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Tessuto adiposo bianco come riserva di energia

Fra le funzioni del tessuto adiposo bianco vi è quella di ridurre la dispersione del calore e questo avviene grazie agli strati di tessuto adiposo sottocutaneo, che funzionano come una sorta di “imbottitura” interna. Sempre come un’imbottitura, il tessuto adiposo circonda e protegge alcuni organi interni. Un’altra funzione è quella di contribuire a mantenere il giusto equilibrio di acqua ed elettroliti nell’organismo, quella principale consiste nell’immagazzinare energia e fornirla all’organismo nei periodi nei quali non si introducono substrati energetici. Questo può succedere nel tempo che intercorre nelle fasi interprandiali e quando il soggetto è a digiuno. Senza pensare a condizioni estreme, quali le carestie, basti pensare al digiuno prolungato necessario dopo certi interventi chirurgici o a quello che serve come preparazione a esami diagnostici, per comprendere che le riserve del tessuto adiposo sono indispensabili a supplire alla mancata introduzione di cibo. L’energia viene immagazzinata nell’organismo prevalentemente sotto forma di trigliceridi.

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Il glucosio è comunemente utilizzato come fonte di energia di più diretto utilizzo, perché viene sfruttati più facilmente, sia quando nei tessuti ci sono elevate concentrazioni di ossigeno (condizione di aerobiosi), che quando di ossigeno ce n’è poco (condizione di anaerobiosi). A fronte di questi vantaggi, il glucosio ha il limite di fornire la metà dell’energia sviluppata dai trigliceridi, a parità di peso.

Utilizzo delle riserve energetiche del tessuto adiposo bianco

Nel periodo successivo a un pasto (periodo post-prandiale) i livelli di glucosio nel sangue (glicemia) sono alti e questo substrato passa dal sangue ai tessuti, sotto lo stimolo dell’insulina, come fonte di energia “di pronto impiego”. Eventuali eccessi di glucosio, rispetto alle necessità della cellula, determineranno la produzione di molecole che saranno immagazzinate come riserve di energia. Dopo il pasto, la glicemia si riduce, ma la funzione delle cellule richiede un continuo consumo di energia che può essere attinta, appunto, dalle riserve accumulate dall’organismo. Le prime molecole ad essere utilizzate sono quelle di glicogeno che è uno zucchero complesso immagazzinato prevalentemente nel fegato. La seconda fonte di energia alla quale fa ricorso l’organismo è quella dei grassi del tessuto adiposo e, in particolare, utilizza molecole denominate acidi grassi che sono contenute nei trigliceridi. La maggior parte delle cellule usa preferenzialmente, come fonte di energia, glucosio e glicogeno, ma questa riserva si esaurisce rapidamente. Al contrario il muscolo, in condizioni di riposo, tende a “bruciare” acidi grassi.

Per essere utilizzati come fonte di energia i trigliceridi devono quindi essere divisi nelle loro due componenti, glicerolo e acidi grassi, con un processo definito lipolisi, che avviene grazie all’enzima lipasi. Tale enzima è presente nelle cellule e il suo funzionamento può essere bloccato dall’insulina. Gli acidi grassi estratti dai trigliceridi raggiungono tutti i tessuti che necessitano di fonti di energia e, se non utilizzati, possono servire a produrre di nuovo trigliceridi.

E’ molto importante che il bilancio fra introduzione e utilizzo dell’energia sia mantenuto in equilibrio, per evitare che si creino condizioni limite in cui, per produrre energia, si usano molecole come le proteine, provocando danni all’organismo.

Al sistema delle riserve energetiche e ai meccanismi che le utilizzano va posta attenzione nel momento in cui si interviene per modificare il peso. Ad esempio, nei soggetti sedentari i meccanismi di utilizzo dei substrati energetici possono perdere in parte la loro efficienza e quindi una ripresa troppo brusca dell’attività fisica può non avere gli effetti positivi attesi sulla riduzione del tessuto adiposo. Aumentando progressivamente l’esercizio, tali meccanismi si attivano invece correttamente e l’effetto sul peso è più adeguato.

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