gestione di malattia, di cui il sostegno psicologico è parte integrante.

Il momento più difficile da superare è il momento dell’esordio della malattia e della comunicazione della diagnosi: vi è una stretta relazione tra le emozioni iniziali e la successiva disponibilità da parte dei piccoli pazienti a essere educati all'autocontrollo e all'autogestione, soprattutto quando arriveranno all’età adolescenziale, periodo in cui le dinamiche psicologiche divengono più accentuate.

Studi su pazienti in età evolutiva affetti da DMID rivelano l’esistenza di processi psichici che incidono sulla cura del diabete e che l’équipe medica deve prendere in considerazione.

Le caratteristiche di cronicità del diabete e le notevoli ripercussioni psicosociali fanno sì che un approccio globale e integrato verso il paziente sia da considerare una necessità fondamentale. Le peculiarità fisiologiche, nutrizionali e psicologiche proprie dell’età evolutiva, inoltre, rendono particolarmente difficile la gestione di tale malattia.

L’approccio più funzionale è un approccio medico-psicologico centrato sull'individuo visto nella sua globalità e, contemporaneamente, un intervento che includa l'intera famiglia e l'ambiente sociale in cui è inserito.

Soprattutto per quanto riguarda il bambino, l'atteggiamento genitoriale è fondamentale per l'instaurarsi di un corretto rapporto con il personale sanitario e la malattia stessa.

L’evento malattia: aspetti psicologici

I risultati di alcune ricerche scientifiche indicano che i bambini con diabete di tipo 1 sono a rischio di problemi psicologici di adattamento durante le fasi iniziali della malattia. Le visite, i prelievi e le cure rappresentano esperienze che possono alterare la formazione della fiducia di base necessaria per la futura evoluzione dei soggetti diabetici. Per i genitori stessi, la fragilità del loro bambino e la sua immaturità affettiva rendono l’esordio della malattia drammatico.

A livello psicologico diverse sono le reazioni riscontrate nei bambini e nei loro genitori.

Ferita narcisistica: la malattia viene sentita come una minaccia. Il bambino malato e i suoi genitori vivono la malattia come un pericolo della propria integrità psico-fisica. La malattia rappresenta un’esperienza di perdita per i genitori e per il figlio, un attacco al senso di onnipotenza della madre nel soddisfare tutte le esigenze del bambino e, soprattutto, nel difenderlo dagli eventi negativi. Nei genitori si sviluppano forti sensi di colpa e responsabilità. Il potenziale disagio psichico è connesso anche con l’età del bambino al momento dell’insorgenza del diabete. La percezione della gravità e della cronicità della malattia è infatti connessa con lo sviluppo psicologico e fisico del bambino stesso.

Reazione depressiva: ansia e senso di impossibilità di azione e conseguente inadeguatezza. Queste reazioni sono più facilmente osservabili nei genitori. Spesso essi si vergognano inconsapevolmente della condizione di malattia del figlio, sentono le limitazioni di vita connesse con il decorso della malattia cronica, amplificano le possibili complicanze future del diabete. Nei bambini, invece, si possono osservare un calo della prestazione scolastica, una maggiore irritabilità generalizzata, oppure l’insorgere di atteggiamenti regressivi nei confronti dei genitori e una richiesta di iperprotettività.

Atteggiamento di rifiuto e negazione: tale atteggiamento, molto pericoloso, consiste nel negare o banalizzare la malattia.

Atteggiamento dipendente: il bambino dipende dai genitori in tutto, quindi anche nella gestione della sua malattia. Intorno ai 10 anni, invece, può diventare autonomo nel controllo e assunzione della terapia e i genitori ricoprono semplicemente il ruolo di supervisori. Se però i genitori sono iperprotettivi, non sostenendo il figlio a raggiungere l’autonomia, si creerà un rapporto di totale dipendenza e passività del soggetto malato in tutti gli ambiti di vita e non solo in relazione alla malattia stessa.

Atteggiamento perfezionista e ossessivo: consiste in un atteggiamento eccessivamente preciso, ordinato, scrupoloso nel seguire le indicazioni terapeutiche. Il diabete viene curato in modo ossessivo, non lasciando niente al caso.

Il vissuto di malattia del bambino è strettamente condizionato da quello di familiari, genitori e parenti.

Come abbiamo già accennato, l’atteggiamento iperprotettivo dei genitori verso il figlio diabetico costituisce un fattore aggravante per il normale sviluppo psicologico del bambino: esso provoca spesso una condizione di immaturità affettiva e un difficile raggiungimento dell’autonomia dalle figure genitoriali e del sentimento d’identità personale.

Minuchin et al. (1978) hanno dato il maggior contributo allo studio delle famiglie con pazienti diabetici. Le caratteristiche che l’autore ha riscontrato nella maggior parte delle famiglie con figli con sintomi psicosomatici sono: invischiamento, iperprotettività, rigidità e non risoluzione dei conflitti.

Gli studi relativi alle famiglie con figli con malattie psicosomatiche come il DMID hanno dimostrato che i fattori relativi alle dinamiche familiari sono fondamentali nel trattamento della patologia.

Alti livelli di coesione familiare, l’accordo circa le responsabilità nella gestione della malattia, il sostegno e la condivisione della risoluzione dei problemi sono associati a una migliore aderenza alla terapia.

Conclusioni

La ricerca sviluppata negli ultimi anni sostiene l’evidenza di un ruolo significativo dei fattori psicologici nella gestione del DMID nei bambini.

L’approccio terapeutico integrato (interventi psicosociali e comportamentali integrati come quelli medici) può garantire al paziente in età evolutiva e alla sua famiglia una soddisfacente qualità di vita e assicurare una buona compliance al trattamento.

È importante il ruolo dello psicologo, quindi, sia nella fase di comunicazione della diagnosi, per sostenere e aiutare la famiglia e il paziente stesso a una buona accettazione della malattia, all’individuazione dei bisogni e all’identificazione delle risorse interne familiari, sia durante le prime fasi di malattia.

In una fase successiva alla diagnosi, procedure terapeutiche basate sulla famiglia e la modifica dei comportamenti migliorano significativamente il regime di aderenza alla terapia, il controllo glicemico e le relazioni familiari.

Dott.ssa Maria Teresa Laura Abbruzzese - Psicologa, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale

Letture consigliate

  • Loriedo C, Picardi A. Dalla teoria generale dei sistemi alla teoria dell’attaccamento. Percorsi e modelli della psicoterapia sistemico-relazionale. Franco Angeli, Milano, 2000.
  • Minuchin S, Rosman B, Baker L. Psychosomatic families. Harvard University Press, Cambridge, 1978.
  • Onnis L (a cura di). Famiglia e malattia psicosomatica. La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1988.
  • Zito E, Mozzillo E, Franzese A. Il diabete infantile e giovanile: un approccio terapeutico integrato medico-psicologico. L’Endocrinologo febbraio 2012;13:30-4.