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Il ruolo degli stimoli cognitivi

Spesso si tende a dare più importanza ai meccanismi biologici e sensoriali che modulanoano l’assunzione del cibo, mentre considerano meno gli stimoli cognitivi e le emozioni che la influenzano. Invece, nelle società più sviluppate, come e quanto si mangia dipende quasi più da questi ultimi, che non dai primi. Infatti, l’ambiente facilita l’accesso al cibo e anzi lo stimola, con un’offerta sempre più pressante. Nelle strade delle città gli esercizi che vendono gelati, panini e pizze si alternano a ristoranti, osterie e bar nei quali si può mangiare di tutto. Nei supermercati vengono messe in atto strategie che hanno l’obiettivo di far riempire i carrelli di cibi ad alto contenuto di calorie e più graditi al palato. Il fattore economico, cioè la capacità di acquisto da parte dei consumatori, può non costituire un limite all’assunzione di calorie in eccesso, perché il prezzo degli alimenti meno sani e più ricchi di calorie, può essere, in proporzione, più basso di quello dei cibi sani e meno calorici. La gran parte dei cittadini dei paesi più sviluppati, vive quindi in un ambiente per certi versi “ostile” al mantenimento di una corretta introduzione di calorie e dovrebbe fare affidamento sui meccanismi descritti in precedenza che dovrebbero segnalare quanto e cosa è necessario mangiare e ciò che è di troppo. Questo in teoria. Nella realtà, già solo la visione di un cibo gradito particolarmente palatabile, induce la liberazione, nel sistema nervoso centrale, di mediatori come la dopamina e le endorfine che spingono a consumarlo, anche a prescindere dal fatto che l’organismo abbia la necessità di introdurlo. Una volta assaporato, un cibo particolarmente gradito trasmette una sensazione di piacere e di appagamento che spingerà a cercarlo di nuovo in futuro. Ovviamente questo non si verifica in tutti, ma certamente in molte persone, soprattutto in quelle che tendono a compensare situazioni di stress e alterazioni del tono dell’umore con la gratificazione che dà il cibo. A condizionare il modo di mangiare c’è anche il contesto sociale. Mangiare una doppia porzione di un certo cibo al pranzo della domenica in famiglia può essere un modo di mantenere una piacevole abitudine e una “gran cena” può essere l’unica opportunità che abbiamo di frequentare gli amici. In tutte queste situazioni, i comportamenti alimentari risentono di stimoli che hanno la meglio sulla regolazione fisiologica di fame e sazietà.

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Tommaso Sacco

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