Ambiente alimentare e diabete di tipo 2

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Ambiente alimentare e diabete di tipo 2

Uno studio eseguito negli Stati Uniti ha valutato l’effetto dell’”ambiente alimentare”, vale a dire dei negozi nei quali le persone comprano il cibo e dei ristoranti dove mangiano, sullo sviluppo del diabete di tipo 2. I risultati hanno indicato che l’ambiente alimentare “a rischio” è associato allo sviluppo del diabete di tipo 2 in molte comunità.

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Il diabete è una malattia di per sé e favorisce a sua volta lo sviluppo di varie altre patologie, oltre ad avere un impatto sul rischio di decesso della popolazione adulta degli Stati Uniti, come di altri Paesi. Negli Stati Uniti si è osservato che la sua incidenza varia nelle diverse aree geografiche, suggerendo un ruolo favorente di fattori ambientali che giustificherebbero tali  differenze. Sulla base di queste premesse, Kanchi e colleghi hanno eseguito uno studio, che ha avuto l’obiettivo di verificare la relazione tra l’ambiente alimentare e il rischio di sviluppo di diabete di tipo 2 in diversi tipi di comunità: da quelle urbane a densità più elevata a quelle urbane a bassa densità, da quelle delle periferie a quelle rurali. Si è trattato di una ricerca di popolazione su 4.100.650 veterani degli Stati Uniti che, inizialmente, non erano affetti da diabete di tipo 2. L’ inclusione nello studio è avvenuta tra il 2008 e il 2016 e i soggetti arruolati sono stati seguiti fino al 2018. La mediana della durata dell’osservazione dei casi è stata di 5.5 (2.6-9.8) persona-anno. I risultati analizzati sono stati estratti dall’archivio elettronico di dati della salute dell’Istituto dei Veterani. Lo sviluppo del diabete di tipo 2 è stato confermato se c’erano almeno due riscontri di codici relativi a questa malattia riportati nella Classificazione Internazionale delle Malattie, nona o decima revisione. In alternativa, la diagnosi del diabete di tipo 2 è stata formulata se il soggetto aveva ricevuto prescrizioni di farmaci indicati in questa malattia diversi dai soli metformina o acarbose, oppure ancora in base a un riscontro dei codici sopra indicati e di due rilievi di valori elevati di emoglobina glicata. I dati sono stati analizzati tra l’ottobre 2020 e il marzo 2021. La media del numero delle frequentazioni annuali di ristoranti e di supermercati al basale è stata usata come punto di partenza per valutare l’ambiente alimentare nel quale si sono trovati i soggetti e specifici metodi di analisi sono stati impiegati per valutare l’effetto dell’ambiente alimentare sullo sviluppo del diabete. L’età media dei partecipanti alla ricerca è stata di 59.4 ± 17.2 anni. La maggior parte dei soggetti inclusi era di etnia bianca non ispanica (2.783.756; 76.3%) e di sesso maschile (3.779.555; 92.2%). La densità relativa di ristoranti tipo “fast food” si è associata, in maniera diretta, a un modesto aumento del rischio di sviluppo di diabete di tipo 2 in tutti i tipi di comunità. Il rapporto di rischio corretto è stato di 1.01 (intervallo di confidenza al 95% 1.00-1.02) nelle comunità urbane ad alta densità, di 1.01 (intervallo di confidenza al 95% 1.01-1.01) nelle comunità urbane a bassa densità, 1.02 (intervallo di confidenza al 95% 1.01-1.03) nelle comunità di periferia e 1.01 (intervallo di confidenza al 95% 1.01-1.02) nelle comunità rurali. La densità relativa di supermercati è stata posta in relazione con un rischio più basso di sviluppare diabete di tipo 2 solo nelle comunità di periferia, rapporto di rischio 0.97 (intervallo di confidenza al 95% 0.96-0.99), e in quelle rurali, rapporto di rischio 0.99 (intervallo di confidenza al 95% 0.98-0.99).

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che l’ambiente alimentare si è rivelato associato al rischio di sviluppare diabete di tipo 2 nelle diverse comunità nelle quali è stata arruolata la loro casistica. Se l’ambiente alimentare ha un impatto così rilevante, è importante che si studino strategie per rimodulare l’ambiente alimentare con l’obiettivo di ridurre la diffusione del diabete.          

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